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La superstizione tra diritto penale e Chiesa

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La superstizione:ahimè, anche lei ha le sue colpe!

La superstizione. Croce e delizia dell’Italiano medio. Ma siamo sicuri che essere superstiziosi non costi nulla all’anima,alla libertà ed al portafoglio?

  • Saluti– Buon Giorno e bentrovati ragazzi. Finalmente anche se per uno sporadico articolo, oggi riusciamo a leggerci!D’altronde, miei cari amici, questi giorni viviamoli così. Il mese di Agosto infatti, porta con sè un pò di vacanze. E di spensieratezza. Comunque veniamo a noi. Continuo la carrellata di articoli che toccano Stato e Chiesa.
  • La superstizione-Ultimamente, ho avuto modo di riflettere su una questione abbastanza spinosa:la superstizione.Siete superstiziosi? Attribuite poteri occulti ai gesti scaramantici? Attenti, perchè la Chiesa, con difficoltà condona. Per meglio intenderci su cosa sto ragionando, riporto, per intero, la risposta di un teologo Toscano. Ad una domanda diretta.Nello specifico:Don Gianni Cioli, docente di teologia morale alla Facoltà Teleologica dell’Italia centrale, risponde ad una lettera diretta, inviata a “Toscana Oggi”.
  • La lettera-Così scrive un lettore di “Toscana Oggi” . E’ peccato essere superstiziosi? Non dico andare dai maghi o credere alla stregoneria, ma semplicemente avere abitudini e gesti a cui si attribuisce un effetto positivo, pensando che” portano bene”?

La risposta del teologo

  • La risposta – Ecco la risposta di Don Cioli. Direi che la risposta è si. Le pratiche superstiziose ovvero, le vane osservanze,come la morale tradizionale chiamava i gesti a cui si attribuisce indebitamente un effetto positivo. Sono da considerarsi in linea di principio un peccato. Anche se non necessariamente grave. Esse infatti contrastano con la piena libertà dei figli di Dio .E tendono a indebolire la fiducia in Lui e nella sua amorosa provvidenza. Sebbene queste pratiche non abbiano di per sè nulla a che fare con la magia.Che è certamente un peccato grave, esse possono comunque essere il sintomo di una mentalità pazialmente magica e quindi non cristiana. Che si illude di poter orientare favorevolmente gli eventi, attraverso l’esecuzione di determinati rituali o il possesso di determinati oggetti. Chi prende sul serio questi rituali, credendoci veramente, rischia di complicarsi la vita con inutili costrizioni .E di appannare, più o meno significativamente, la fiduciosa consapevolezza che solo Dio salva. Non credo tuttavia che determinati rituali,se praticati senza crederci veramente. Ma solo come consuetudini legate al folclore o alle convenzioni di gruppi sociali, debbano sempre necessariamente inquinare e inquietare troppo la coscienza di chi li compie e indurre chissà quali sensi di colpa. Mi riferisco ad esempio all’uso di dire ” in bocca al lupo” piuttosto che auguri a chi sta per sostenere un esame.Oppure alla consuetudine presente nel mondo dello spettacolo, di evitare determinati cibi a capodanno o a quello di non incrociare le braccia quando si brinda e così via. Sono, in fondo, forme di folclore o di etichetta. L’importante è non crederci e non andare in crisi quando qualcuno non le rispetta.

Conclusioni

  • In conclusione-Direi che non si è di per sè tenuti a trasgredire questi codici e quindi creare disagio a chi li giudica invece convenienti. A meno che, non ci rendiamo conto che, in determinati ambienti, essi esprimano significati anticristiani o comunque inaccettabili, ma credo che normalmente sia così.
    Considerazione particolare– Si deve poi considerare il caso di coloro che vivono in modo più o meno nevrotico e compulsivo certe paure legate alla superstizione. Spesso questi soggetti, di fronte a situazioni che secondo la credenza popolare portano male, non si sperimentano del tutto liberi.Determinati eventi, oggetti o numeri risultano per loro insostenibilmente ansiogeni e da evitare.Perchè riconducibili a idiosincrasìe irrazionali. Magari acquisite durante l’infanzia per una errata educazione legata a credenze ataviche. Può essere certamente opportuno aiutare queste persone a comprendere l’infondatezza delle loro paure.E anche sostenerle nell’impegno a superare ogni reazione superstiziosa. Ma sarebbe sicuramente molto inopportuno, ingenerare in queste persone sensi di colpa, insistendo sulla peccaminosità della superstizione, di fronte ad una loro presumibile mancanza di piena libertà.
  • Cosa ne pensa il diritto? Lo Stato, in modo specifico, non accenna a nulla in tema di superstizione. Però, e c’è un però, contempla il reato di diffamazione. Lo conoscete vero? In definitiva si tratta di un reato punito dall’articolo 595 c.p. Vi starete chiedendo:” E ora che centra?” Vi rispondo subito.Anzi vi dò proprio un consiglio. State attenti nel diffondere maldicenze su qualcuno. Del tipo:” Questa persona porta male” oppure”…..è uno jettatore” o meglio “…..è uno stregone”. Perchè se questo qualcuno vi denuncia potreste beccarvi una multa. Oppure da 6 a 30 giorni di carcere. E considerate che la pena aumenta quando l’offesa è recata attraverso un mezzo di pubblicità. Può arrivare a anche a 3 anni di reclusione. La multa, addirittura,nei casi più gravi, può partire da un minimo di 516 euro. Che dire ragazzi. Io direi di pensarci bene!

leggi anche:La falsa testimonianza tra stato e chiesa; La legittima difesa tra diritto penale e diritto della chiesa;

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2 Risposte a “La superstizione tra diritto penale e Chiesa”

  1. Gent.ma Avvocato, questo Suo articolo (come tutti d’altronde) pone delle riflessioni interessanti. Io sono assolutamente contrario alle superstizioni. E lo sono da Cristiano convinto perché, come qualsiasi forma di dipendenza, si pone in contrasto con il Bene, la Libertà, l’Amore, la Misericordia, la Giustizia, la Pace e la Pietà che sono i cardini della nostra Fede. Essere superstiziosi non fa bene a se stessi, per quanto appena elencato, ed agli altri perché , come da lei ben precisato, si creano etichette cattive che, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono per nulla vere. Grazie Avvocato, e Le auguro una felice Domenica

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