Andrea, il primo pescatore di uomini

Andrea e le prime scelte di Gesú

Andrea, fratello di Pietro e Santo pescatore di uomini

  • Oggi la Chiesa ricorda Andrea. Il primo Santo a comparire nel racconto dei Vangeli. Ecco come lo raccontano gli esperti.

Il primo incontro

  • Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico; mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: “Ecco l’agnello di Dio!”.

Parole che segnano

  • Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: “Abbiamo trovato il Messia!”. Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù il quale “fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa””. Questa è la presentazione

La chiamata

  • Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Matteo 4,18-20).

Il discorso di gesú

  • Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi; “in disparte”; interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi. E la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore; che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo ; “con grande potenza e gloria” (Marco 13).

Altre apparizioni

  • Infine; il nome di Andrea; compare nel primo capitolo degli Atti ; con quelli degli altri apostoli; diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.

Poco piú

  • E poi la Scrittura non dice altro di lui; mentre ne parlano alcuni testi apocrifi; ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo; pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori; afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: “Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen”. Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso.

Una croce a forme di X

  • E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, il 30 novembre. Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma; dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.

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La solennità di Tutti i Santi, curiosità dalla storia

La Solennitá di tutti i Santi nella sua ricostruzione storica

La Solennità di tutti i Santi , una festa in divenire .

  • In occasione della festa di Tutti i Santi ,la Chiesa ricostruisce per noi la Storia di questa ricorrenza.

Il Significato

  • Il giorno di Tutti i Santi , è una festa cristiana, che celebra la gloria e l’onore di tutti i santi; comprendendo anche quelli non canonizzati.

Prime celebrazioni

  • Le commemorazioni dei martiri furono celebrate per la prima volta nel IV secolo. Le prime tracce, infatti, sono attestate ad Antiochia; e fanno riferimento alla domenica successiva alla Pentecoste.

Dopo

  • In seguito, papa Gregorio III scelse il 1º novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro; alle reliquie “dei santi apostoli di tutti i santi, martiri e confessori; e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”.

Carlo Magno

  • Già ai tempi di Carlo Magno; la festa in onore di tutti i santi ;era diffusamente celebrata nel mese di novembre. Per questo; il 1º novembre; venne decretata festa di precetto da parte del re franco Luigi il Pio, nell’835.

Sostituzione di una vecchia festa

  • La Solennità di Tutti i Santi, sostituì l’antica festa romana dedicata a San Cesario di Terracina ;il santo protettore degli imperatori romani; celebrata proprio il 1º novembre. In questo giorno una solenne processione partiva dalla Basilica dei Santi Cosma e Damiano ; si dirigeva sul Palatino, in onore di San Cesario e degli imperatori. Papa Gregorio IV avrebbe quindi deciso di sostituire questo culto idolatrico; proprio con la Solennità di Ognisanti.

In Inghilterra

  • Prima di diventare festa di precetto; la festa di Tutti i Santi; era già celebrata in Inghilterra il 1º novembre. Si ipotizza, quindi, che questa data fosse stata scelta dalla Chiesa per creare una continuità cristiana con Samhain; un’antica festa celtica; a seguito di numerose richieste provenienti dal mondo monastico irlandese. Secondo la tradizione celtica; durante la festa del Samhain; i morti sarebbero potuti ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita. Questo aspetto della festa non sarebbe mai stato eliminato pienamente con l’avvento del cristianesimo; che, infatti, il 2 novembre celebra i defunti.

Tesi messe in discussione

  • Queste tesi sono state messe in discussione da alcuni storici; che osservano come una festa in onore di Tutti i Santi venisse comunque celebrata da vari secoli; in date diverse; nei vari paesi: per la Chiesa di Roma era il 13 maggio; in Irlanda, invece, era il 20 aprile; mentre il 1º novembre era una data diffusa in Inghilterra e Germania.

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Beata Vergine Maria del Rosario ,la Santa del 7 ottobre

La Beata Vergine Maria del Rosario é la Santa di oggi

Beata Vergine Maria del Rosario. Oggi la Chiesa ricorda l’arma piú efficace per tenersi lontani dai guai.

  • Quest’oggi la Chiesa Cattolica ha in memoria la Beata Vergine Maria del Rosario. Cerchiamo di comprendere quali sia il vero significato di questa festa proprio attraverso le parole della Chiesa.

La Preghiera

  • Un inno molto bello ;che si prega oggi nelle lodi mattutine; alle prime due strofe, recita: “O Donna gloriosa, alta sopra le stelle, tu nutri sul tuo seno il Dio che ti ha creato. La gioia che Eva ci tolse ci rendi nel tuo Figlio e dischiudi il cammino verso il regno dei cieli. Stiamo parlando di :
  • “Maria, Vergine del Rosario”. La preghiera più diffusa al mondo. A cui san Giovanni Paolo II ha dedicato una Lettera apostolica: “Rosarium Virginis Mariae”.

Le parole di Giovanni Paolo II

  • Pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana”; scrive Giovanni Paolo II nell’introduzione alla lettera; il Rosario “è preghiera dal cuore cristologico”; che con la sua “semplicità e profondità rimane; anche in questo terzo millennio; una preghiera di grande significato; destinata a portare frutti di santità”. A chi pensa che pregare 50 volte l’Ave Maria sia un gesto ripetitivo Giovanni Paolo II risponde: “Se la ripetizione dell’Ave Maria si rivolge direttamente a Maria; con Lei e attraverso di Lei ;è in definitiva a Gesù che va l’atto di amore. La ripetizione si alimenta del desiderio di una conformazione sempre più piena a Cristo, vero ‘programma’ della vita cristiana”.

Le origini della festa

  • L’origine della Madonna del Rosario è stata attribuita all’apparizione di Maria a San Domenico nel 1208 a Prouille; nel sud-ovest della Francia; nel primo convento da lui fondato. La festa che oggi celebriamo fu istituita con il nome di “Madonna della Vittoria” dal papa Pio V; a perenne ricordo della battaglia di Lepanto; svoltasi appunto il 7 ottobre del 1571. In questa battaglia, la flotta della Lega Santa ;formata da Spagna, Repubblica di Venezia e Stato della Chiesa; sconfisse quella dell’Impero ottomano.Il successore, papa Gregorio XIII; la trasformò in festa della “Madonna del Rosario”;perché i cristiani attribuirono il merito della vittoria alla protezione di Maria; che avevano invocato; recitando il Rosario prima della battaglia.

Le parole di Papa Francesco

  • Papa Francesco; più volte; ci ha proposto di riscoprire la bellezza di pregare il Rosario. “Lo si può fare insieme, oppure personalmente; afferma il papa. Scegliete voi ;a seconda delle situazioni; valorizzando entrambe le possibilità. Ma in ogni caso c’è un segreto per farlo: la semplicità”. Nella basilica di Pompei; città la cui patrona è proprio la Madonna del Rosario; si conserva una tela attribuita alla scuola di Luca Giordano ;di non eccelso valore artistico; ma di notevolissimo valore spirituale e taumaturgico; poiché oggetto di culto molto intenso e diffuso.

Padre Pio

  • Concludiamo il discorso con due episodi che vedono Padre Pio protagonista. Un giorno un confratello gli chiese: “Padre, ma perché recitate sempre il Rosario e non altre preghiere?”. Padre Pio rispose: “Perché la Madonna non mi ha mai rifiutato una grazia chiesta attraverso la recita del rosario”. Ad una sua figlia spirituale; Padre Pio; raccomanda il Rosario come strumento privilegiato per difendersi dagli attacchi del diavolo. “Stiamo attenti”, le disse, “teniamo sempre l’arma in mano e vigiliamo; perché il nemico non dorme. Fuggiamo anche l’ombra del peccato”.




Cosma e Damiano, i Santi del 26 Settembre

Cosma e Damiano, i medici di Cristo

Cosma e Damiano , i santi medici che curavano gratis

  • I santi Cosma e Damiano; noti anche come santi medici; sono stati due medici romani, fratelli gemelli; appartenenti alla prima generazione di martiri sotto l’impero di Diocleziano (siamo nel terzo secolo d.C.); per la carità e la misericordia usate, sono citati nella preghiera Eucaristica.

Il Vangelo di Matteo

  • Cosma e Damiano; ispirati dal versetto Mt 10,8 : “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”; non vollero mai denaro o beni in cambio della loro professione medica. Per questo li chiamano santi senza denaro. Grazie alla loro professione, riuscirono a curare oltre che il corpo, anche lo spirito: portando molte persone alla fede cattolica.

I miracoli

  • I Santi Cosma e Damiano hanno operato molti prodigi e miracoli nel nome di Gesù. Per questo sono considerati protettori di medici e farmacisti.

Le origini

  • Pare che i due fossero originari dell’Arabia; e che appartenessero ad una ricca famiglia. Il padre, Niceforo, si convertì al cristianesimo dopo la loro nascita; morì durante una persecuzione in Cilicia .
  • La madre, Teodota (o Teodora); da più tempo cristiana; si occupò della loro prima educazione. Dopo aver appreso l’arte medica nella provincia romana di Siria, praticarono la loro professione in Turchia. Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284 – 305) furono fatti arrestare.

Martiri 5 volte

  • Subirono un feroce martirio; così atroce che su alcuni martirologi è scritto che furono martiri cinque volte. La tradizione parla di diverse versioni di martirio. Difatti, dapprima furono lapidati. Ma, visto che le pietre rimbalzarono contro i soldati furono anche crudelmente fustigati, crocefissi e bersagliati dai dardi. Anche in questo caso ,peró, le lance rimbalzarono senza riuscire a fare loro del male. Furono quindi decapitati nei pressi di Antiochia.

Il culto

  • In Italia, il culto ai santi Cosma e Damiano, è diffusissimo: da nord a sud.

L’ispirazione

  • Cosma e Damiano , ci ricordano che : in ogni servizio al prossimo, non dobbiamo mai dimenticare che siamo di fronte ad un’anima immortale amata da Dio sin dall’eternità.




Rosalia, la Santa Palermitana famosa in tutto il mondo

Rosalia, la Santa ricordata oggi dalla Chiesa

Rosalia, la Santa a cui devotamente si rivolgono i palermitani

  • Oggi , 4 Settembre , la Chiesa ricorda Santa Rosalia.
  • Attraverso le parole dei tecnici , ripercorriamo la vita di una donna considerata emblema di purezza.

I natali

  • Rosalia nacque a Palermo nel XII secolo; e, secondo antichi libri liturgici, morì il 4 settembre del 1160 a 35 anni.

La leggenda

  • La leggenda dice che era figlia del Duca Sinibaldo, e di Maria Guiscarda, cugina del re normanno Ruggero II.

Periodo di rinnovamento

  • Rosalia visse in un periodo di rinnovamento cristiano-cattolico . Un’atmosfera felice , in cui, la vocazione eremitica della giovane nobile viene accolta con entusiasmo.

Eremita

  • Rosalia si ritira in una grotta vicina ad un convento di monaci basiliani. Da lì la giovane eremita; dopo un periodo di penitenza non definito; si trasferisce in una grotta sul Monte Pellegrino; accanto ad una preesistente chiesetta bizantina; in una cella costruita sopra il pozzo tuttora esistente. Anche qui nei dintorni, i Benedettini avevano un convento; e poterono seguire ed essere testimoni della vita eremitica e contemplativa di Rosalia; che visse in preghiera, solitudine e mortificazioni;

In odore di santità

  • Molti palermitani, salivano il monte attratti dalla sua fama di santità. Ad ogni modo, studiosi agiografi, hanno trovato documenti che testimoniano, che già nel 1196 e decenni successivi, l’eremita veniva chiamata “Santa Rosalia”.

Il primo miracolo

  • Il 26 maggio 1624 , una donna, (Girolama Gatto); ridotta in fin di vita, vede in sogno una fanciulla vestita di bianco; che le promettela guarigione se fa voto di salire sul Monte Pellegrino per ringraziarla. La donna allora sale sul monte con due amiche; di nuovo,cade in preda alla febbre quartana; ma appena beve l’acqua che gocciola dalla grotta, si sente guarita; cadendo in un riposante torpore . Qui le riappare la giovane vestita di bianco; e le indica il posto dove erano sepolte le sue reliquie.

Il ritrovamento del corpo

  • La cosa viene riferita ai frati eremiti francescani del vicino convento, i quali già nel Cinquecento; con il loro superiore s. Benedetto il Moro (1526-1589), avevano tentato di trovare le reliquie senza riuscirvi.
  • Per questo i religiosi riprendono le ricerche, aiutati da tre fedeli; finché il 15 luglio 1624 a quattro metri di profondità, trovano un masso lungo sei palmi e largo tre, a cui aderivano delle ossa.

Le parole della Santa

  • A tutto ciò si aggiunge la scoperta di due muratori palermitani; che lavorando nel convento dei Domenicani di S. Stefano; trovano, in una grotta alla Quisquina ( il 24 agosto 1624) un’iscrizione latina a tutti ignota; che si credette incisa dalla stessa s. Rosalia, quando vi aveva abitato e che diceva: “Io Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e (del Monte) delle Rose; per amore del Signore mio Gesù Cristo, stabilii di abitare in questa grotta”; che conferma il precedente eremitaggio, seguito poi da quello sul Monte Pellegrino.

Significato del nome

  • Il nome di Rosalia é per tradizione interpretato come composto da ‘rosa’ e ‘lilia’, rosa e gigli; simboli di purezza e di unione mistica; per questo la ‘Santuzza’ è rappresentata con il capo cinto di rose. Dal 1625 in poi il culto della Santa fu autorizzato e rinverdito dalla Chiesa palermitana; che la ricorda come la vergine eremita orante e contemplante sul Monte Pellegrino; quale testimonianza di eccezionale ascesi cristiana ; che nei secoli non è stata mai dimenticata dal popolo palermitano. Da 350 anni infatti, i pellegrini salgono sul monte, definito da Goethe il promontorio più bello del mondo.

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Martirio di San Giovanni Battista

Il Martirio di San Giovanni Battista, il ricordo della Chiesa

Il Martirio di San Giovanni Battista, l’unico Santo di cui si ricorda nascita e morte

  • L’Ultimo dei Profeti ed il Primo degli Apostoli. Cosí Oggi la Chiesa Cattolica ricorda il martirio di San Giovanni Battista.

La scena

  • La scena del Martirio di San Giovanni Battista è descritta ; con un ritmo incalzante; in Marco ;al capitolo 6 ,versetti 27-29; mentre i passi paralleli sono Mt 14, 3-12 e Lc 3,19-20.
  • Ecco la descrizione: “Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa.  La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio; la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.
  • I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro”.

Un doppio ricordo

  • Giovanni il Battista, è l’unico santo di cui; nell’anno liturgico; si celebrano sia la nascita che la morte; rispettivamente: il 24 giugno e il 29 agosto. Una scelta che ne sottolinea la grandezza.

Benedetto XVI

  • Nel 2012 papa Benedetto ha affermato: 《Noi vediamo questa grande figura; questa forza nella passione; nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte; così retta, così coerente; spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera; che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza”.

Chi é Giovanni?

  • Giovanni è il cugino di Gesù; concepito tardivamente da Zaccaria ed Elisabetta. Giovanni è l’ultimo dei profeti. La prima alleanza volge al termine; si incammina verso il suo compimento e questo compimento ha un nome: Gesù Cristo. Sta nascendo l’alba di un giorno pieno e definitivo; sorge Cristo, sole di giustizia.  Giovanni è il protagonista di questo tempo aurorale; perché ha il compito di traghettare l’antico nel nuovo: l’ultimo dei profeti e primo dei discepoli, annuncia la Parola, è l’amico dello sposo, Cristo. Non catalizza mai su di sé l’attenzione, ma rimanda sempre a Qualcun altro, con la Q maiuscola!

Il primo dei convertiti

  • Giovanni è anche il primo dei convertiti; deve cambiare la sua idea di Dio, la sua immagine di Dio e l’immagine del suo Messia.  Giovanni non è tenero nelle parole. Ne ha per tutti. Si scaglia spesso contro i farisei. “Cari fratelli e sorelle – continua papa Benedetto –celebrare il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità.

La Verità

  • La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige; per così dire; il martirio della fedeltà quotidiana al Vangelo ; il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e che sia Lui ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio.

La Preghiera

  • La preghiera non è tempo perso; non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche; ma è esattamente il contrario: solo se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa; sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno; superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita.》

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24 Agosto, San Bartolomeo Apostolo

24 Agosto : il calendario liturgico ricorda San Bartolomeo Apostolo

24 Agosto , oggi la Chiesa Cattolica ricorda Natanaele: San Bartolomeo Apostolo

  • Le parole della Chiesa sono le migliori per descrivere la vita dei Santi. Per questo, ci affidiamo a Lei per tratteggiare la figura di San Bartolomeo Apostolo.

Natanaele

  • Il vero nome di questo apostolo è Natanaele, in ebraico: “dono di Dio”. Nato a Cana di Galilea, fu condotto a Gesù da Filippo, come indicato nel Vangelo di Giovanni (Gv 1, 45-51). In questo episodio troviamo numerosi spunti di riflessione: è la chiamata dell’apostolo.  Natanaele si trova seduto all’ombra di un fico quando viene raggiunto dall’amico Filippo ; che con tono entusiastico gli dice : «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth».

Le sue perplessità

  • Bartolomeo è però scettico, diffidente, tanto che risponde con sprezzante incredulità: «Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?». Egli si dimostra un uomo concreto e ragiona secondo i canoni dalla tradizione: conosce benissimo quell’insignificante agglomerato di casupole; che si trova a pochi chilometri da casa sua ;e gli pare incredibile che un posto simile; mai menzionato nell’Antico Testamento; possa aver dato i natali al Messia: il liberatore di Israele che tutti attendono. Natanaele ha lo sguardo pessimista e un po’ frettoloso di chi si ferma all’apparenza.

L’ illuminazione

  • Ma si ricrederà presto.  Gesù, poco dopo, dice di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità»: è una straordinaria attestazione di fiducia che non ha eguali in tutti i Vangeli.  L’uomo, infatti, ne resta spiazzato: «Donde mi conosci?» domanda. E Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse ti vidi mentre eri sotto il fico». Questa frase tocca profondamente il cuore di Bartolomeo: coglie forse una domanda inespressa, un pensiero nascosto; testimoniando come Gesù sappia leggere nelle pieghe più segrete dell’interiorità.

Apostolo

  • Fatto sta che l’ex-scettico si trasforma nel volgere di un istante in un fervente seguace di Cristo: «Rabbi, tu sei il Figlio di Dio. Tu sei il re d’Israele!» afferma convinto. Ma ora è il maestro a smorzare i toni: «Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico, tu credi? Vedrai cose ben più grandi di queste».

Papa Francesco

  • Papa Francesco ricordando la storia di Natanaele ; che va a vedere colui che gli dicono sia il messia, un po’ scettico e a cui Gesù dice: «Io ti ho visto sotto l’albero di fico», afferma come sia sempre Dio che ama per primo.  Natanaele oggi ci dice proprio questo: Dio ci ama, per primo, da sempre. Il nostro compito è quello di rispondere all’amore di Dio con un eccomi deciso e senza esitazioni. Dio al primo posto. Ancora una nota biografica sull’apostolo Bartolomeo; chiamato Natanaele: secondo la tradizione, avrebbe subito un atroce martirio. Ecco perché molta dell’iconografia relativa al santo apostolo ce lo mostra con in mano la sua stessa pelle; della quale è stato “svestito” dagli aguzzini. Una delle raffigurazioni più celebri si trova a Roma,nella cappella Sistina (foto sopra): nella maschera di volto; sfigurata dalla sofferenza, che appare su questa pelle; pare che Michelangelo abbia voluto tracciare il suo autoritratto.

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Ultime da Champions ed Europa League

Ultime Nuove dalle competizioni calcistiche europee

Ultime battute delle squadre Italiane in Europa

  • Il percorso europeo delle squadre italiane post lockdown é stato ricco di emozioni. Riviviamole insieme!
  • Iniziamo dalla competizione più importante.

La Champions League

In casa Juve

  • In Champions League , brutta eliminazione per la Juve; che è stata eliminata dal Lione agli ottavi. La squadra bianconera; a seguito dell’insuccesso; ha esonerato il tecnico Sarri; ed ha affidato la panchina per la prossima stagione ad Andrea Pirlo.

Al Napoli

  • Stessa sorte è toccata al Napoli di Gattuso ;che è stata eliminata dal Barcellona (1-1 all’andata; 3-1 per il Barcellona al ritorno).

L’Atalanta

  • Chi ha impressionato positivamente è stata l’Atalanta di Gasperini. La squadra bergamasca, all’esordio in Champions, è arrivata ai quarti di finale; ed ha incontrato il Paris Saint Germain ; che disputerà, questa sera, la finale contro il Bayern Monaco.
  • Partita sfortunata per i nerazzurri; che sono stati in vantaggio per 89 minuti (gol di Pasalic); la beffa è arrivata nel finale; con le reti di Marquinhos (90’) e Choupo-Moting (93’).

Europa League

  • Per quanto riguarda l’Europa League, invece, il Siviglia è stata la bestia nera per le squadre italiane. Gli spagnoli, infatti, hanno eliminato la Roma agli ottavi (2-0); ma la beffa più pesante e’ arrivata venerdì quando, in finale, il Siviglia ha battuto 3-2 l’Inter di Conte ( Lukaku, doppietta di De Jong, Godin e autogol di Lukaku).
  • ( a cura di F.M.)

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22 Agosto: La Beata Vergine Maria Regina

22 Agosto, la Chiesa ricorda la Regalità di Maria

22 Agosto, oggi la Chiesa Cattolica richiama alla memoria dei fedeli la Regalitá della Vergine Maria

  • Beata Vergine Maria Regina. Oggi cosí , la Chiesa richiama alla memoria dei cristiani , la Regalità di Maria. Ed in po che battute ne spiega il significato.

Benedetto XVI

  • Benedetto XVI; nell’udienza generale del 22 agosto del 2012; ci spiega in cosa consiste la regalità di Maria: “Come esercita Maria questa regalità di servizio e amore? Vegliando su di noi, suoi figli: i figli che si rivolgono a Lei nella preghiera; per ringraziarla o per chiedere la sua materna protezione ; e il suo celeste aiuto”.  “Maria non è una regina distante che siede in trono ; ma la Madre che abbraccia il figlio e, con Lui, tutti noi suoi figli. È una Madre vera; con il volto segnato; una Madre che soffre perché prende davvero a cuore i problemi della nostra vita”.

Le origini della Festa

  • La festa della Beata Maria Vergine Regina, affonda le sue radici, nei primi secoli della storia cristiana. Il primo a chiamarla così fu Sant’Efrem nel IV secolo.

I richiami

  • Il quinto mistero glorioso del Santo Rosario ci presenta l’incoronazione di Maria come Regina del cielo e della terra. Le Litanie Lauretane chiamano più volte Maria con il titolo di Regina. Più precisamente la proclamano come: Regina degli Angeli, Regina dei Patriarchi, Regina dei Profeti, Regina degli Apostoli, Regina dei Martiri, Regina dei veri cristiani ; R. dei confessori della fede, Regina delle Vergini, Regina di tutti i Santi, Regina concepita senza peccato originale ; Reg. assunta in cielo, Regina del santo Rosario, Regina della famiglia e Regina della pace. Tre delle antifone mariane più conosciute dai cristiani invocano Maria con il titolo di Regina; esse sono la Salve Regina, il Regina Coeli e l’Ave Regina Coelorum.

Perché?

  • Questi titoli trovano spiegazione nel culto di iperdulia ; secondo il quale la Vergine ; Madre di Dio ; è fra tutte le Sue creature, sia visibili che invisibili, il primo intercessore e la prima mediatrice di ogni grazia a favore di qualsiasi altra creatura.

In calendario

  • Pio XII; con l’Enciclica Ad Coeli Reginam, del 1954; istituisce la festa di Maria Regina dell’Universo fissandola il 31 maggio. Poi ; dopo la riforma liturgica; venne spostata da Paolo VI al 22 agosto; otto giorni dopo la festa dell’Assunzione; a sottolineare la prossimità con la sua glorificazione corporea.

La preghiera di Papa Giovanni Paolo II

  • San Giovanni Paolo II ,nel 1993 , compose questa preghiera ; che oggi possiamo fare nostra; affidando la nostra vita e quella dell’intera umanità a Maria ; Regina del cielo e della terra:
  • 《Vergine Maria, Regina dei Santi e modello di santità!…Tu sei la prima dei salvati, la tutta Santa, l’Immacolata. Aiutaci a vincere la nostra mediocrità. Mettici nel cuore il desiderio e il proposito della perfezione. Suscita nella Chiesa, a beneficio degli uomini d’oggi, una grande primavera di santità.》

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Lorenzo il Santo diacono

Lorenzo il Santo dell’10 Agosto

Lorenzo il diacono che difese i poveri

Oggi, 10 Agosto, la Chiesa festeggia San Lorenzo: un Santo molto caro alla città di Roma. Ecco come lo ricordano i tecnici.

La morte di Papa Sisto II

  • Il martirio di San Lorenzo si colloca in questo contesto.
  • É il 6 agosto del 258. Presso le Catacombe di San Callisto, sulla via Appia un pontefice; Sisto II; celebra l’Eucaristia; affiancato da quattro diaconi; e contornato da presbiteri. Il popolo è visibilmente commosso. Molti piangono. Le mamme stringono i bambini al seno ed i padri si guardano preoccupati attorno. E’ tempo di persecuzione; e tutti sono consapevoli del rischio che corrono. Sisto, definito da san Cipriano “buono e pacifico”, è papa da pochi giorni. Ma, la sua ascesa alla cattedra di Pietro è coincisa con due editti di persecuzione anticristiana. In essi, l’imperatore Valeriano fa obbligo a vescovi, preti e diaconi di dichiararsi; e di sacrificare agli dei; sotto pena di essere giustiziati senza processo, se identificati come tali. Ai fedeli, invece, è comminata la confisca dei beni; mentre, per i funzionari dell’Impero, è prevista la condanna ai lavori forzati. Tutti lo sanno. Si tratta di una strategia di carattere fiscale; mirante ad appropriarsi dei beni della Chiesa; sospettata di aver accumulato grandi tesori.

Durante la Messa

  • La Messa prosegue. All’improvviso, nel luogo sacro, irrompono i pretoriani. Il popolo grida e si scompiglia; mentre il papa, imperturbabile, rimane seduto nella cattedra pontificale. I fedeli più coraggiosi si fanno avanti per difendere il pontefice, rischiando di persona. Ma Sisto li ferma con la mano ed invita i soldati ad infierire su di lui; indicando il suo collo. Pare che il papa, prima di morire, abbia rivolto gli occhi al diacono Lorenzo che era presso di lui. Uno sguardo significativo in cui è racchiuso un segreto messaggio.

Il commento di San Cipriano

  • In una lettera di san Cipriano, vescovo di Cartagine, martirizzato un mese dopo, si legge: “Sisto è stato ucciso nel cimitero, il 6 agosto, e quattro diaconi sono stati uccisi con lui”. Sisto e i quattro diaconi vengono sepolti nel cimitero di San Callisto. Invece, altri due diaconi, Agàpito e Felicissimo, sono decapitati e sepolti nel vicino cimitero di Pretestato. Ancora oggi, nelle catacombe di San Callisto, si legge una lapide, attribuita a papa Damaso, che mette sulla bocca di papa Sisto, queste parole: “Vennero improvvisamente, mi colpirono sulla mia cattedra”. E, per lungo tempo, nelle stesse catacombe, fu indicata una sedia sulla quale si dice che il papa fosse stato decapitato, davanti al gregge sbigottito dei suoi fedeli.

Ma quel giorno San Lorenzo viene risparmiato

  • Eppure, quel giorno, inspiegabilmente, il diacono Lorenzo viene risparmiato. Chi era Lorenzo e perché non fu ucciso con gli altri? Lorenzo, si era trasferito a Roma dalla Spagna, insieme a Sisto; il futuro papa, suo maestro negli studi a Caesaraugusta, l’odierna Saragozza. A Roma, Lorenzo è consacrato diacono e, quando Sisto è eletto papa, viene nominato, dal nuovo pontefice, responsabile principale delle attività caritative della diocesi.

Le diaconie

  • In tempi in cui non esistono sanità e previdenza, la massa dei poveri è incalcolabile. Solo a Roma beneficavano della carità della Chiesa migliaia di persone, tra cui molti anziani e vedove. Il sostegno dei bisognosi era così importante, che i pontefici avevano diviso Roma in “diaconie”; quali ambiti di competenza assistenziale che facevano capo a dei diaconi. Lorenzo, essendo il primo amministratore del patrimonio delle elemosine e donazioni, era molto conosciuto ed influente nella capitale dell’Impero. A lui, dunque, venne risparmiata la vita, con lusinghe e promesse di onori; a condizione che avesse consegnato all’erario imperiale i tesori della chiesa di Roma, ritenuti ingenti.

Lo stratagemma che gli costa la vita

  • Ma Lorenzo; fedele a quanto il papa probabilmente gli ha ordinato di fare prima di morire; ricorre ad uno stratagemma. Nei giorni che precedono il suo martirio; servendosi di una rete di collaboratori; distribuisce segretamente i beni della chiesa ai poveri della città; dando loro appuntamento per il quarto giorno. E il 10 agosto egli compie un gesto incredibile per la sua audacia, umiliando l’Imperatore ed il suo seguito; consapevole di scatenare, con esso, la vendetta da parte di Valeriano e la sua morte.

Descrizione del martirio

  • Gli atti del martirio di Lorenzo sono stati redatti da sant’Ambrogio, vescovo di Milano; vissuto un secolo dopo Lorenzo, che si è servito di fonti di seconda generazione. Ambrogio è un ex generale romano, abituato al linguaggio essenziale e veritiero. Inoltre, la sua narrazione è stata ritenuta credibile da contemporanei di Ambrogio, del calibro di Agostino e Leone Magno.

Il martirio

  • Stando a quanto racconta sant’Ambrogio, il 10 agosto, Lorenzo si sarebbe presentato nel palazzo imperiale insieme ad una folla di ciechi, storpi, malati e poveri della città. E, presentandoli ai dignitari dell’Impero; sbigottiti di fronte a questo popolo di straccioni, avrebbe detto: “Questi sono i tesori della Chiesa. Essi sono ricchezze che non diminuiscono mai; che fruttano sempre e che si possono trovare ovunque”. Come era da aspettarsi; in seguito a tale provocazione, san Lorenzo, fu sottoposto ad un lungo martirio ed alla fine ucciso sui carboni ardenti. Quando venne disteso sulla griglia arroventata; Lorenzo alzò gli occhi al cielo e articolò una fervorosa preghiera per la città di Roma.

La frase famosa

  • Poco dopo, pronunció la frase famosa: “Ecco, da questa parte sono cotto. Giratemi e mangiate”. Parole, apparentemente inverosimili, ma che hanno un chiaro significato eucaristico. Secondo san Lorenzo, il cristiano è colui che è disposto a farsi mangiare; cioè ad offrirsi senza riserve a Dio ed ai fratelli. Infine, nel momento di spirare, avrebbe aggiunto: “Ti ringrazio, mio Signore, perché ho meritato di attraversare le porte del tuo regno”.  Il suo corpo venne deposto in una tomba sulla via Tiburtina; presso l’attuale cimitero del Verano.
  •  Su di essa, Costantino, più di mezzo secolo dopo, fece costruire un tempietto commemorativo. E, nello stesso luogo; nel secolo successivo; venne edificata la grande Basilica di San Lorenzo fuori le mura.

La popolarità del Santo

  • Pochi santi sono popolari come questo diacono morto a soli 33 anni. Nel cuore dei romani egli ha lasciato una traccia profonda ed indelebile. Considerato, dopo san Pietro e Paolo, il terzo patrono di Roma, oltre alla grande basilica del Verano, la città ha dedicato a san Lorenzo altre 33 chiese ; di cui, le più importanti ,sono: San Lorenzo in Damaso, San Lorenzo in Lucina, San Lorenzo in Panisperna, San Lorenzo in Fonte. E’ stato scritto che ognuna di queste chiese si ricollega a qualche episodio della passione del martire; formando una specie di Via Crucis di san Lorenzo. Tanto che Roma, in qualche modo, può essere considerata anche la città di Lorenzo.

Lorenzo: L’ora-di-religione;




La Trasfigurazione di Gesú sul Monte Tabor

La Trasfigurazione di Gesú sul Monte Tabor

La Trasfigurazione di Gesú nella proclamazione del Padre

  • Oggi la chiesa festeggia la Trasfigurazione del Signore. Proviamo a comprendere il Significato piú profondo di questo evento, servendoci delle Parole dei ” tecnici”.

Nei Vangeli

  • La trasfigurazione è un episodio della vita di Gesù; descritto in tutti e tre i vangeli sinottici :Matteo al capitolo 17; Marco al capitolo 9 ; e , Luca, sempre al capitolo 9.

Il fatto

  • Gesù Cristo Dio rivela ai tre discepoli prediletti; Pietro, Giacomo e Giovanni; il Corpo del Vero Uomo e Vero Dio; che poi sarà svelato ai dodici dopo la Sua resurrezione dalla morte di croce. Pietro (a Cesarea di Filippo ), alla richiesta di Gesù di manifestare che pensassero di Lui gli Apostoli; rispose, come folgorato da improvvisa illuminazione: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo!”Sei giorni dopo, Gesù chiama in disparte lo stesso Pietro con Giacomo e Giovanni, e con loro sale su di un alto monte, il monte Tabor. Ad un certo momento i tre Apostoli levano gli occhi e vedono Gesù straordinariamente luminoso; con le vesti candide come neve. Lo sguardo degli Apostoli si fissa attonito, estatico. Gesù così trasfigurato domina sul monte.

Con Elia e Mosé

  • Ed ecco che ai suoi lati si delineano due figure che intraprendono con il Maestro una misteriosa conversazione. Si tratta ; i discepoli non esitano a riconoscerli per segni esterni o parole ascoltate; di Mosè e di Elia: l’Antico Testamento converge intorno a Gesù; il Salvatore del mondo!

Le Parole del Padre

  • Ad un certo punto si sente la voce del Padre che esclama: “Questi è il Figlio mio diletto: ascoltatelo”. Anche a noi, oggi, viene rivolta la stessa domanda che Gesù; sei giorni prima dell’evento sul Tabor; chiese agli Apostoli: Chi dite che sia il Figlio dell’Uomo?Per rispondere a questa domanda ,occorre: che nel cuore di ognuno di noi il Vangelo diventi incalzante e urgente;che la Parola di Dio, cioè Gesù, rappresenti una guida quotidiana certa e sicura per le nostre anime.

Papa Francesco

  • A conferma di quanto qui affermato, giungono le parola di Papa Francesco ; che il 6 agosto del 2017 ha detto: “L’evento della Trasfigurazione del Signore ci offre un messaggio di speranza ; così saremo noi, con Lui : ci invita ad incontrare Gesù, per essere al servizio dei fratelli. L’ascesa dei discepoli verso il monte Tabor ci induce a riflettere sull’importanza di staccarci dalle cose mondane; per compiere un cammino verso l’alto e contemplare Gesù. Si tratta di disporci all’ascolto attento e orante del Cristo; il Figlio amato del Padre; ricercando momenti di preghiera ;che permettono l’accoglienza docile e gioiosa della Parola di Dio. In questa ascesa spirituale; in questo distacco dalle cose mondane; siamo chiamati a riscoprire il silenzio pacificante e rigenerante della meditazione del Vangelo, della lettura della Bibbia; che conduce verso una meta ricca di bellezza, di splendore e di gioia. E quando noi ci mettiamo così, con la Bibbia in mano, in silenzio, cominciamo a sentire questa bellezza interiore; questa gioia che genera la Parola di Dio in noi. In questa prospettiva, il tempo estivo è momento provvidenziale per accrescere il nostro impegno di ricerca e di incontro con il Signore”.

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25 Luglio, San Giacomo Apostolo

25 Luglio, oggi la Chiesa in festa per San Giacomo Apostolo

25 Luglio . Oggi il ricordo di San Giacomo Apostolo. Detto anche Giacomo il Maggiore.

  • Nel ricordo di San Giacomo Apostolo, ricorriamo alle Parole della Chiesa per tratteggiare la figura dell’uomo.
  • Giacomo di Zebedeo, detto anche Giacomo il Maggiore fa parte della lista dei dodici apostoli di Gesù. È detto «Maggiore» per distinguerlo dall’apostolo omonimo, Giacomo di Alfeo, detto “Minore” (festa 3 maggio).

Fratello di Giovanni Apostolo

  • Era il fratello di Giovanni apostolo. Loro sono chiamati da Gesù mentre erano con il padre sulla riva del lago. Luca (9,51-56) riporta un episodio che sottolinea il carattere focoso dei due fratelli Giacomo e Giovanni. Un villaggio samaritano (ebrei considerati scismatici) aveva rifiutato ospitalità a Gesù e i figli di Zebedeo propongono la sua distruzione tramite un “fuoco discendente dal cielo” attirandosi il rimprovero del Maestro.

L’ambizione

  • Oltre che focosi, erano anche ambiziosi come riportano Matteo (20,20-23) e Marco (10,35-40): i due apostoli, con l’intermediazione della madre, volevano assicurarsi i primi posti del regno di Cristo, immaginando un regno terreno.

Descrizione di Benedetto XVI

  • Benedetto XVI, mercoledì 21 giugno 2006, all’Udienza generale ci parla di Giacomo il maggiore: “Cari fratelli e sorelle, proseguendo nella serie di ritratti degli Apostoli scelti direttamente da Gesù … oggi incontriamo la figura di Giacomo. Questo Giacomo appartiene, insieme con Pietro e Giovanni, al gruppo dei tre discepoli privilegiati; che sono stati ammessi da Gesù a momenti importanti della sua vita. Egli ha potuto partecipare ; al momento dell’agonia di Gesù ; nell’orto del Getsemani e all’evento della Trasfigurazione di Gesù. Si tratta quindi di situazioni molto diverse l’una dall’altra: in un caso, Giacomo con gli altri due Apostoli sperimenta la gloria del Signore; lo vede nel colloquio con Mosè ed Elia; vede trasparire lo splendore divino in Gesù; nell’altro si trova di fronte alla sofferenza e all’umiliazione; vede con i propri occhi come il Figlio di Dio si umilia facendosi obbediente fino alla morte. Certamente la seconda esperienza costituì per lui l’occasione di una maturazione nella fede; per correggere l’interpretazione unilaterale, trionfalista della prima: egli dovette intravedere che il Messia, atteso dal popolo giudaico come un trionfatore, in realtà non era soltanto circonfuso di onore e di gloria; ma anche di patimenti e di debolezza. La gloria di Cristo si realizza proprio nella Croce; nella partecipazione alle nostre sofferenze. Questa maturazione della fede fu portata a compimento dallo Spirito Santo; nella Pentecoste; così che Giacomo, quando venne il momento della suprema testimonianza, non si tirò indietro. Da san Giacomo, dunque, possiamo imparare molte cose: la prontezza ad accogliere la chiamata del Signore anche quando ci chiede di lasciare la barca delle nostre sicurezze umane; l’entusiasmo nel seguirlo sulle strade che Egli ci indica al di là di ogni nostra illusoria presunzione; la disponibilità a testimoniarlo con coraggio, se necessario; fino al sacrificio supremo della vita. Così Giacomo il Maggiore si pone davanti a noi come esempio eloquente di generosa adesione a Cristo. Egli, che inizialmente aveva chiesto ;tramite sua madre; di sedere con il fratello accanto al Maestro nel suo Regno, fu proprio il primo a bere il calice della passione; a condividere con gli Apostoli il martirio”.

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22 Luglio, Santa Maria Maddalena

22 Luglio, la Chiesa ricorda l’apostola degli apostoli

22 Luglio , il ricordo della donna che perseverando nella ricerca trova

  • Oggi i cattolici ricordano la figura di Santa Maria Maddalena. Per definire con il giusto tributo la figura dell’Apostola degli Apostoli , riportiamo i passaggi piú significativi di un’omelía .

Chi é?

  • 《Quando parliamo di Maria Maddalena, pensiamo a tre diverse figure femminili. Innanzitutto, alla donna che viveva a Magdala; città sulle rive del lago di Tiberiade; e che Gesù liberò da sette demòni. Poi, alla sorella di Lazzaro di Betania, l’amico del Signore. Infine, alla peccatrice che fece irruzione nella sala da pranzo del fariseo Simone; mentre Gesù era a mensa con lui; cospargendo i suoi piedi con un’essenza di grande valore.

Cosa ne pensano gli esperti?

  • Il problema è se si tratta della stessa persona, come si è creduto in passato, o di tre donne distinte. Oggi, gli esperti sembrano persuasi per la seconda tesi. Ma sbagliano.

La letteratura carismatica

  • Infatti, chi pratica la letteratura carismatica, relativa alla vita di Gesù; e specialmente riflette sull’opera di Maria Valtorta; comprende, senza ombra di dubbio, che le tre figure femminili corrispondono ad un’unica persona, come si è pensato in passato. Cioè, convergono in Maria, sorella di Lazzaro di Betania, proprietario di immense proprietà.

La descrizione

  • Ci troviamo di fronte ad una donna molto bella; che attraeva per il suo carattere passionale e risoluto. Questa, dopo essere caduta in una vita licenziosa; nella corrotta città lacustre di Magdala (da cui prese il nome spregiativo di Maddalena); incontrò il Signore, proprio mentre; a bordo di una ricca imbarcazione romana; veleggiava sul lago; rimanendo folgorata dalla perfezione umana e divina di Gesù.

L’incontro con Gesú

  • In seguito, fu lei che fece irruzione nella casa del fariseo; durante un pranzo; pur di gettarsi ai piedi del Signore. Fu lei che lo ospitò, dopo la conversione; nella ricca villa di Betania. E fu lei che intraprese la via della santità con la stessa impetuosa determinazione con cui aveva seguito la via del peccato.

L’apparizione di Cristo Risorto

  • E fu lei, soprattutto, che meritò la prima apparizione del Signore risorto. Perché, solo Maria Maddalena, in quel mattino di Pasqua, seppe restare, irremovibile, presso il sepolcro vuoto del Signore. “Maria si voltò indietro – racconta Giovanni – e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù … Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». (Gv 20,14-18)

L’annuncio portato da Maria Maddalena

  • Giovanni continua scrivendo che Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore». Dunque fu questa donna generosa, senza mezze misure, a recare il primo annuncio della resurrezione del Signore agli undici; cioè a coloro che riceveranno da Gesù, prima di salire al cielo, il compito di recare tale annuncio a tutti i popoli. Ed è per questo che la ex peccatrice è stata definita da papa Francesco “Apostola degli apostoli”; cioè evangelizzatrice degli stessi evangelizzatori. Per questo motivo, nell’attuale ordinamento liturgico, la sua memoria è diventata una festa, come accade, appunto per gli Apostoli.

Gli ultimi anni

  • La tradizione vuole che Maria di Magdala, dopo l’ascensione di Gesù, abbia concluso la vita in una grotta della Provenza; dove questa donna di fuoco trasformò in fiamme d’amore anche le privazioni più aspre.》

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Esorcismi, l’AIE pubblica vademecum

Esorcismi, l’Italia ogni anno ne conta 500.000

Esorcismi, le parole del Cardinale De Donatis

  • “Linee guida per il ministero dell’esorcismo – alla luce del rituale vigente”; cosí si intitola il vademecum pubblicato dall’AIE: Associazione Internazionale Esorcisti.
  • Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.
  • Padre Amorth
  • Padre Amorth, uno dei piú illustri esorcisti del nostro tempo; scomparso da poco; ha lasciato ai suoi colleghi, un ‘eredità molto ricca.
  • Sicché i sacerdoti che si accorgeranno a neutralizzare le possessioni diaboliche, potranno contare su una serie di preziosi accorgimenti; suggeriti proprio dell’esperienza di Padre Amorrh.
  • Particolari molto utili; che consentiranno agli esorcisti di distinguere, se davanti a loro c’è una persona con banali problemi psichiatrici; oppure se si tratta davvero del Maligno.

Segnali spiccioli

  • Prima di tutto, bisogna state attenti ai segni che lascia la pupilla dilatata eccessivamente; e che non si chiude se si punta una luce diretta; ed ancora: l’arrossamento della sclera dell’occhio, come per una congiuntivite; la voce che diventa roca e baritonale anche se è una ragazza a parlare; l’allungamento del volto; una forza straordinaria, il rifiuto violento di immagini sacre; l’uso di lingue sconosciute; la conoscenza di cose occulte.

Il vademecum

  • Le linee guida hanno lo scopo di indicare come si fa a riconoscere una possessione; una ossessione o una vessazione diabolica; e come procedere in caso di simulazione con le preghiere di liberazione e quelle di guarigione; Queste hanno la struttura di un vademecum ; e sono state curate dell’Aie.
  • Cosí lo commenta il Cardinale Angelo De Donatis: 《Il manuale’ aiuta i sacerdoti esorcisti; membri dell’Aie; ad evitare; nell’esercizio del loro munus; prassi o metodi non corrispondenti alle norme con le quali la Chiesa regola il ministero dell’esorcistato. Il ruolo dell’esorcista, precis, non puo’ ridursi a “quello di ‘distributore di benedizioni’. Al contrario, «il contesto di secolarizzazione e di neo paganesimo; l’annacquamento o la perdita della fede; il relativismo e la generale confusione; lo deve spingere a curare maggiormente la vita spirituale dei suoi pazienti, per farsi veramente prossimo di chi assiste». 
  • «L’esorcista, infatti, non puo’ procedere a proprio arbitrio; dal momento che opera nel quadro di una missione ufficiale; che lo rende in qualche modo rappresentante di Cristo e della Chiesa». Nello svolgimento del suo ministero deve conoscere, intendere e attenersi alle norme stabilite; che comprendono certamente cio’ che riguarda la corretta celebrazione del sacramentale dell’esorcismo. 
  • Il cardinale spiega quindi che l’esorcismo cattolico non è una realta’ «scabrosa, violenta, oscura quasi quanto la pratica della magia; alla quale lo si vuole contrapporre, ma, in ultima istanza, finendo per metterlo sullo stesso piano delle pratiche occulte».
  • L’esorcismo non e’ frutto di un sapere esoterico; al contrario, corrisponde pienamente al ‘dettato’ dell’autentica tradizione. 

I numeri

  • In Italia gli esorcisti sono 240 e sono circa 500 mila le persone che ogni anno chiedono aiuto. Le linee guida; pur non sostituendo strumenti ufficiali approvati dalla Chiesa; sono rese autorevoli dall’apporto della Congregazione per il Clero; che le ha esaminate e corrette, avvalendosi del contributo della Congregazione per il Culto Divino e della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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Il 16 Luglio ricorda la Madonna del Carmelo

16 Luglio : la festa della Madonna del Carmelo

16 Luglio: oggi , la Chiesa cattolica, festeggia la Madonna del Carmelo

  • Oggi ricordiamo la Madonna del Carmelo. Una festa segnata dal Calendario Liturgico Romano ed individuata come memoria facoltativa. Attingiamo alle fonti della Chiesa per conoscere le origini della ricorrenza.

Un salto nel 1251

  • La festa liturgica della Madonna del Carmelo, é stata istituita per commemorare l’apparizione della Vergine Maria a Simone Stock. In quell’occasione, Maria, lascia al Santo un messaggio di riscatto dal Purgatorio. Da destinare a tutti gli uomini.
  • L’apparizione ,in particolare, avviene il 16 luglio 1251 ; nell’ anno in cui in cui Simone é priore generale dell’Ordine carmelitano. Durante l’apparizione, la Madonna, consegna al santo uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto; rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto.

Legami col Profeta Elia

  • Il Primo Libro dei Re , racconta del profeta Elia. E , tra l’altro, di come raccolse una comunità di uomini proprio sul monte Carmelo (in aramaico “giardino”); L”opera del profeta Elia in particolare, si concentra nel difendere la purezza della fede in Dio. Sfociando nella vittoria contro i sacerdoti del dio Baal.

Insediamenti

  • In seguito agli eventi descritti, nel corso dei tempi, sul Monte Carmelo, si stabiliscono diverse comunità monastiche cristiane.
  • Per questo , nell’XI secolo i crociati, lí, trovano diversi religiosi; probabilmente di rito maronita; che si definiscono eredi dei discepoli del profeta Elia; e che seguono la regola di san Basilio.

La Chiesa

  • Nel 1154 circa, sul monte , si ritira il nobile francese Bertoldo; giunto in Palestina con il cugino Aimerio di Limoges, patriarca di Antiochia; I due decidono di riunire gli eremiti a vita appartata, austera e solitaria.
  • I religiosi , in tali circostanze edificano una chiesetta in mezzo alle loro celle; dedicandola alla Vergine ; e dandosi ,per questo , il nome di Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo.

Gli elementi caratterizzanti

  • Il Carmelo acquisisce, in tal modo, i suoi due elementi caratterizzanti: il riferimento ad Elia ed il legame a Maria Santissima.

La sacra Famiglia

  • Secondo la tradizione, la sacra Famiglia , tornando dall’Egitto, sosta proprio sul Monte Carmelo. Questa è una catena montuosa, che si trova nell’Alta Galilea; una regione dello Stato di Israele ; che si sviluppa in direzione nordovest-sudest da Haifa a Jenin.

I primi Statuti

  • Nel 1267, il patriarca latino di Gerusalemme; Alberto di Vercelli; redige i primi statuti degli eremiti. I Carmelitani, comunque, non hanno mai riconosciuto a nessuno il titolo di fondatore; rimanendo fedeli al modello che vedeva nel profeta Elia uno dei padri della vita monastica.

San Simone Stock

  • Le notizie sulla vita di san Simone Stock ; Aylesford, 1165 circa – Bordeaux, 16 maggio 1265; sono scarse. Per certo si sa , comunque che :dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, questi, matura la decisione di entrare fra i Carmelitani ; e che, completati gli studi a Roma, viene ordinato sacerdote.
  • Intorno al 1247, quando ha già 82 anni, viene scelto come sesto priore generale dell’Ordine. 

Lo scapolare che libera dalle pene del purgatorio

  • Proprio a san Simone Stock; che propaga la devozione della Madonna del Carmelo ; e compone per Lei un bellissimo inno: il Flos Carmeli; la Madonna assicura che tutti quelli che si spengono, indossando lo scapolare, saranno stati liberati dalle pene del Purgatorio, affermando: «Questo è il privilegio per te e per i tuoi: chiunque morirà rivestendolo, sarà salvo».  La consacrazione alla Madonna, mediante lo scapolare, si traduce anzitutto nello sforzo di imitarla; almeno negli intenti; e a fare ogni cosa come Lei l’avrebbe compiuta.

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L’Undici Luglio festeggia il Patrono d’Europa

Undici Luglio, il calendario liturgico festeggia San Benedetto

Undici Luglio, l’Europa festeggia il suo Santo Patrono

  • San Benedetto Abate cosí lo conosciamo i fedeli cattolici. Ed oggi, undici Luglio, con questa frase vogliamo ricordarlo :” Ora et labora”; le parole che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Questa regola di vita, infatti, ha segnato profondamente la cultura e la la civiltà del tempo; portando, di fatto , alla nascita dell’Europa. Cerchiamo di comprendere meglio la valenza di questo Santo, affidandoci alle parole dei suoi biografi: Gregorio Magno e San Girolamo.

  • Il quinto secolo, epoca di Benedetto, è testimone del più drammatico scontro di civiltà di tutti i tempi. Quello fra romani e germanici. Il monastero benedettino; in cui vivono come fratelli ;barbari e patrizi romani; diventa, così, il modello della nuova società europea. Vi sono, nella storia, coincidenze che fanno pensare.

La fine di un’era

  • Il 476 ; anno della deposizione dell’ultimo imperatore; rappresenta la data simbolo della fine di un’era. Con il tramonto di Roma, scrive S. Girolamo: “cade il principio di unificazione del mondo”.

Una nuova realtà

  • La nascita di Benedetto; avvenuta quattro anni dopo; nel 480,segna, invece , l’inizio di una realtà nuova. Recatosi nell’Urbe a completare gli studi, il giovane s’imbatte con una civiltà agonizzante; segnata da ingiustizie e decadenza morale: “Molti suoi compagni deviano per le strade del vizio …” Ma egli; scrive Gregorio Magno, quasi contemporaneo di Benedetto e suo primo biografo; “ritrasse il piede che aveva posto sul baratro, per non precipitare …”.

Un nuovo stile di vita

  • Si apparta, per tre anni, fra le montagne; presso Subiaco; quindi , ne esce, per dare vita ai primi monasteri benedettini; espressione della civiltà cristiana, radicata su quella romana. Essa non contrappone, come quella pagana, attività intellettuale e manuale, ma le unifica. Concepisce la vita come: lode operosa, identità di preghiera e di lavoro: “Ora et labora”.

Le opere dei monaci benedettini

  • I monaci costruiscono strade e ponti, bonificano terre, aprono scuole ed ospedali. Attorno ai monasteri risorgono i centri abitati e rifioriscono la cultura e le arti. Per sette secoli, il nostro continente si è popolato di una fitta rete di monasteri. Milioni di uomini sono vissuti dentro queste città modello; ove ciascuno è valorizzato con un’attività a lui congeniale: agricoltore, allevatore, artigiano, chimico, amanuense. Così, dissodando le terre, i figli di Benedetto, hanno assicurato il difficile avvio agricolo del continente; ricoperto, a motivo della decadenza, di paludi e foreste. Trascrivendo codici antichi hanno favorito la trasmissione della civiltà. Insomma hanno modellato l’Europa, con la croce, il libro e l’aratro.

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Tommaso Didimo, il santo di Oggi

Tommaso il gemello: oggi la chiesa ricorda il Santo che più ci somiglia

Tommaso Didimo, un Santo schietto e pieno di dubbi. La figura che piú di tutte dimostra il difficile percorso della fede .

  • Oggi la Chiesa festeggia San Tommaso . Il Santo che esemplifica gli inciampi della fede di ogni cristiano . Ostacoli che, per intercessione di Gesú, divengono testimonianza sempre piú convinta dell’Amore di Dio. Che si rischiara in una fede talmente salda; da esprimersi nella Confermazione del Salvatore, attraverso il racconto della “Parola” agli altri.
  • Per comprendere meglio l’importanza di questa Figura, ci rivolgiamo a Radio Vaticana.

Il carattere

  • 《Tommaso, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: “Andiamo anche noi a morire con lui”. E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.

Il torto che spesso gli facciamo

  • Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Eccolo all’ultima Cena (Giovanni 14); stavolta come interrogante un po’ disorientato. Gesù sta per andare al Getsemani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: “E del luogo dove io vado voi conoscete la via”. Obietta subito
  • Tommaso, candido e confuso: “Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?”. Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: “Io sono la via, la verità e la vita”.

La frase piú famosa

  • Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”… Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione; chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”.
  • Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione. 

E dopo?

  • Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”… Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione; chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”.
  • Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione.  più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste, scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani; e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristiano-orientali.

Patronato

  • San Tommaso é patrono degli Architetti. Il martiriologio Romano cosí ne descrive la Festa.
  • ” Oggi é la Festa di san Tommaso, Apostolo; il quale non credette agli altri discepoli che gli annunciavano la resurrezione di Gesù; ma, quando lui stesso gli mostrò il costato trafitto, esclamò: «Mio Signore e mio Dio». E con questa stessa fede si ritiene abbia portato la parola del Vangelo tra i popoli dell’India.》

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29 Giugno, festa di San Pietro e Paolo

29 Giugno, la chiesa festeggia i Santi Pietro e Paolo

29 Giugno , i cattolici ricordano i Santi Pietro e Paolo.

  • Oggi la Chiesa ricorda 2 Santi fondamentali per la crescita della fede dei primi cristiani; Senza perderci in preamboli vediamo come li presenta la Chiesa nella voce di Radio Vaticana.

Due apostoli

  • Due apostoli e due personaggi diversi; ma entrambi fondamentali per la storia della Chiesa del primo secolo; così come nella costruzione di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana.

Pietro

  • Pietro, nato a Betsaida in Galilea, era un pescatore a Cafarnao. Fratello di Andrea, divenne apostolo di Gesù, dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea; e dopo aver assistito alla pesca miracolosa. Da sempre, tra i discepoli più vicini a Gesù, fu l’unico, insieme al cosiddetto «discepolo prediletto», a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa; efu costretto anch’egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro; come questi aveva già predetto. Ma Pietro ricevette dallo stesso Risorto il mandato a fare da guida alla comunità dei discepoli. Morì tra il 64 e il 67 durante la persecuzione anticristiana di Nerone.

Paolo

  • San Paolo, invece, era originario di Tarso: prima persecutore dei cristiani, incontrò il Risorto sulla via tra Gerusalemme e Damasco. Baluardo dell’evangelizzazione dei popoli pagani nel Mediterraneo morì anch’egli a Roma tra il 64 e il 67..

La descrizione dei Santi dal martitiologio romano

  • Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli, professò che Gesù era il Cristo; Figlio del Dio vivente; dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi, nella fede e nell’amore di Gesù Cristo, annunciarono il Vangelo nella città di Roma; e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale; il secondo, trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno, tutto il mondo, con uguale onore e venerazione, celebra il loro trionfo.
  • Il 29 di giugno la Chiesa commemora la solennità liturgica degli Apostoli:

San PIETRO

  • Pietro, scelto da Cristo a fondamento dell’edificio ecclesiale; clavigero del regno dei cieli (Mt 16,13-19); pastore del gregge santo (Gv 21,15-17); confermatore dei fratelli (Lc 22,32); è nella sua persona; e nei suoi successori; il segno visibile dell’unità e della comunione nella fede e nella carità. Gli apostoli Pietro e Paolo; sigillarono con il martirio a Roma, verso l’anno 67, la loro testimonianza al Maestro.

San PAOLO

  • Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco; strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli; è il più grande missionario di tutti tempi, l’avvocato dei pagani; l’apostolo delle genti; colui che insieme a Pietro fa risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo. Gli apostoli Pietro e Paolo sigillarono con il martirio a Roma, verso l’anno 67, la loro testimonianza al Maestro.

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Nativitá di San Giovanni Battista

Nativitá del cugino e profeta di Gesú

Nativitá del Profeta del Signore. Il 24 Giugno segna la nascita di San Giovanni Battista

  • Oggi ,24 Giugno 2020 , il calendario liturgico segna una data molto importante per i fedeli di religione cattolica. La chiesa ricorda il Profeta di Gesú.
  • Aiutati da Radio Vaticana, cerchiamo di cogliere insieme , l’essenza della vita di questo Santo.

Presentazione di San Giovanni Battista

  • Il 24 giugno si festeggia il cosiddetto “Natale estivo”. La Chiesa celebra la festa di tre natività soltanto: quella di Cristo, quella della Madonna e quella del Precursore. Per gli altri Santi, infatti, si festeggia non la loro nascita nella carne, bensì la loro entrata nel Cielo.
  • San Giovanni Battista occupa una posizione eminente nella schiera dei Santi. Secondo la Tradizione è in Paradiso; ed é il più alto dopo Maria e Giuseppe. Questo perché assomiglia di più a Nostro Signore; e perché, anche se non fu preservato come Maria Santissima dal peccato originale; fu purificato e consacrato nel grembo di sua madre Elisabetta, nel giorno della Visitazione.
  • Nostro Signore stesso l’ha lodato, dicendo che: “Fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni”. Ecco quindi che Di San Giovanni Battista, contempliamo: l’austerità del Profeta nel deserto; la fortezza del Testimone della luce; l’umiltà del Precursore che si scansa davanti a Colui che annuncia.

Il deserto

  • «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?» chiedeva Gesù parlando del Battista. «Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re» (Lc 7,24).
  • Ecco il primo aspetto della personalità di San Giovanni Battista; quello che ci fa maggiormente impressione: Giovanni nel deserto, l’aria scontrosa, vestito di pelle di cammello, cibandosi di cavallette e di miele selvatico come un orso (cf. Mc 1,6). Che personaggio strabiliante!
  • Quello che stupisce prima di tutto del più grande di tutti i Profeti è l’austerità della sua vita; il suo amore alla solitudine e il suo spirito di preghiera. A noi che siamo prigionieri della nostra comodità e che ci perdiamo nelle cose vane, San Giovanni Battista viene a ricordare il ruolo del silenzio; del distacco e della mortificazione per ogni anima che vuole darsi a Dio. San Giovanni Crisostomo, quando descrive la vita del Battista, si meraviglia dolorosamente: «Se un uomo di tale santità ha vissuto una vita così austera, come, noi, che crolliamo sotto il peccato, non faremmo la più piccola penitenza?». Che lezione per noi! Il primo predicatore del Vangelo, il più grande testimone della verità, quello che additò la Verità stessa, fu anzitutto un’anima solitaria, distaccata da tutto; che fuggiva i piaceri e le mondanità. Giovanni non frequentò i palazzi dei Re, non fu di quei “predicatori” che cercano prima di tutto di farsi valere; di risplendere nel loro apostolato, e che in realtà non fanno altro che predicare se stessi.
  • Questo distacco, questa austerità del Battista si vede anche nella sua conversazione. Il primo predicatore del Vangelo non è un chiacchierone. Ciò è paradossale soltanto per coloro che hanno dimenticato che “il silenzio è il padre dei predicatori”. Quando i sacerdoti e i leviti gli chiedono: «Tu, chi sei?», risponde di punto in bianco: «Io non sono il Cristo». «Sei tu Elia?». «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». «No». Non si potranno mai abbastanza ammirare la brevità e la semplicità di queste risposte. Sono quelle di un’anima silenziosa che cerca soltanto la verità e che dimentica il proprio interesse. «Est, est. Non, non». “Che il vostro sì sia sì, che il vostro no sia no” (cf. Mt 5,37). San Giovanni Battista è puro e trasparente come il diamante. E del diamante possiede anche la durezza.

La fortezza

  • Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?». Sicuramente no. Giovanni Battista non fu un uomo che si piega sotto la spinta di qualsiasi vento. Viveva solo per Dio, completamente staccato dall’opinione degli uomini, non dava retta alle dicerie. Non cercava di piacere; non accarezzava i suoi contemporanei, i “media” del suo tempo, dicendo loro soltanto quello che volevano sentire. Come si rivolgeva loro? «Razza di vipere!» (Lc 3,7). E cosa dice? Quale è il tema della sua predica? Anzitutto i Novissimi e l’urgenza che c’è di convertirsi. «Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco» (Mt 3,10). Certo, l’immagine che il Profeta infallibile ci dà del Salvatore del mondo non è sdolcinata: «Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,12). La predicazione di San Giovanni non è un raccolta di cose pie e sentimentali. Ma la preferiamo così. E tremiamo di essere anche noi della paglia.
  • Giovanni, qua, sembra terribile. Terribile perché parla in nome delle esigenze dell’Amore oltraggiato; terribile perché deve scuotere l’indifferenza del mondo. Attraverso i secoli, viene a sollevare anche noi dalla nostra torpidezza e dalla nostra tiepidezza. San Giovanni è un testimone della luce e ci ricorda che ; oggi come nel suo tempo ; non può esistere un compromesso tra la luce e le tenebre, tra Cristo e Belial.
  • E perché non cerca di piacere al mondo, ai potenti e ai “media” dell’epoca? Perché vuole anzitutto essere vero, la sua testimonianza ci tocca. Ci insegna cos’è la testimonianza. Come battezzati e soprattutto cresimati, tutti noi siamo chiamati a testimoniare. Cos’è un testimone? Il testimone è colui sulla cui parola riposa la nostra fede come su una roccia. Non crediamo alla parola di un uomo che cambia sempre, che si sottomette alla moda, che è tutto preoccupato di sentire da che parte tira il vento. «Io credo soltanto alle storie i cui i testimoni si farebbero sgozzare», diceva Pascal. Giovanni Battista fu uno di quelli. Storicamente fu il primo a confessare la Divinità di Cristo: «Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Gv 1,34); «Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me» (Gv 1,16). Ed è anche il primo che confessa la sua azione redentrice: «Ecce Agnus Dei», «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).
  • Tuttavia, San Giovanni non è morto per aver confessato la Divinità di Cristo, né per averlo designato come il Messia. Il suo martirio è per noi molto significativo. È morto per aver denunciato un adulterio, un matrimonio illegittimo. Il primo martire, quello che nella Santa Messa il Sacerdote cita prima di Santo Stefano (cf. Canone Romano), fu un martire della legge naturale! È morto, insomma, per aver detto di no a una legge civile che contradirebbe la legge morale. Per aver rimproverato un cosiddetto “divorziato-risposato”; peccatore pubblico, che voleva comportarsi davanti a tutti come se la sua seconda unione fosse legittima. Nei tempi che viviamo ciò dovrebbe farci riflettere.
  • Però, quest’anima forte e terribile contro il peccato e l’errore, fu anche un’anima dolce e umile.

La dolcezza e l’umiltá

  • Ciò non deve stupirci. La grande santità si caratterizza soprattutto dall’unione delle virtù le più diverse; che solo Dio può unire così intimamente. È l’unione della fortezza con la dolcezza, dell’amore per la verità o la giustizia, con la misericordia per i peccatori. Questa unione è sempre il frutto di una grande vicinanza con Dio, perché quello che è diviso nella natura, si unisce nel regno di Dio; specialmente in Dio stesso. La santità è un’immagine dell’unione misteriosa delle perfezioni le più diverse; dell’infinita giustizia e dell’infinita misericordia; nell’eminenza della Deità, nella vita intima di Dio.
  • San Giovanni Battista, il temibile profeta che annunciava la collera che viene, fu anche dolce e umile di cuore, come Colui del quale ha reso testimonianza. Guardiamolo. Fin dall’inizio del suo ministero si mostra pieno di bontà per i piccoli e gli umili. Ai pubblicani di buona volontà dice soltanto: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Ai soldati: «Non maltrattate nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
  • Quest’alleanza di forza e di dolcezza spiega anche l’ammirazione che ha potuto suscitare nei suoi discepoli. Come Gesù, Giovanni Battista fu molto amato. I suoi discepoli non lo dimenticheranno mai. Per esserne convinti basti rileggere le righe che gli dedicherà, ormai molto anziano, il più puro e il più delicato di tutti i suoi discepoli. Comincerà così il suo Vangelo: «In principio era il Verbo», e poi, subito, si ricorderà del suo maestro: «Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni». Però Giovanni l’Evangelista, anche lui, lascerà il Battista per Gesù.
  • E il Battista si è rallegrato di vedere partire i suoi migliori discepoli. Qua, anche, sta la sua grandezza: nella sua umiltà. Ha accettato di spogliarsi, cioè di essere un precursore e soltanto questo. Ha avuto questa abnegazione ;così rara tra i precursori ; di cedere il primo posto, quando la sua missione fu compiuta.
  • San Giovanni Battista ha accettato di essere un puro strumento, in totale dipendenza dall’azione del Padre. Dirà: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo» (Gv 3,27). L’unica cosa importante per San Giovanni fu di essere fedele al dono che gli era fatto. Era la voce, e adesso risuona la Parola; era la lampada, che doveva abituare gli occhi alla luce, e adesso risplende il Sole. E Giovanni non se ne rattrista, bensì se ne rallegra: «Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo» (Gv 3,29). Al contrario di alcuni dei suoi discepoli, che si offendono perché le folle lo stanno lasciando per seguire Gesù, Giovanni sa vedere al di là delle apparenze. Con lo spirito di profezia, contempla la meraviglia che sta per compiersi: questa meraviglia è la presenza dello Sposo. Lo Sposo è il Verbo di Dio. La sposa, è la natura umana che si unisce a Lui. È anche la Chiesa che sta nascendo.
  • La stessa realtà, cioè che quelli che lo seguivano adesso seguono Gesù, butta i suoi discepoli nella tristezza; perché si fermano alle cose materiali; ma fa esultare Giovanni di gioia, perché ne penetra il contenuto spirituale: «Ora questa mia gioia è piena» (Gv 3,29). Alla tristezza carnale dei discepoli, si oppone la gioia spirituale di Giovanni. Non per caso, nella colletta della sua Messa, chiediamo la gioia spirituale. Giovanni è l’uomo della gioia divina in mezzo ai distacchi umani.
  • Giovanni Battista è stato completamente distaccato. Non ha cercato altro che la verità, ha dimenticato se stesso, non ha voluto vedere niente altro che il Signore. Quando sarà venuto il momento non esiterà ad insorgere contro Erode, per difendere la verità. In questi tempi duri di dittatura del relativismo, che il suo esempio luminoso ci dia forza e coraggio per testimoniare anche noi la Verità!
  • ( Padre Dominicus Re)

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19 Giugno 2020: Sacratissimo Cuore di Gesú

19 Giugno 2020: oggi la festa del Sacratissimo Cuore di Gesù

19 Giugno 2020, i Cristiani festeggiano il Sacratissimo Cuore di Gesú

  • Nel mese di Giugno la Chiesa celebra solennemente il Sacro Cuore di Gesù. Una devozione questa, che ci svela e ricorda il vero volto dell’Amore.
  • L’Amore di Dio é sconfinato; ed a tal punto si spinge: «Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe; ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv. 19, 33-34). A tanto arrivò l’amore del Crocifisso.
  • ( dal Vangelo Secondo Giovanni)

Le origini della Festa

  • Ció premesso, diamo un contesto storico a questa solennità.
  • Era la festa di san Giovanni evangelista; il 27 dicembre del 1673; quando Gesù appare alla visitandina santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). E la invita a prendere il posto che san Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena; ovvero: posare il capo sul suo Cuore. Dopo le dice: «Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini; che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno». Margherita Maria ebbe tali apparizioni per 17 anni, sino alla morte.

Le apparizioni

  • Il Cuore divino si manifestava su un trono di fiamme, circondato da una corona di spine; simboleggianti le ferite inferte dai peccati ; ed era sormontato da una croce: quella della Redenzione. Gesù si presentava sfolgorante di gloria; con le cinque piaghe, brillanti come soli . Da quella sacra umanità ,uscivano fiamme da ogni parte; ma soprattutto dal suo petto. Che; secondo i racconti della mistica; assomigliava ad una fornace; la quale, aprendosi, mostrava l’ardente e amante Cuore, sorgente di quelle fiamme.
  • Gesù Cristo lamentava l’ingratitudine degli uomini e la loro indifferenza; rivelando alla mistica che si sentiva ferito dalle irriverenze dei fedeli e dai sacrilegi degli empi:《 Ma ciò che mi è ancor più sensibile è che sono i cuori a me consacrati a provocare cocente dolore.》

Le richieste di Gesú

  • Per questo Gesú, chiede a santa Margherita di supplire a tali mancanze; sollecitandola a fare la Comunione il primo venerdì di ogni mese e di prostrarsi; con faccia a terra; dalle 23,00 alle 24,00; nella notte tra il giovedì e il venerdì. Chiede ancora ,che il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini fosse dedicato alla festa del suo Cuore. Inoltre indica come esecutore della diffusione di questa devozione il padre spirituale della santa: il gesuita san Claudio de la Colombiere (1641-1682).
  • Le prime due cerimonie in onore del Sacro Cuore, presente la mistica, si ebbero nel Noviziato delle Suore della Visitazione di Paray-le-Monial (Saone-et-Loire) il 20 luglio 1685 e il 21 giugno 1686. Nel 1856, con il beato Pio IX, la festa del Sacro Cuore diviene universale.

Le parole di Don Lucio Abbraccio

  • Tante parole oggi, verranno spese per rimandare all’Amore di Gesú. Io, ho scelto quelle di Don Lucio Abbraccio. Per questo adessovi lascio osservatori attenti della Bellezza di questi pensieri.
  • 《Nella solennità odierna, la Chiesa, offre alla nostra contemplazione :il mistero del Cuore di un Dio che si commuove ;e riversa tutto il suo amore sull’umanità. Un amore che, nei testi del Nuovo Testamento, ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l’uomo. Nella seconda lettura, infatti, troviamo ripetuta l’affermazione che «Dio è amore». Su questo brano della prima lettera di Giovanni, papa Benedetto XVI ha scritto una bellissima enciclica: la Deus caritas est. In italiano la parola «amore» vuol dire «senza la morte». Amare qualcuno vuol dire fargli capire che lui per noi non morirà mai e che siamo disposti a dare la vita per lui.

Ti amo da morire

  • Quante volte abbiamo sentito: «ti amo da morire». Che bella espressione!
  • Questa esclamazione, sta a significare che sia ama veram0ente solo quando si è disposti a morire per l’altro; e a morire a se stessi per far vivere l’altro in tutta la sua pienezza. In Gesù, Dio non solo ci ha detto; ma ci ha anche dimostrato, che ci ama da morire. Come possiamo, noi che siamo inseriti in questa magnifica realtà dell’amore del Padre, non amarci tra di noi? Come trattenere quella linfa vitale che dalla vigna, ossia da Gesù, passa ai tralci che siamo noi?

L’Amore vero

  • L’amore ; quello vero, non la passione, il desiderio, l’istinto, l’appagamento ; costituisce l’identità del discepolo, generato dall’amore: «amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore», e indica la via della conoscenza di Dio. L’amore rivela la storia di Dio nella storia: «non siamo stati noi ad amare Dio; ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati». Dunque, l’amore della comunità ecclesiale è la risposta all’iniziativa gratuita di Dio: «se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi». L’amore fraterno, dunque, diventa misura e verifica del nostro amore per il Signore.

Le Parole dell’Evangelista

  • L’evangelista scrive: «Venite a me […] e io vi darò ristoro». Ciò significa che dobbiamo imparare ad amare e a pregare più spesso e più intensamente il Signore; non solo nei momenti bui, difficili, di demoralizzazione. Impariamo ad «essere miti e umili di cuore», scolari sempre attenti a scorgere nei gesti e nelle parole del Signore la sua mitezza; la sua umiltà di cuore, consapevoli che non si finisce mai di imparare e che questi due atteggiamenti sono necessari nella vita di un cristiano.
  • Tra le braccia di Gesú
  • Buttiamoci più spesso, con tanta fiducia, fra le braccia del Signore! Chiediamo di avere la sua mansuetudine!
  • Ebbene, se è vero che l’invito di Gesù a «rimanere nel suo amore» (cf Gv 15,9) è per ogni battezzato; nella festa del Sacro Cuore di Gesù, Giornata mondiale di santificazione sacerdotale, tale invito risuona con maggiore forza per i sacerdoti. Preghiamo sempre per loro, affinché possano essere validi testimoni dell’amore di Cristo.》
  • ( Don Lucio d’Abbraccio)

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14 Giugno 2020: Corpus Domini

14 Giugno 2020, oggi la Chiesa festeggia il Corpus Domini

14 Giugno 2020: oggi la festa che ricorda la vicinanza di Gesú in ogni attimo della nostra vita

  • Oggi la Chiesa cattolica ricorda il Corpus Domini. Nelle battute dei monaci del Monastero di San Vincenzo Martire : il significato della sollennitá .
  • La Festa del Corpus Domini, ha origini dibattute ed abbastanza lontane . Il Contesto storico é quello Medievale; ovvero : lo scenario offerto dagli anni 1200- 1250 D.C.
  • In quegli anni , in Belgio, una suora, ha in visione Gesú; che per ben 2 volte, la esorta a perorare l’istituzione di una festa che ricordi il Santissimo Sacramento. La Suora era “Santa Giuliana di Carnillon”. La Festa del Corpus Domini ,peró, viene istituita qualche anno dopo; dal IV Concilio Vaticano, tenutosi nel 1215. Durante questo si decretò che: la transustanziazione, ovvero: la presenza reale nel Santissimo Sacramento del Corpo di Cristo; é dogma di fede.

Il Miracolo dell’Ostia sanguinante

  • Per capire veramente di cosa si trattasse, peró, i cristiani , dovranno attendere il miracolo di Bolsena. Nel 1263 , un sacerdote boemo ; che da Roma era giunto in pellegrinaggio a Bolsena; si ferma a Bolsena a dire messa. Durante la celebrazione; mentre spezza l’ostia; il sacerdote si chiede se il Corpo di Cristo sia realmente presente nell’ostia. Appena formulato il pensiero, dall’ostia escono alcune gocce di sangue ; che macchiano le pietre dell’altare ed il corporale del prete .

La definizione dei Monaci

  • Dopo questi brevi cenni storici, ci addentriamo nel significato di questa sollennitá oggi. Prendendo a prestito le parole dei Monaci del Monastero di San Vincenzo Martire.

La Festa

  • 《La festa del Corpo e del Sangue del Signore, dovrebbe essere celebrata il giovedì dopo la domenica della Santissima Trinità. Peró, nelle nazioni in cui quel giorno non viene riconosciuto come festivo; come nel nostro paese; viene celebrata la Domenica successiva ; questo anche per dare ai fedeli la possibilità di esprimere la propria fede; nella presenza del Signore in mezzo a noi; sotto i veli del pane e del vino ; con processioni e altari lungo le nostre vie e paesi.

Il Giovedí Santo

  • La ricorrenza festiva, ci riporta alla sera del Giovedì Santo; all’Ultima cena in cui Gesù istituì l’Eucaristia. Dopo la breve parentesi dell’adorazione suggerita dalla norme liturgiche, dunque; si viene coinvolti pienamente dalle vicende dolorose del Venerdì Santo. Ritornare a riflettere sull’immenso dono dàtoci da Gesù nella sua divina Eucaristia, sembra una doverosa risposta di amore, ma anche una apertura di cuore alla lode e alla fiducia… E’, quello della presenza reale del Signore nell’Eucaristia; un gradissimo mistero che noi crediamo sulla parola di Gesù; come ci viene riportata dal brano del vangelo odierno; confortati in questo anche dalle prime comunità cristiane; che hanno celebrato l’Eucaristia come vero sacrificio del Signore; attualizzando quello che egli aveva consumato sulla croce; come ci testimonia Paolo nella lettera ai Corinzi.

Il confronto

  • La vita di ogni cristiano, di ogni uomo, trova il suo confronto con la traversata del deserto da parte del popolo ebreo, in marcia verso la Terra promessa. La fatica, la stanchezza, la monotonia del deserto mettevano a dura prova la sua costanza; di tappa in tappa, nutrito anche dalla manna: da questo cibo celeste, che aiutava a riprendere coraggio. Anche noi assaporiamo l’amarezza e la fatica del nostro cammino. Gesù; prevedendo la nostra fragilità; ha voluto prepararci un cibo che ci sia di conforto e di sostegno nei momenti difficili ;che dobbiamo attraversare durante la vita; e al momento della dipartita da questo mondo. Allora l’incontro con lui di Domenica in Domenica ;o anche di giorno in giorno; ci dà la certezza di non essere soli nella lotta; ci fortifica e sprona a perseverare nella via della fedeltà al suo amore. Per questo, il Viatico ricevuto nell’approssimarsi della fine, ci dona fiducia nel viaggio verso l’eternità: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Nelle nostre giornate buie, sarà di grande conforto credere che : là, nella chiesa, in quel tabernacolo; al cui fianco arde perennemente una lampada eucaristica; c’è un amico che ti ascolta, ti comprende; ti lenisce la sofferenza, ti dona speranza.

In considerazione

  • Forse non è fuori posto un richiamo a ricevere l’Eucaristia con le debite disposizioni: Stato di grazia, fede nella presenza del Signore nel pane e vino consacrati; raccoglimento e preghiera; l’osservanza del digiuno eucaristico di non aver mangiato cioé nulla da almeno uno ora e l’atteggiamento devoto e modesto. Non può mancare anche una testimonianza vera; non quella di andare a “vedere” la processione ma di parteciparne con tutto il cuore, seguendo con devozione “i passi del Signore che passa.

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07 Giugno 2020: la Santissima Trinità

07 Giugno 2020, i cattolici ricordano la Santissima Trinitá

07 Giugno 2020. La festa della Santissima Trinità. Curiosità e spiegazioni.

  • Oggi il calendario liturgico romano segna una festa mobile. Cosí definitiva ,perché non cade sempre lo stesso giorno. Stiamo parlando dunque della Santissima Trinità. Cerchiamo di capire di cosa si tratta ,ricorrendo anche alle spiegazioni degli esperti.

Origini

  • 07 Giugno 2020. Una data che segna un’altra tappa importante del cammino di quest’anno liturgico (cd Anno A). La solennità della Santissima Trinità, ricorre, ogni anno, la Domenica dopo Pentecoste. Ed é considerata: festa del Signore. Che si colloca come riflessione su tutto il mistero della Santissima Trinità. Questa solennità, in particolare, fu introdotta nel 1322; da Papa Giovanni XXII . La stessa, propone ai fedeli; di osservare , con sguardo riconoscente: il compimento del Ministero della Salvezza; realizzato dal Padre,per mezzo del Figlio,nello Spirito Santo.

La spiegazione di Papa Benedetto XVI

  • Nell’ Angelus del 2009, Papa Ratzinger, così spiegò questa solennità: «Quest’ oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l’ ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore; “non nell’ unità di una sola persona; ma nella Trinità di una sola sostanza” (Prefazio): Egli è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito; Eterna Sapienza incarnata; morto e risorto per noi. É finalmente Spirito Santo che tutto muove: cosmo e storia; verso la piena ricapitolazione finale. Tre Persone che sono un solo Dio perché :il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore; amore purissimo, infinito ed eterno. 
  • Non vive in una splendida solitudine; ma è piuttosto fonte inesauribile di vita ;che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è; in un certo senso; impresso il “nome” della Santissima Trinità; perché tutto l’ essere; fino alle ultime particelle, è essere in relazione. E così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’ Amore creatore. Tutto proviene dall’ amore; tende all’ amore, e si muove spinto dall’ amore; naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà. “O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,2) – esclama il salmista. Parlando del “nome” la Bibbia indica Dio stesso;la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato; dove ogni essere; per il fatto stesso di esserci e per il “tessuto” di cui è fatto; fa riferimento ad un Principio trascendente; alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all’ Amore. “In lui – disse san Paolo nell’ Areòpago di Atene – viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28). 

A sua immagine e somiglianza

  • La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’ amore ci rende felici; perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati.  Usando un’ analogia suggerita dalla biologia; diremmo che
  • l’ essere umano porta nel proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore».

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31 Maggio 2020: festa di Pentecoste

31 Maggio 2020: in calendario liturgico la festa di Pentecoste

31 Maggio la festa di Pentecoste : le differenze tra cristiani ed ebrei.

  • 31 Maggio 2020. Oggi sia i Cristiani che gli ebrei celebrano la festa di Pentecoste. Sottolineando ovviamente, aspetti diversi del rapporto con Dio. Senza perderci troppo in giri di parole ,vediamo di cosa si tratta: analizzando la festa di Pentecoste dalle origini sino a Gesú.

La Pentecoste in origine

  • La festa di Pentecoste ha origini ebree. Gli Ebrei inizialmente, la chiamano la “festa della mietitura” e la “festa dei primi frutti”. E la celebrano il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica ; periodo che segnava l’inizio della mietitura del grano. I testi biblici tra l’altro la considerano come una gioiosa festa agricola. Talvolta questa festa; nelle scritture; assume il nome “festa delle Settimane”; questo perché cade sette settimane dopo la Pasqua. In greco infatti, ‘Pentecoste’ significa 50ª giornata.

Utilizzo del termine

  • In particolare il termine “Pentecoste”, quando si riferisce alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32..

Lo scopo della festa

  • Lo scopo primitivo di questa festa era quello di il ringraziare Dio per i frutti della terra; a cui si aggiunse, più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico; cioè : la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai.
  • Secondo il rituale ebraico, la festa comportava: il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro; un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

Per i cristiani

  • I cristiani invece, nella festa di Pentecoste ,celebrano la discesa dello Spirito Santo.
  • L’episodio della discesa dello Spirito Santo dunque, é narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2. In questa circostanza gli apostoli, insieme a Maria ;madre di Gesù; sono riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo della casa della vedova Maria; madre del giovane Marco, il futuro evangelista; Gli stessi sono in attesa di celebrare la festa di Pentecoste ; cosí come tutti gli ebrei che; secondo la tradizione; si stanno riunendo per festeggiare la Pentecoste: con il prescritto pellegrinaggio.

Dagli Atti degli Apostoli

  • “Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste; si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo; come di vento; che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano.
  • Apparvero loro lingue di fuoco; che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo; e cominciarono a parlare in altre lingue; come lo Spirito dava loro di esprimersi. 
  • Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita; perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua.
  • Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: ‘Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…”.
  • Il passo degli Atti degli Apostoli, scritti dall’evangelista Luca; in un greco accurato; prosegue con la prima predicazione dell’apostolo Pietro; che unitamente aprono il cristianesimo all’orizzonte universale; sottolineando l’unità e la cattolicità della fede cristiana: dono dello Spirito Santo. 

Lo Spirito Santo

  • È il nome della terza persona della SS. Trinità; principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa; e tutti i fedeli; nella conoscenza della verità ;è detto anche ‘Paraclito’; cioè ‘Consolatore’.

Tra Antico e Nuovo Testamento

  • L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio” infatti, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica; i doni profetici e gli altri carismi e la capacità morale di obbedire ai comandamenti.
  • Nel Nuovo Testamento, lo Spirito, appare talora come forza impersonale carismatica. Insieme però, alla rivelazione della Sua ‘personalità’ e ‘divinità’ ; specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito; che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16); e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione.
  • Il magistero della Chiesa insegna che la terza Persona procede dalla prima e dalla seconda; come da un solo principio; e come loro reciproco amore; che lo Spirito Santo è inviato per via di ‘missione’ nel mondo, e che esso ‘inabita’ nell’anima di chi possiede la Grazia santificante.
  • Concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. Ma nello stesso tempo; in quanto conferisce carismi e ministeri diversi; l’unico Spirito, costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.
  • L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia (11, 1 sgg.) enumera sette doni particolari: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima. (31 Maggio 2020- La Chiesa)

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24 Maggio 2020: oggi Domenica dell’Ascensione

24 Maggio 2020: il calendario liturgico segna la Domenica di Ascensione

24 Maggio 2020: i cattolici festeggiano il Mistero dell’Ascensione di Gesú al cielo

  • 24 Maggio 2020. Prima Domenica di rientro contingentato in chiesa, per i fedeli di religione cattolica. I cattolici oggi, sono doppiamente felici. Punto primo, perché dopo circa due mesi possono ritornare in chiesa; con cautela e precauzioni; poi, perché oggi festeggiano(mo) il Mistero dell’Ascensione di Gesú .
  • Vediamo di cosa si tratta.

Definizione

  • L’Ascensione è l’ultimo episodio della vita terrena di Gesù; vita che; secondo il Nuovo Testamento; si conclude  con la Sua salita al cielo. Gli Atti degli Apostoli, cristallizzano  questo evento a quaranta giorni dalla Sua Risurrezione. In particolare, Gesú ; già assunto in cielo; compare più volte sulla Terra, per ammaestrare i discepoli sulla missione di evangelizzazione loro affidata. 

Le fonti

  • Ma vediamo meglio come descrivono questo mistero le fonti.
  • Matteo 28,16-20 “Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi.”
  • Atti degli Apostoli 1 (1-11) “Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò ; dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo; dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
  • Egli si mostrò a essi vivo; dopo la sua passione; con molte prove; durante quaranta giorni; apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme; ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece; tra non molti giorni; sarete battezzati in Spirito Santo».
  • Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere; ma riceverete la forza dallo Spirito Santo, che scenderà su di voi; e di me sarete testimoni a: Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa ;e fino ai confini della terra».
  • Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava; quand’ecco due uomini ,in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù; che di mezzo a voi è stato assunto in cielo; verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Il Significato per la Chiesa

  • Questa Domenica dunque, i cattolici ricordano “come il Signore Risorto ritorna nella Galilea pagana.
  • È qui che egli aveva cominciato ad annunciare la conversione e il Vangelo del Regno (cf. Mt 4,15.17.23). È qui; in questo luogo di frontiera; che egli aveva dato appuntamento ai suoi discepoli; che si erano dispersi quando egli, il pastore, era stato ferito (cf. Mt 28,8-10). Ritorna sui luoghi dell’inizio, per dare loro la pienezza: il Risorto è la luce decisiva che rischiara tutti coloro che camminano nelle tenebre e nell’ombra della morte. 
  • Egli convoca i discepoli ,in numero di undici; su una montagna; come all’inizio; quando li aveva condotti su una montagna, per annunciare loro la via della felicità del regno dei cieli (cf. Mt 5,1). Il Risorto; in questa montagna di Galilea; simboleggia l’incontro tra il cielo e la terra; dichiarandosi, solennemente, come colui che ha ricevuto tutta l’autorità nei cieli e sulla terra (cf. Mt 28,18). 
  • Da questa montagna egli invia i discepoli ; e in loro, e con loro; chiunque li seguirá lungo la storia ; a convocare la Chiesa per riunirla nel regni dai quattro punti cardinali;
  • Oggi i fedeli; come gli undici discepoli sulla montagna; Adorano e riaffermano la loro obbedienza al comando missionario di Gesú. Che sembra assente, ma è in realtà sempre presente tra di noi (cf. Mt 28,20). Del resto, per questo si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre: per essere l’Emmanuele, il Dio con noi (cf. Mt 1,23), fino alla fine del mondo.” (La Chiesa)

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22 Maggio: Santa Rita da Cascia

22 Maggio: oggi ricordiamo Santa Rita

22 Maggio: oggi festeggiamo la Santa dei casi impossibili!

  • 22 Maggio. Oggi ricordiamo Santa Rita. Una devozione originatasi qualche tempo dopo la morte della donna. Anima che in molti consideravano in odore di santità quando ancora era in vita.
  • Le notizie sulla biografia di Santa Rita sono approssimative. Per questo, collochiamo la sua storia tra il 1381: anno presumibile della nascita; ed il 1447 /1457 anno della morte. La Santa nasce, cresce e muore a Roccaporena. Un altopiano montagnoso , ubicato a qualche chilometro da Cascia. La fanciulla appartiene ad una famiglia di agiati proprietari terrieri;per la verità non molto giovani; conosciuti da tutti come i pacieri delle allora lotte intestine tra guelfi e ghibellini. I Genitori della giovane Rita; quando la stessa diviene in età di matrimonio; secondo gli usi del tempo; la promettono in sposa ad un ghibellino dal carattere molto irruento: Paolo Ferdinando Mancini.

La conversione del marito

  • Il carattere dolce e mite di Rita; integrato dalle incessanti preghiere della donna ; qualche anno dopo il matrimonio; convincono Paolo a cambiare vita. Questi lascia l’arma e messo su un mulino si ritira a vita privata. I due sposi, allo stato, hanno giá due figli maschi. Che per ironia della sorte non vedranno mai crescere.
  • Il marito di Rita, perché verrá assassinato dai suoi nemici rancorosi. Rita, invece, per intervento della Divina Provvidenza.

La morte dei figli

  • Sono tempi bui quelli in cui vive la famiglia Mancini. Allora infatti, era in uso vendicare la morte del padre. Rita quindi, per evitare che i suoi figli maturassero l’idea della morte vendicatrice; e macchiassero le loro anime con un grave peccato; chiede una grazia. Suo malgrado, supplica la morte dei figli . E Dio la concede.

Le stimmate

  • Rita , rimasta sola, decide di dedicarsi pienamente a Cristo; e riassorbiti i contrasti della famiglia del marito; che nel frattempo non si ritiene vendicata; puó vivere la vita monacale. La donna si rifugia nella preghiera ; ed esce dal monastero solo per soccorrere i poveri.
  • Dio la osserva con profondo amore. Tanto che; durante la notte di Venerdí Santo 1432/1442; la segna in fronte con una delle spine appartenute al Cristo Crocifisso.

Il miracolo della rosa e dei fichi

  • Rita; come detto; tranne qualche piccola uscita, trascorre gran parte della sua vita a Cascia: in monastero. Gli ultimi anni, poi, non le consentono troppi movimenti. É di salute fragile e cagionevole. Tanto che si alletta. Poco prima di morire; é pieno inverno; chiede alla cugina che la sta assistendo, di andare prendere, dal suo orto, una rosa e due fichi. Certo la cugina non vuole deluderla ora che é in punto di morte . Anche se in cuor suo ha paura di non riuscire a soddisfare le aspettative di Rita . Ancora non é stagione di rose e fichi. Giunta in paese, peró, si deve ricredere. Riesce a trovare una rosa rossa in mezzo alla neve e due fichi in un albero. In molti spiegano questi, come i segni inviati alla Santa dell’amore di marito e figli che la vegliavano dal Paradiso. Santa Rita dunque, si spegne dopo aver avuto l’ennesima prova della Grazia di Dio. La sua famiglia infatti la attende, tutta riunita, in Paradiso.

Protettrice

  • Santa Rita, subito dopo la morte ,opera moltissimi miracoli verso i bisognosi. Se ne contano piú di 400. Tanto che il popolo la proclama: la Santa dei casi impossibili. É ritenuta infatti, la Santa che intercede presso Dio per i matrimoni infelici ed i casi difficili .

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Caterina Santa protettrice d’ Italia ed Europa

Caterina di Jacopo Benincasa, Dottore della Chiesa

Caterina da Siena: religiosa, teologa, filosofa e mistica

  • Caterina di Jacopo Benincasa, nasce a Siena il 25 Marzo 1347. Muore a Roma il 29 Aprile 1380.
  • Ventiquattresima di 25 figli, ha una sorella gemella; che scompare qualche mese dopo la nascita.
  • La Santa, a 12 anni, si vota al Signore: consacrandoGli la sua verginità; e rifiutando, per questo, ogni proposta di matrimonio.
  • I genitori, quindi, vagliatene a fondo le intenzioni , approvano la scelta di Caterina .

Un amore folle

  • L’amore per Gesú dunque , le fa desiderare di entrare nell’ Ordine delle Mantellate di Siena; conosciute come Terziarie Domenicane. Le mantellate, peró, nonostante l’insistenza della ragazzina e della madre , dapprima rifiutano la richiesta. Difatti, sono solite accogliere vedove e donne anziane.
  • La Giovane ne soffre molto; tanto da ammalarsi di una malattia, che le ricopre il viso di pustole e rende il suo volto piú vecchio.
  • Allora le suore, viste le disperate condizioni di salute della ragazza, cambiano idea ed accolgono la giovinetta.
  • Prodigiosamente, le condizioni di salute di Caterina migliorano e la ragazzina guarisce. Ha 16 anni

Una vita dedicata

  • Da quel momento, quindi, la ragazza si spende nella preghiera; assistendo con amore malati e bisognosi. Prodigandosi nel distendere i rapporti tra famiglie Senesi e Fiorentine. E tra queste e la Santa Sede.
  • Le mantellate le insegnano a leggere e a scrivere. E Caterina utilizza le sue conoscenze , accogliendo fratelli e sorelle nella fede; e dettando agli stessi circa 300 lettere riguardo la vita ed i dogmi della fede. Inoltre, i confratelli, raccolgono le orazioni di Caterina in una Antologia. Tra l’altro, la Santa , detta il Dialogo della Divina Provvidenza in volgare, che la mistica considera suo testamento spirituale. E che , oggi , é ritenuto uno dei capolavori della mistica spirituale e della prosa italiana.

Una mistica

  • Santa Caterina é una mistica. Il suo confessore, Raimondo di Capua, raccoglie i racconti delle sue visioni; le quali iniziano a 6 anni. Secondo queste confessioni, durante la notte di Carnevale, le appaiono: Cristo, la Vergine ed una folla di Santi. Gesú, le dona un anello, visibile solo a lei; sposandola appunto misticamente. Ritirata in preghiera ,nell’Ordine delle mantellate, ha continui colloqui familiari con Cristo, suo sposo. E frequenti estasi.
  • Nel 1375 riceve le stimmate ; anche queste visibili solo a lei; almeno sin poco prima di morire, quando si rendono visibili a chi le assiste nel trapasso.

Il miracolo portentoso

  • La Santa mistica, donna di eccezionale sapienza e ricchezza intellettuale, é patrona d’Italia e compatrona d’Europa. Oltre che protettrice delle infermiere.
  • Il suo miracolo piú eclatante in vita, lo compie nel 1374. Intercendo presso Dio, per la salvezza dalla peste del paese di Varazze.

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25 Aprile: oggi é San Marco Evangelista

25 Aprile: la chiesa festeggia San Marco Evangelista

25 Aprile, la chiesa ricorda San Marco Evangelista, che tutto si spese per diffondere “il Lieto Annuncio”

  • 25 Aprile. Il mondo cristiano ricorda San Marco Evangelista :una vita spesa per il Vangelo.
  •  San Marco nasce a Cirene e muore ad Alessandria d’Egitto nel I secolo D.C.
  • Dio lo ha scelto per diventare il portavoce dello Spirito Santo; per questo scrive la vita e la dottrina di N. S. Gesù Cristo; nel Vangelo che oggi porta il suo nome.
  • Marco é il cugino di S. Barnaba: sua madre si chiamava Maria. L’Evangelista rimane ubbidiente alla legge di Mosè fino dopo la risurrezione di Gesù; quando S. Pietro lo converte alla fede cristiana: istruendolo e facendolo diventare sacro ministro.

Dopo la conversione

  • Dalla sua conversione in poi non si staccò più dal Principe degli Apostoli; da cui era amato qual tenero figliuolo; per come lo chiamò in una sua lettera: « Vi saluta anche Marco, mio figlio ». S. Marco diviene il segretario e l’interprete di S. Pietro. Il suo Vangelo; come dicono i Ss. Padri della Chiesa; non è altro che la predicazione di S. Pietro fissata sulla carta. Marco accompagna l’Apostolo nei suoi viaggi a Roma; ove appunto scrive il suo Vangelo in lingua greca: la più parlata in quei tempi.

Lo scopo del Vangelo

  • Lo scopo del Vangelo secondo S. Marco è di dimostrare la potenza di Gesù Cristo, Figlio di Dio: che si manifesta nell’operare molti e grandi miracoli.
  • Simbolo del suo Vangelo è il leone, il re degli animali, che molto bene rappresenta la potenza di Gesù Cristo.
  • Scrisse il suo Vangelo tra l’anno 40 e 60, dopo quello di S. Matteo, e prima di quello di S. Luca ;come ci assicura la tradizione. Incomincia con un preambolo, quindi parla della divina missione di Gesù in Galilea; poi delle varie escursioni apostoliche in altre parti della Palestina; e termina col descrivere: l’ultimo viaggio a Gerusalemme, l’ultima Pasqua, le sofferenze, la morte, la risurrezione e la gloria di Gesù Cristo.
  • Nessuno tra i fedeli poteva possedere le divine verità meglio di S. Marco; il quale, continuamente, le apprendeva dalle labbra del Principe degli Apostoli.

Da Vescovo

  • Ordinato vescovo, viene mandato da S. Pietro in Egitto ; a predicare il santo Vangelo. Confermando la sua predicazione con: l’esempio d’una vita santa e penitente e innumerevoli prodigi; aiutato dalla divina grazia fonda in Alessadria una fiorente comunità; la quale divenne la celebre Chiesa Alessandrina; che ci dá un S. Chino, un S. Antonio, una S. Caterina e tanti altri servi del Signore.

Il martirio

  • Dopo una vita di travagli; tutta spesa a gloria di Dio e al bene delle anime; subisce un martirio lungo e crudele. I suoi carnefici lo legano ad una fune e lo fanno trainare da un cavallo per luoghi sassosi e scoscesi; fin quando ,il 25 aprile dell’anno 68 ,la sua entra nella gloria colla triplice aureola del vergine, scrittore e martire.
  • Le sue reliquie vengono trasportate a Venezia, e riposte nella basilica di S. Marco; ove ancora oggi sono oggetto di grande venerazione.

Patrono

  • San Marco Evangelista é il Santo Protettore dei Veneti; e di: notai, ottici, vetrai, allevatori, farmacisti, pittori; calzolai, conciatori di pelle, segretari e interpreti; sempre invocato per il raccolto e contro la scabbia.

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23 Aprile: San Giorgio

23 Aprile, oggi ricordiamo San Giorgio

23 Aprile, San Giorgio. Oggi festeggiamo il plurimartire, ricordando le sue imprese tra mito e realtà

  • 23 Aprile. I Reggini hanno particolarmente a cuore questa data. Ricordano infatti, il patrono della loro cittá.
  • San Giorgio é il patrono diArcieri, cavalieri, soldati, alabardieri, armaioli piumaroli (elmo); innamorati, cavalli, militari, lebbrosi, martiri inglesi, movimento scout, esploratori, guide; Lo si invoca contro le malattie della pelle, la peste e le malattie veneree.
  • In Italia, il culto per San Giorgio è assai diffuso; per questo le città e i comuni di cui è patrono sono più di cento; tra i quali un capoluogo di regione e tre capoluoghi di provincia (Ferrara, Ragusa e Reggio Calabria); inoltre si contano ben ventuno comuni che portano il suo nome.
  • Secondo una consolidata e diffusa tradizione, San Giorgio é un martire cristiano; venerato nel mondo, come santo megalomartire da quasi tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi

Notizie Biografiche

  • In mancanza di notizie biografiche certe su san Giorgio ; le principali informazioni provengono dalla Passio sancti Georgii; che però già il Decretum Gelasianum del 496 
  • classificava tra le opere apocrife. Secondo questa fonte, Giorgio era originario della Cappadocia; regione dell’odierna Turchia; figlio di Geronzio; persiano, e Policromia; cappadoce, nato verso l’anno 280. I genitori lo educarono alla religione cristiana. Trasferitosi in Palestina, si arruolò nell’esercito dell’imperatore Diocleziano; comportandosi da valoroso soldato; fino al punto di giungere a far parte della guardia del corpo dello stesso Diocleziano ;divenendo ufficiale delle milizie e forse suo successore.

Il martirio

  • Il martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano stesso; che però in molte versioni è sostituito da Daciano, imperatore dei Persiani; il quale avrebbe convocato settantadue re per decidere quali misure prendere contro i cristiani per sterminarli.
  • Giorgio donò ai poveri tutti i suoi averi e, davanti alla corte, si confessò cristiano; all’invito dell’imperatore di sacrificare agli dei, si rifiutò: secondo la leggenda, venne battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere; dove ebbe una visione di Dio che gli predisse sei anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione.

I miracoli

  • Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade; Giorgio resuscitò, operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati; che vennero uccisi a fil di spada; entrò in un tempio pagano e con un soffio abbatté gli idoli di pietra; convertì l’imperatrice Alessandra, che venne martirizzata.
  • A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscitò due persone morte da quattrocentosessant’anni; le battezzò e le fece sparire. L’imperatore Diocleziano lo condannò nuovamente a morte e il santo, prima di essere decapitato, implorò Dio che l’imperatore e i settantadue re fossero inceneriti; esaudita la sua preghiera, Giorgio si lasciò decapitare; promettendo protezione a chi avesse onorato le sue reliquie; le quali sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana ;di rito greco-ortodosso; a Lydda : l’odierna Lod, in Israele

La Legenda Aurea

  • Si narra che in una città chiamata Silena, in Libia, vi fosse un grande stagno; tale da poter nascondere un drago; che, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Gli abitanti , per placarlo, gli offrivano due pecore al giorno; ma, quando queste cominciarono a scarseggiare, furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno, fu estratta la giovane figlia del re. Il re, terrorizzato, offrì il suo patrimonio e metà del regno per salvarle la vita; ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere ; e la giovane si avviò verso il lago , per essere offerta al drago. In quel momento, passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale, saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa; promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Poi, disse alla principessa , di non aver timore; che l’avrebbe aiutata nel nome di Cristo. Quando il drago si avvicinò, Giorgio salì a cavallo e protettosi con la croce e raccomandandosi al Signore; con grande audacia; affrontò il drago che gli veniva incontro; ferendolo gravemente con la lancia. Dopo averlo gettato a terra disse alla ragazza di avvolgere la sua cintura al collo del drago; il quale prese a seguirla docilmente verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi; ma Giorgio li tranquillizzò, dicendo loro di non aver timore poiché: «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione , si convertirono e il cavaliere uccise il drago; e lo fece portare fuori dalla città, trascinato da quattro paia di buoi.

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La Divina Misericordia: oggi la festa

La Divina Misericordia; Papa Francesco ne celebra la festa

La Divina Misericordia: le origini della festa

  • La Divina Misericordia: una festa chiesta da Gesù ad una piccola suora polacca tra la prima e la seconda guerra mondiale. Che “sia di riparo e rifugio per tutte le anime”. L’umanità, disse Cristo apparso a suor Faustina Kowalska “non troverà pace finché non si rivolgerà alla sorgente della mia misericordia”.

Il ricordo di Papa Francesco

  • Quelle appena scritte, sono le parole che Papa Francesco ha ricordato mercoledì alla fine dell’udienza generale; nel saluto ai fedeli polacchi; invitando all’appuntamento di questa domenica, la seconda di Pasqua; detta “in albis”; e dal 2000 Festa della Divina Misericordia

La celebrazione della messa

  • La Sala Stampa vaticana ha comunicato che il Papa quest’anno celebrerà la Messa nella chiesa di Santo Spirito in Sassia . Questo perchê, dal 1 gennaio 1994, questo tempio; ricostruito a metà del 1500 dal Paolo III, per volere di Papa Wojtyla; è centro di spiritualità della Divina Misericordia.

La storia

  • In particolare, nella seconda domenica di Pasqua del 1995 , il Papa polacco; che aveva conosciuto da ragazzo il culto promosso da suor Faustina; celebrò la Messa e benedì l’immagine di Gesù misericordioso; copia del quadro dettato dalla religiosa ;dopo una visione; su richiesta di Cristo stesso, e conservato nel santuario di Lagiewniki; sobborgo di Cracovia, dove riposa l’apostola della Divina Misericordia.
  • Quest’anno dinque celebriamo: 20 anni dalla canonizzazione di Santa Faustina; 15 anni dalla morte santa e cent’anni dalla nascita: il 18 maggio, di San Giovanni Paolo II.

Il legame speciale con Giovanni Paolo II

  • Giovanni Paolo II era fortemente innamorato della Divina Misericordia. Tanto pulsava nel suo sangue e nella sua vita; che sin da giovane , poco dopo la morte di suor Faustina, andava a pregare al convento dove è morta. Per questi motivi quindi, ha consacrato l’umanità alla Divina Misericordia il 17 agosto 2002; proprio nell’ultimo suo viaggio apostolico in Polonia.  Giovanni Paolo II non ha conosciuto suor Faustina; ma ha seguito da vicino; come vescovo ausiliare di Cracovia; la sua causa e poi nel 1978; quando è stato eletto Papa, in giugno,
  • ha tolto il divieto di questo culto. Ed ha persino avuto il privilegio di beatificarla, canonizzarla e istituire la festa della Misericordia per la chiesa intera. Infine, il cielo, ha premiato tutto il suo impegno: moriva proprio alla vigilia della festa della Divina Misericordia, il 2 aprile 2005.

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Gesú discende agli Inferi

Gesú restituisce il Paradiso ad Adamo

Gesú scende dalla croce e si reca agli Inferi. La Risurrezione dei Giusti.

  • Da un’antica «Omelia sul Sabato santo».
  • (PG 43, 439. 451. 462-463)
  • La discesa agli inferi del Signore
  •     Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.

Cosa é andato a fare?

  •     Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
  •     Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Gesú illumina Adamo

  •     Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
  •     Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce.

Gesú spiega i segni

  • Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
  •     Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.

Gesú restituisce ad Adamo il Paradiso

  •     Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
  •     Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».

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Il Triduo Pasquale in ottica cristiana

Triduo Pasquale: dal Giovedí Santo alla Risurrezione

Il Triduo Pasquale : i 4 giorni al centro della vita cristiana .

  • Il Triduo Pasquale, é il tempo centrale dell’anno liturgico. Questo tempo, celebra gli eventi del Mistero Pasquale di Gesù Cristo. Ovvero, l’istituzione di: Eucarestia, Sacerdozio, Comandamento , Amore Fraterno; Passione, Morte, Discesa agli inferi e Risurrezione.

Origine del termine

  • Triduo , deriva dal latino Triduum. Indica un periodo di 3 giorni consecutivi, in cui si recitano un ciclo di preghiere e riti ; volti a preparare una festa; chiedere una grazia o ringraziare.
  • Nel rito romano, la parola Triduo appare per la prima volta nel codice delle Rubriche di Papa Giovanni XXIII ; anno 1960. Il codice, al numero 75, definisce il Triduo Santo, come gli ultimi 3 giorni della Settimana Santa. Cioé da Giovedí a Sabato.

Il Concilio Vaticano II

  • Il Concilio Vaticano II, però, abbandona il concetto di Triduo Santo, per poi parlare di Triduo Pasquale. Tempo liturgico che termina con la Domenica di Risurrezione .
  • La Chiesa, colloca il Triduo Pasquale tra la Quaresima ed il Tempo Pasquale. I 3 tempi sono per tema congiunti . Perché la Quaresima é la preparazione al Triduo; ed il Tempo Pasquale é l’esplicazione dei misteri celebrati nel Triduo.
  • Per questo, la Quaresima termina con Giovedí Santo; che é anche il giorno d’inizio del Triduo Pasquale.

Il Tempo Liturgico nella sostanza

  • Ció premesso, ne consegue che questo tempo liturgico é cosí costituito:
  • Sera di Giovedí Santo
  • Venerdì della Passione del Signore
  • Sabato Santo
  • Domenica di Pasqua
  • In sostanza 3 giorni 1/2 civili, vanno a costituire questo tempo liturgico.

I motivi

  • Questo, perché i cristiani dei primi secoli, computavano i giorni secondo la tradizione biblica. Per cui il giorno non si contava da una mezzanotte all’altra; ma dal calar del sole al successivo calar del sole, cioé: dal momento vespertino al successivo momento vespertino. In quest’ottica quindi, il questo tempo liturgico corrispondeva esattamente a 3 giorni.

Le celebrazioni

  • Le celebrazioni principali di questo tempo liturgico sono:
  • Messa Vespertina del Giovedí Santo ( Nella Cena del Signore)
  • Celebrazione dei Vespri del Venerdí Santo;
  • La Veglia Pasquale officiata dopo il tramonto del Sabato;
  • Celebrazione delle Lodi nella Domenica di Pasqua
  • La messa della Domenica di Pasqua piú Liturgia delle Ore.

I precetti

  • La Chiesa esige: o la partecipazione all’intera Veglia Pasquale; o la partecipazione alla Messa di Risurrezione.
  • In ordine all’accostamento all’Eucarestia invece, raccomanda almeno la partecipazione al Triduo.
  • Venerdí Santo chiede; per i fedeli con piú di 14 anni, l’astensione dalla carne; ai fedeli tra i 18 ed i 60 anni : il digiuno, protraibile anche il Sabato Santo, sino alla Veglia Pasquale.
  • La chiesa inoltre, chiede ai fedeli di contribuire : Giovedí Santo per i poveri ; Venerdí Santo per i Luoghi Santi.

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Giovedí Santo , la cena del Signore

Giovedí Santo , l’ultima cena di Gesú

Giovedí Santo , l’ultima cena di Cristo, nelle parole di Antonio Borrelli.

  • Anche se quello del 2020 è un Giovedí Santo molto diverso per la Chiesa; perché sottoposta alle misure di prevenzione Covid-19; Oggi, voglio ricordare comunque questo giorno importante; affidando alla memoria di Antonio Borrelli, il racconto dei riti religiosi; che sino al 2019, ruotavano attorno alla vicenda dell’Ultima cena di Gesú.
  • Il giorno del Giovedì Santo è riservato a due distinte celebrazioni liturgiche; al mattino, nelle Cattedrali, il vescovo ;con solenne cerimonia; consacra il sacro crisma; cioè : l’olio benedetto, da usare per tutto l’anno, per: i Sacramenti del Battesimo, Cresima e Ordine Sacro; e gli altri tre oli usati per: il Battesimo, Unzione degli Infermi e per ungere i Catecumeni. 

Nel vivo della cerimonia

  • Nella cerimonia di mattina di Giovedí Santo , partecipano: i sacerdoti e i diaconi; che si radunano attorno al loro vescovo, quale visibile conferma della Chiesa e del sacerdozio fondato da Cristo; accingendosi a partecipare poi nelle singole chiese e parrocchie; con la liturgia propria, alla celebrazione delle ultime fasi della vita di Gesù con la Passione, morte e Resurrezione. 

La messa in Cena Domini

  • Nel tardo pomeriggio di Giovedí Santo, c’è la celebrazione della Messa in “Cena Domini”, cioè la ‘Cena del Signore’. Non è una cena qualsiasi; è l’Ultima Cena che Gesù tenne insieme ai suoi Apostoli; importantissima per le sue parole e per gli atti scaturiti.

Secondo il Vangelo

  • Tutti e quattro i Vangeli riferiscono che Gesù, avvicinandosi la festa degli ‘Azzimi’; chiamata Pasqua ebraica; mandò alcuni discepoli a preparare la tavola per la rituale cena, in casa di un loro seguace. 

La Pasqua Ebraica

  • La Pasqua ,è la più solenne festa ebraica ; e viene celebrata con un preciso rituale; che rievoca le meraviglie compiute da Dio, nella liberazione degli Ebrei dalla schiavitù egiziana (Esodo 12); e la sua celebrazione si protrae dal 14 al 21 del mese di Nisan (marzo-aprile). 
  • In quella notte si consuma l’agnello, precedentemente sgozzato; durante un pasto (la ‘cena pasquale’) di cui è stabilito ogni gesto. In tale periodo, è permesso mangiare solo pane senza lievito (in greco, azymos), da cui il termine ‘Azzimi’. 
  • Gesù e gli Apostoli, Giovedì Santo, non solo mangiarono secondo le tradizioni; ma il Maestro, per l’ultima volta, aveva con sé tutti i dodici discepoli da lui scelti; e a loro parlò molto; con parole che erano di: commiato, profezia, direttiva, promessa e consacrazione. 

Il Vangelo di Giovanni

  • Il Vangelo di Giovanni ; il più giovane degli Apostoli; racconta che avendo amato i suoi che erano nel mondo; li amò sino alla fine ; e mentre il diavolo già aveva messo nel cuore di Giuda Iscariota; il seme del tradimento, Gesù durante la cena di Giovedí Santo, si alzò da tavola, depose le vesti e preso un asciugatoio se lo cinse attorno alla vita; versò dell’acqua nel catino e con un gesto inaudito, perché riservato agli schiavi ed ai servi ;si mise a lavare i piedi degli Apostoli; asciugandoli poi, con l’asciugatoio di cui era cinto. 
  • Si ricorda che a quell’epoca si camminava a piedi su strade polverose e fangose; magari sporche di escrementi di animali; che rendevano i piedi, calzati da soli sandali, in condizioni immaginabili a fine giornata.

La lavanda dei piedi

  • La lavanda dei piedi era una caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico; un dovere dello schiavo verso il padrone; della moglie verso il marito; del figlio verso il padre; e veniva effettuata con un catino apposito; e con un “lention” (asciugatoio); che alla fine era divenuto una specie di divisa di chi serviva a tavola. 
  • Quando fu il turno di Simon Pietro, questi si oppose al gesto di Gesù: “Signore tu lavi i piedi a me?” e Gesù rispose: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; ma lo capirai dopo”; allora Pietro che non comprendeva il simbolismo e l’esempio di tale atto, insisté: “Non mi laverai mai i piedi”. Allora Gesù rispose di nuovo: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” ; e allora Pietro, con la sua solita impulsività, rispose: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. 
  • Questa lavanda è una delle più grandi lezioni che Gesù dà ai suoi discepoli; perché dovranno seguirlo sulla via della generosità totale nel donarsi; non solo verso le abituali figure; fino allora preminenti del padrone, del marito, del padre; ma anche verso tutti i fratelli nell’umanità; anche se considerati inferiori nei propri confronti. 

Dopo la lavanda

  • Dopo la lavanda Gesù, si rivestì ; e tornò a sedere fra i dodici apostoli; durante la notte di Giovedí Santo, instaurò con loro un colloquio di alta suggestione; accennando varie volte al tradimento; che avverrà da parte di uno di loro; facendo scendere un velo di tristezza e incredulità in quel rituale convivio. 
  • “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”; gli Apostoli erano sgomenti e in varie tonalità gli domandarono chi fosse; lo stesso Giovanni il discepolo prediletto, poggiandosi con il capo sul suo petto, in un gesto di confidenza, domandò: “Signore, chi è?”. E Gesù commosso rispose: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò” ;e intinto un boccone; lo porse a Giuda Iscariota, dicendogli: “quello che devi fare, fallo al più presto”; fra lo stupore dei presenti ; che continuarono a non capire, mentre Giuda, preso il boccone si alzò, ed uscì nell’oscurità della notte. 
  • Questa scena del Cenacolo di Giovedí Santo è stata in tutti i secoli soggetto privilegiato di tanti artisti; che l’hanno efficacemente raffigurata; generalmente con Gesù al centro e gli Apostoli seduti divisi ai due lati; con Giovanni appoggiato col capo sul petto; e con il solo Giuda seduto al di là del tavolo, di fronte a Gesù, che intinge il pane nello stesso piatto. L’atteggiamento di Gesù e degli Apostoli durante la scena del Giovedí Santo è sacerdotale; ma con i volti che tradiscono il dramma che si sta vivendo.
  • Dopo l’uscita di Giuda; il quale pur ricevendo con il gesto cordiale e affettuoso il boccone intinto nel piatto; che in Oriente era segno di grande distinzione; non seppe capire;ormai in preda all’opera del demonio; l’ultimo richiamo che il Maestro gli faceva; facendogli comprendere che lui sapeva del tradimento ordito d’accordo con i sacerdoti; e del compenso pattuito dei trenta denari. Gesù rimasto con gli undici discepoli riprese a colloquiare con loro. 
  • I discorsi che Gesú fece durante la notte di Giovedí santo, nel Vangelo di S. Giovanni, occupano i capitoli dal 13 al 17;con argomenti distinti ed articolati; dagli studiosi definiti ad ‘ondate’; perché essi sono ripresi più volte e in forme sempre nuove; ne accenneremo i più importanti. 
  • “Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete; ma, come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo, tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”. 
  • E a Pietro che insisteva di volerlo seguire; assicurandogli che era disposto a dare la sua vita per lui, Gesù rispose: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte”. 
  • Il discorso di Gesù durante la notte di Giovedí Santo, prosegue con una promessa: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Io vado a prepararvi un posto; ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. 

Il posto o la casa che ci aspetta

  • Il concetto del ‘posto’ o della casa che ci aspetta; risente dell’antica concezione che si aveva dell’aldilà; come una abitazione dove i defunti prendevano posto. Così nell’Apocalisse, il cielo era immaginato come una casa al cui centro stava il trono di Dio; circondato dalla corte celeste e dalle dimore dei giusti e dei santi. Anche nei testi rabbinici si legge che le anime saranno introdotte nell’aldilà, in sette dimore distinte per i giusti e sette per gli empi. 
  • A Tommaso che gli chiede: “Se non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”, Gesù risponde con un’altra grande rivelazione: “Io sono la Via, la Verità, la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. E a Filippo che chiede di mostrare loro il Padre, Gesù ribadisce la profonda unità e intimità fra lui e Dio Padre. 
  • Le sue parole e le sue opere di salvezza sono animate e sostenute dal Padre, che parla e opera nel Figlio. A questo punto Gesù; per la prima delle cinque volte che pronuncierà nei suoi discorsi di quella sera; nomina il ‘Consolatore’: traduzione del termine greco “paraklitos” (Paraclito); che solo nel Vangelo di Giovanni designa lo Spirito Santo; cioè il dono dello Spirito ;che sostiene nella lotta contro il male e che rivela la volontà divina; riservato ai credenti e che continuerà l’opera di Gesù dopo la sua Risurrezione. 
  • “Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la dò. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi…”. 

L’Istituzione dell’Eucarestia

  • I Vangeli di Matteo, Marco e Luca dicono poi che “Gesù; mentre mangiava con loro; prese il pane e pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo distribuì agli apostoli dicendo: “Prendete questo è il mio corpo”; poi prese il calice con il vino, rese grazie, lo diede loro dicendo: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti”. 
  • Gesto strano, inusuale; forse non subito capito dagli Apostoli; ma che conteneva il dono più prezioso che avesse potuto fare all’umanità: sé stesso nel Sacramento dell’Eucaristia; e con il completamento della frase: “fate questo in memoria di me”; riportata da Luca 22,19; egli istituiva il sacerdozio cristiano, che perpetuerà nei secoli futuri il sacrificio cruento di Gesù; nel sacrificio incruento, celebrato ogni giorno ed in ogni angolo della Terra; con la celebrazione della Messa. 
  • Inoltre rivolto a Pietro, ancora una volta, lo indica come capo della futura Chiesa; e primo fra gli Apostoli: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te; perché non venga meno la tua fede; e tu una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”; cioè di essere da sostegno agli altri nella fede; con ciò Gesù è sempre con lo sguardo rivolto oltre la sua morte e delinea il futuro della Chiesa. 
  • Nel prosieguo del suo discorso, Gesù ammaestra gli Apostoli con altra similitudine; quella della vite e dei tralci: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie; e ogni tralcio che porta frutto lo pota, perché porti più frutto…. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso, se non rimane nella vite; così neppure voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla…”. 
  • Poi preannuncia le persecuzioni e le sofferenze che saranno loro inflitte per causa sua: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me… Se hanno perseguitato me; perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato”. “ Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà, crederà di rendere culto a Dio”. 
  • Infine , dopo altre frasi di consolazione e rassicurazione dell’aiuto del Padre attraverso di Lui, Gesù conclude la lunga cena; con quella che nel capitolo 17 del Vangelo di S. Giovanni, è stata chiamata da s. Cirillo di Alessandria “la preghiera sacerdotale”; vertice del testamento spirituale, racchiuso nei ‘discorsi d’addio’ fatti quella sera. 
  • È una bellissima invocazione al Padre per raccomandargli quegli uomini; capostipiti di una nuova Chiesa; che hanno creduto in lui, tranne uno; perché veramente Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre; e lo hanno seguito lungo quegli anni; assimilato i suoi insegnamenti; disposti con l’aiuto dello Spirito, a proseguire il suo messaggio di salvezza

La festa del sacerdozio

  • Ecco perché, la Chiesa, celebra oltre l’Istituzione dell’Eucaristia, anche l’Istituzione dell’Ordine Sacro; è la “festa del sacerdozio cristiano” e della fondazione della Chiesa. 
  • Per concludere queste note sul Giovedì Santo, ricordiamo che Gesù dopo la cena, si ritirò nell’Orto degli Ulivi; luogo abituale delle sue preghiere a Gerusalemme; in compagnia degli Apostoli; i quali però, stanchi: della giornata, delle forti emozioni, della cena, dell’ora tarda, si addormentarono; più volte furono svegliati da Gesù; che interrompeva la sua preghiera: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”; “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole”; “Basta, è venuta l’ora: ecco il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori: alzatevi e andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”. 
  • Era cominciata la ‘Passione’ che la Chiesa ricorda il Venerdì Santo; i riti liturgici del Giovedì Santo, si concludono con la reposizione dell’Eucaristia in un cappella laterale delle chiese, addobbata a festa per ricordare l’Istituzione del Sacramento; cappella che sarà meta di devozione e adorazione, per la rimanente sera; e per tutto il giorno dopo; finché non iniziano i riti del pomeriggio del Venerdì Santo. 
  • Tutto il resto del tempio viene oscurato, in segno di dolore, perché è iniziata la Passione di Gesù; le campane tacciono, l’altare diventa disadorno; il tabernacolo vuoto con la porticina aperta, i Crocifissi coperti. 
  • Nella devozione popolare di tempi che furono, le madri raccomandavano ai figli di: non giocare, non correre o saltare; perché Gesù stava a terra nel “sepolcro”; nome erroneamente scaturito al tempo del Barocco; e indicante l’”altare della reposizione”; dove è posta in adorazione l’Eucaristia.

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Domenica delle Palme, ” la Parola”

Domenica delle Palme, il Vangelo

Domenica delle Palme. Il Vangelo della “passio”. La meditazione sui passi del Vangelo che accompagnano Gesú dall’ Osanna alla morte.

  • Con la Domenica delle Palme inizia la settimana santa, momento centrale di tutto l’anno liturgico.
  • Come consuetudine quindi, in questa Domenica, meditiamo sulla passione del Signore; quest’anno nella prospettiva matteana.

La Passione secondo Matteo

  • Matteo, durante la Domenica delle Palme dunque , ci offre una rilettura degli eventi alla luce della risurrezione. “Leggendo la Passione secondo Matteo assistiamo, come folla convocata, al processo di Gesù; nel quale si affrontano la volontà di Dio e quella degli uomini; in un dramma che è pasquale non solo per la sua collocazione temporale, ma anche per la sua dinamica” (E. Bianchi). Il racconto si apre con il tradimento di Giuda che vende il suo maestro, stimandolo trenta denari.

Giuda

  • Giuda è stato uno dei dodici: uno degli amici intimi di Gesù. Ma nonostante sia stato con lui, non lo ha conosciuto davvero. Segue il racconto della cena, una cena pasquale dove Gesù istituisce l’eucaristia. Nei segni del pane e del vino è significata la sua vita donata. Gesù la celebra con la sua comunità, una comunità non di “perfetti”, ma di discepoli peccatori: Giuda lo sta tradendo; Pietro, come preannunciato, lo rinnegherà; tutti gli altri, tranne Giovanni, scapperanno nell’ora della prova. “Sì, i convitati di quella cena sono dei peccatori, degli infedeli, un’assemblea che noi giudichiamo indegna di ricevere in dono la vita stessa del Signore. Ma quel dono è per la remissione dei peccati, il calice è sangue dell’alleanza versato per la remissione dei peccati, a cominciare da quelli dei Dodici” (E. Bianchi). 

Nel Getsemani

  • Quindi Gesù si reca nel Getsemani. Sa che la sua ora sta per compiersi e la affronta pregando. Per la prima volta chiede ai suoi discepoli di aver cura di lui, che preghino per lui. Commuove come il Signore non entri nella sofferenza da supereroe, ma senta paura, angoscia. E lotta pregando; trovando lì, nel rapporto con suo Padre, la forza per donarsi. Gesù sceglie di amare fino in fondo. Non fugge, non si difende, ma si dona liberamente. Affronta il male incombente con un amore sovrabbondante.

La cattura

  • Dopo la cattura ecco un processo religioso che si rivela una farsa. L’intento è solo trovare un capo d’accusa contro di lui. A Gesù viene chiesto se è lui il Messia, il Figlio di Dio. «Gesù risponde rinviando Caifa alle sue parole e alla sua coscienza (“Tu l’hai detto”: Mt 26,64); ma svelando anche che, proprio in quella morte ormai prossima, ci sarebbe stato lo svelamento del Figlio dell’uomo; seduto come Giudice alla destra di Dio nella gloria. Parole che indignano e spaventano Caifa, portandolo anche a strappare le sue vesti, segno che il sommo sacerdozio che giudica Gesù è ormai finito, svuotato» (E. Bianchi). Gesù viene poi percosso, umiliato. Pietro, intanto, per la paura finge di non conoscerlo, rinnegando la sua amicizia con lui. Il gallo del canto ne scuote la coscienza e, uscito fuori, piange amaramente. Invece Giuda nella sua disperazione si suicida.

Presso Pilato

  • Gesù è condotto da Pilato: il processo religioso poteva accusarlo ma non condannarlo a morte. Pilato interroga Gesù, temendo che ambisse al potere: “Sei tu il re dei giudei?”. La risposta di Gesù è una contro-domanda che rinvia Pilato alla sua coscienza. Pilato coglie l’innocenza di Gesù ma nessuno lo difende; e così, per non perdere il favore del popolo ed evitare sommosse che gli avrebbero dato grattacapi con l’imperatore, Pilato lo fa consegnare alla morte, lavandosene mani e coscienza.

Sul Golgota

  • Gesù dopo esser stato flagellato viene condotto sul Golgota, dove viene crocifisso tra due malfattori. «La parodia continua con un cartello che lo disprezza: “Costui è Gesù, il Re dei giudei” (Mt 27,37); un Messia fallito, condannato dall’autorità religiosa come bestemmiatore e da quella politica come malfattore, posto su una croce: il supplizio ignominioso riservato agli schiavi e ai maledetti da Dio e dagli uomini (cf. Dt 21,23; Gal 3,13). Sulla croce Gesù continua ad ascoltare oltraggi, nonché l’ultima eco delle tentazioni vissute all’inizio e poi sempre nella sua missione (cf. Mt 27,39-44). Scendere dalla croce manifestando la sua onnipotenza divina? Salvare se stesso come ha salvato tanti altri? Avere fede in Dio solo se lo libera da quella fine? No, Gesù resta fedele alla sua missione fino alla fine, per questo pone al Padre un’ultima domanda: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46; Sal 22,2). Non è una contestazione, ma una preghiera, una richiesta di luce nella tenebra, una confessione: “O Dio, ti resto fedele anche in ciò che vivo come abbandono, tuo silenzio, lontananza da te!”.

Il centurione pagano

  • Nessuno tra i presenti può comprendere, ma solo un centurione pagano, sotto la croce, vedendo quella morte arriva a confessare: “Davvero costui era Figlio di Dio!” (Mt 27,54). Così, mentre scende la sera e il corpo di Gesù viene deposto in un sepolcro da discepoli e discepole (cf. Mt 27,57-61), in un pagano è generata la fede in Gesù: in quella morte così atroce, il centurione vede che Gesù ha speranza; che resta fedele a Dio, che vive quella fine come dono, come amore per tutti gli uomini. Quella morte comincia ormai a manifestarsi come resurrezione; come vita, finché il terzo giorno si manifesterà in pienezza il grande mistero della Pasqua di Gesù (cf. Mt 28,1-10)» (E. Bianchi). 

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Francesco da Paola,il Santo dei tanti miracoli

Francesco da Paola il Santo Calabrese

Francesco da Paola , il santo Calabrese , fondatore dell’ordine dei minimi e generoso di miracoli

  • Il Santo Calabrese nasce a Paola il 27 marzo 1416 ; da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo; una coppia di contadini proprietari di terreni. Appena nato, Francesco si ammala ad un occhio. La mamma, per ottenerne la guarigione, fa voto a San Francesco d’Assisi di fargli indossare il suo abito per un anno; inviandolo come oblato in un convento francescano.

L’esempio

  • Francesco ha nei genitori i primi esempi da imitare nella preghiera e nella pratica penitenziale del digiuno e dell’astinenza.
  • Da adolescente, si reca a S. Marco Argentano; nel convento dei frati conventuali, per l’adempimento del voto fatto dai genitori. La permanenza tra i buoni frati è decisiva per la scelta della sua vita futura. Dopo 12 mesi peró, all’età di circa 16 anni, lascia il convento ; forse perché nella comunità dei frati francescani non si praticava la vita quaresimale ;che egli viveva già per conto proprio sull’esempio dei genitori.
  • Tornato a Paola, con i genitori, si reca in pellegrinaggio ad Assisi. A Roma, incontrando un cardinale con sfarzoso seguito, lo richiama sulle esigenze di semplicità evangelica. Durante il viaggio di ritorno, l’incontro con alcuni eremiti è decisivo per la sua scelta di vita.

La vita eremitica

  • Rientrato dal pellegrinaggio ad Assisi, decide di condurre vita eremitica e si ritira in un podere di suo padre ; distante quasi un chilometro da Paola. Disturbato dalle visite di conoscenti e curiosi, si ritira in un altro podere ancora più solitario e lì comincia a scavare una piccola grotta per riposarvi e pregare. L’eremitismo solitario di Francesco dura solo alcuni anni. La gente comincia a frequentarlo per cercare in lui preghiere, conforto, guida spirituale. I primi miracoli tra l’altro, accrescono moltissimo la sua fama; tanto che comincia un pellegrinaggio presso di lui da : Paola, i paesi circonvicini, Cosenza e via via da tutta la Calabria. Il carico dei problemi, che la gente deposita moralmente sulle sue spalle, lo rende interprete dei più poveri presso i potenti; che spesso si accostano a lui con sincera conversione.

L’azione sociale

  • Comincia così anche un’azione sociale, resa credibile agli occhi della gente attraverso uno stile di vita molto austero, da vero uomo libero dai condizionamenti terreni.
  • Tra la gente, che per tanti motivi va all’eremo per incontrarlo, ci sono alcuni che chiedono di condividere il suo stesso stile di vita. Comincia così l’Ordine dei Minimi.

Le indagini della Chiesa sul suo operato

  • La fama di Francesco, però, preoccupa la Curia Romana. Cosí tanto che Paolo II manda un suo inviato a Paola per indagare sulla vita di Francesco . Nel 1467 arriva a Paola Baldassarre de Gutrossis, originario di Spigno in Liguria, esperto di diritto canonico. Recatosi da Francesco, lo rimprovera per lo stile di vita troppo rigoroso e difficile da condividersi, sostenibile solo da un uomo “rustico e villano” come lui. Il santo allora, prendendo tra le mani dei carboni accesi, gli dice: “A chi ama Dio tutto è possibile”, dimostrandogli, così, che lo stile di vita da lui proposto per seguire la strada del Vangelo era possibile.

L’approvazione della Chiesa

  • Il visitatore apostolico, tornato a Roma, oltre a riferire positivamente sulla sua missione, chiede il permesso al papa per aggregarsi al movimento. Con il diploma Decet Nos l’arcivescovo di Cosenza, mons. Pirro Caracciolo, nel 1470 concede a Francesco l’approvazione del movimento ; e la facoltà di stendere statuti per il governo del nascente movimento; con la precisazione che questi non dovevano discostarsi dalla tradizione dei Padri.
  • Ha inizio così giuridicamente il movimento eremitico di S. Francesco di Paola. Poiché era sorto accanto ad un oratorio dedicato a S. Francesco d’Assisi; esso prende il nome di congregazione eremitica di S. Francesco d’Assisi.
  • Fu proprio lui, in una visione, a suggerire al Paolano di ingrandire la chiesa che aveva iniziato.
  • Nel 1474, dopo una inchiesta del vescovo di S. Marco Argentano, Sisto IV concede l’approvazione definitiva del movimento con la costituzione Sedes Apostolica

La fama di santità

  • La fama della santità di Francesco, si diffonde in tutto il regno di Napoli ; e il Santo viene invitato a fondare nuovi conventi alla cui costruzione collabora personalmente.
  • Sorgono così i conventi di Paterno Calabro, Spezzano della Sila, Corigliano, Maida, ove i seguaci praticano il suo stesso stile di vita, e rendono viva tra la gente la presenza del loro fondatore.

I miracoli

  • In tutti i conventi, Francesco , opera miracoli a beneficio di malati e bisognosi . Dopo la Calabria, anche in Sicilia si costruiscono nuovi conventi, a partire da quello di Milazzo. Il viaggio verso la Sicilia è segnato da scene di entusiasmo tra la gente; testimonianza della sua vita di fede e di intensa preghiera. E’ santificato da miracoli di ogni genere; come quello del passo di Borrello, quando fa trovare nella bisaccia di alcuni viandanti del pane fresco. In Sicilia, arriva attraversando lo stretto di Messina sul mantello; perché alcuni barcaioli a Catona si erano rifiutati di far salire sulla barca lui e i suoi compagni senza pagare. È il celebre miracolo che sta a fondamento del suo protettorato sul mare. Si trova in Sicilia quando viene chiamato alla corte di Francia. Il re Luigi XI, ammalatosi gravemente e venuto a conoscenza della santità di Francesco, lo vuole a corte per ottenere la guarigione.

Il desiderio di Francesco

  • Si rivolge al Papa Sisto IV e al re di Napoli Ferrante di Aragona perché esaudiscano il suo desiderio; obbligando a partire Francesco, che all’inizio si mostra riluttante. Per obbedire al Papa, Francesco, a malincuore, lascia la sua terra il 2 febbraio 1483, all’età di 67 anni; con tre frati ed alcuni nobili francesi. Parte a piedi da Paterno. Tutto il viaggio è segnato da tripudio di folla, che accorre a venerare il Santo Eremita. Anche i miracoli si susseguono. Giunto sul Pollino, manda l’ultimo saluto alla Calabria e lascia l’impronta dei suoi piedi sulla roccia. La pietra venne asportata e divisa tra il proprietario del suolo, don Troiano Spinelli e l’Ordine dei Minimi. La prima è conservata a Morano Calabro e l’altra a Paterno. Compie a piedi il viaggio sino a Napoli ; dove viene accolto a Porta Capuana dal re, dalla corte e, come sempre, dalla folla osannante. Il faccia a faccia con il re è drammatico. La benevolenza di Ferrante sembra dettata dalla convenienza politica. L’Eremita è sempre la voce della sua coscienza, ed egli lo teme e lo odia allo stesso tempo. Francesco approfitta di questo incontro , per richiamare ancora una volta il re sui problemi della giustizia nei confronti dei più poveri. È la prima volta che può dire personalmente al re quanto sia errata la sua condotta. È in questa occasione che egli avrebbe spezzato una moneta tra quelle offertegli e dalla quale fece scaturire sangue, dicendo: “Sire, questo è sangue dei poveri, che grida vendetta al cospetto di Dio”. Da Napoli a Roma , compie il viaggio in nave. 

L’incontro con Sisto IV

  • L’incontro con Sisto IV è affettuoso. Il Papa lo fa sedere accanto a sé e si intrattiene con lui in lungo colloquio a più riprese. Gli affida il compito di perorare la causa della Santa Sede presso il re di Francia ; per le diverse questioni politiche che interessavano la Chiesa e in genere l’Europa. Francesco ha l’occasione di manifestargli le sue preoccupazioni per la riforma della Chiesa. Parla della sua congregazione eremitica, del suo programma penitenziale, molto utile per la riforma tanto desiderata da tutti. Gli sottopone, perciò, la questione dell’approvazione della Regola del suo Ordine ; che conteneva questo suo progetto di vita evangelica, nuovo e originale, fondato sulla penitenza. Ripreso il viaggio in nave, nel marzo del 1483, dopo una serie di difficoltà affrontate sul mare in tempesta e per il tentativo di assalto di alcuni pirati, sbarcano a Bormes. Di qui prosegue a piedi per Fréjus, trovata deserta per l’imperversare della peste dalla quale l’intero paese viene salvato per l’intervento prodigioso di Francesco. A piedi la comitiva si dirige, quindi, verso il castello di Plessis-les-Tours, dimora del re malato. In viaggio Francesco non muta il suo stile di vita, fondato sulla preghiera e sull’ascesi.

Francesco a Tours

  • A Tours gli va incontro il figlio di Luigi XI, Carlo, con alcuni dignitari della Corte. Il re è molto malato. Molto diffidente dell’eremita, lo fa spiare nei suoi movimenti. Lo tenta anche con monete d’oro e con una immagine della Madonna in oro. Francesco rifiuta e ammonisce anche lui, come già aveva fatto con il re di Napoli: “Sire, restituite queste monete d’oro a chi le avete estorte con le vostre tasse ingiuste.” 
  • Francesco non opera il miracolo della guarigione, ma prepara il re a morire serenamente e cristianamente ; e gli promette di rimanere in Francia fino a quando il principe Carlo avrebbe raggiunto la maggiore età ; per prendere in mano le redini del regno. Per riconoscenza, il re risolve alcune questioni politiche per le quali Francesco aveva chiesto l’intervento. Dopo la morte del re Luigi XI, benché desideroso di ritornare nella sua terra, Francesco è trattenuto a corte ancora per diversi anni. In Francia Francesco nulla muta del suo stile di vita; improntato a forte austerità, a lavoro manuale, alla preghiera intensa dinanzi ad un crocifisso di legno. Nel parco reale di Plessis-les-Tours trova una grotta, dove si ritira per pregare durante le pause di lavoro. Rivive così la contemplazione delle origini a Paola. Anche qui molti giovani sono attratti dalla sua vita. E lo seguono con entusiasmo. Presso la corte dei re francesi, molti uomini di Chiesa, desiderosi di riforma, vedono in lui un segnale concreto di rinnovamento.

L’Ordine dei minimi e l’addio

  • L’Ordine dei Minimi cresce sempre più. E Francesco si occupa della Regola che ne deve regolare la vita, e che il papa approva.
  • Inoltre, si occupa personalmente della costruzione dei conventi di Genova sul colle Caldetto e di Roma sul Pincio; e della preparazione del Capitolo Generale per il dicembre del 1507. La domenica delle Palme del 28 marzo 1507 Francesco si ammala di una febbre insistente fino ad aggravarsi durante la settimana santa. Il giovedì, nonostante la febbre e l’età avanzata, 91 anni, si reca in chiesa per par-tecipare alla Messa in Coena Domini. Riceve con grande devozione, tra le lacrime, la comunione e dopo assiste alla cerimonia della lavanda dei piedi. Il venerdì santo, convocati tutti i religiosi, li esorta ad osservare la Regola; alla carità scambievole e, soprattutto, alla osservanza del voto di vita quaresimale. Per vincere le perplessità di alcuni, egli prende ancora una volta il fuoco tra le mani; per ricordare il principio che lo aveva guidato per tutta la vita: A chi ama Dio tutto è possibile. Poi, dopo avere designato come suo successore nel governo dell’Ordine, padre Bernardino Otranto da Cropalati, si fa leggere la Passione del Signore secondo Giovanni; si asperge più volte con l’acqua benedetta, guardando ripetutamente verso il Crocifisso. Poco prima di spirare, pronuncia

L’ultima preghiera

  • “O Signore Gesù Cristo, buon pastore delle anime nostre, conserva i giusti, converti i peccatori, porta in cielo le anime dei defunti  e sii propizio a me miserabilissimo peccatore”
  • E così muore verso le ore 10 del 2 aprile (venerdì santo) del 1507

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25 Marzo: l’Annunciazione del Signore

25 Marzo, la Salvezza inizia da qui

Il 25 Marzo i cattolici ricordano l’Annunciazione del Signore. Da qui inizia la storia di Salvezza dell’umanità

  • 25 Marzo. Quella di oggi é una solennità molto importante ; perché celebra l’annuncio dell ‘ Angelo a Maria . L ‘ inizio dell ‘ incarnazione ; il meraviglioso incontro tra il divino e l ‘ umano ; tra il tempo e l ‘ eternità.

L ‘ incarnazione

  • É il Signore che si incarna in Maria. É Dio che sceglie , come Madre del proprio Figlio ; una fanciulla ebrea ,a Nazaret : Maria che , al termine del colloquio con l’angelo, dà il suo si con una espressione molto eloquente .

La risposta di Maria

  • Quella di Maria non é una risposta che dice solamente : ” Faró quanto hai detto; mi impegnerò a compiere questo servizio ” . Ma esprime una consacrazione : ” Sia fatto di me , della mia persona , quello che hai detto ” .

Maria realizza il mistero della fede

  • L ‘ annuncio in Maria é un ascolto che accoglie e genera . Cosí realizza in sé stessa il mistero della fede , accettando Dio com ‘ é . La povertà totale , ” sono la serva del Signore ” , di chi rinuncia all ‘ agire proprio per lasciare il posto a Dio , é in grado di contenere l ‘ Assoluto . É figura di ogni uomo e di tutta la Chiesa ; che , nella fede , continua a concepire e a generare Dio stesso .

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Chiesa: l’indulgenza plenaria per coronavirus

La Chiesa decreta l’indulgenza plenaria per : malati, operatori socio-sanitari e per chi prega per la loro salvezza

La Chiesa decide per l’indulgenza plenaria per tutti i protagonisti del coronavirus

  • La Chiesa offre la possibilità di ottenere l’Indulgenza plenaria ai fedeli malati di Coronavirus, agli operatori sanitari; ai familiari e a tutti coloro che a qualsivoglia titolo, anche con la preghiera, si prendono cura di essi. Lo stabilisce un Decreto della Penitenzieria apostolica pubblicato ieri; firmato dal cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza e dal reggente, monsignor Krzysztof Nykiel.

La lettera di accompagnamento

  • Inoltre, la Penitenzieria – afferma una nota che accompagna il Decreto – per “la gravità delle attuali circostanze”; e “soprattutto nei luoghi maggiormente interessati dal contagio pandemico; e fino a quando il fenomeno non rientrerà”, ricorda la possibilità di impartire “l’assoluzione collettiva”, cioè a più fedeli insieme, “senza la previa confessione individuale”.

Come si ottiene l’indulgenza plenaria?

  • Per avere l’Indulgenza plenaria, i malati di coronavirus, quanti sono sottoposti a regime di quarantena, nonché gli operatori socio- sanitari e i familiari che, si espongono al rischio di contagio per assistere chi è colpito dal Covid-19; potranno anche semplicemente recitare il Credo, il Padre nostro e una preghiera a Maria.
  • Gli altri potranno scegliere tra varie opzioni: visitare il Santissimo Sacramento o l’adorazione eucaristica o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora; oppure la recita del Rosario, la Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia ; chiedendo a Dio la cessazione dell’epidemia, il sollievo per i malati e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé.
  • L’Indulgenza plenaria può essere ottenuta anche dal fedele che in punto di morte si trovasse nell’impossibilità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi e del Viatico: in questo caso si raccomanda l’uso del crocifisso o della croce.

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Giuseppe, il Custode del Redentore

San Giuseppe, lo sposo della Beata Vergine Maria

19 Marzo- Oggi si Festeggia San Giuseppe, il custode del redentore

  • Oggi é il giorno in cui si celebra San Giuseppe. Un Santo a cui Papa Francesco é molto devoto; tanto da inserire nel suo stemma il fiore di nardo; il fiore che rappresenta proprio il padre terreno di Gesú.

Non era vecchio

  • Ormai da lungo tempo, si é abbandonata l’idea, piuttosto diffusa, di un Giuseppe vecchio, che non ha nulla da dire ; messo in disparte. Come se fosse un di piú nella vicenda umana di Gesú e nella storia di Maria; che pure é la sua sposa.

Protagonista del disegno divino di salvezza

  • Giuseppe, pur abituato all’odore del legno e della resina, con le mani indurite dal lavoro e silenzioso; è invece protagonista del disegno divino di salvezza.
  • Matteo lo sottolinea definendolo “giusto” . Giuseppe é un uomo tutt’altro che inconsapevole e marginale. É una persona che vuole rendersi conto. E, se pensa di ritirarsi in disparte, non lo fa per pusillanimitá; ma per la coscienza del suo limite e della sua piccolezza di fronte al mistero che ha avvolto Maria, la sua sposa. É rispetto per lei e per l’opera che Dio sta realizzando.

In sogno

  • ” Il bambino che é generato in lei, viene dallo Spirito Santo ( Matteo I, 20)”. Si sente dire Giuseppe in sogno. Perciò non temere”. Da quel momento quindi, non ha dubbi; decide e si getta con generosità nell’impresa. E cosí, come per Maria, quando avviene l’incontro tra la volontà divina e la disponibilità umana, si compiono meraviglie.

Protettore di..

  • Venerato come Santo  sia dalla Chiesa cattolica che ortodossa, fu dichiarato patrono della  Chiesa Cattolica dal beato Pio IX l’8 dicembre 1870. San Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono anche collettivamente riconosciuti come la Sacra Famiglia. Di cui Giuseppe appunto, ne é definito ” il custode”.
  • Il padre terreno di Gesú, tra l’altro, é il Santo Protettore di : agonizzanti, artigiani, carpentieri, ebanisti; economi, esiliati, falegnami, lavoratori, moribondi, Operai, padri di famiglia, pionieri, procuratori legali e senzatetto. Inoltre viene invocato per ottenere una buona morte, contro le tentazioni carnali e sessuali.

Stasera alle ore 21:00

  • Sintonizzandosi su TV2000, si potrà recitare il Rosario in comunione spirituale con tutti i fratelli, per chiedere la liberazione dell’ Italia dal coronavirus.

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Beati quelli che hanno fame e..

Il Catechismo di Papa Francesco:” Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia”

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia:la terza beatitudine del Discorso della Montagna

  • “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati” ( Matteo 5,v6). Durante l’Udienza generale di mercoledí , 11 Marzo 2020, Papa Francesco prosegue il suo incontro di catechesi con i fedeli. Lo scenario é diverso da quello consueto. Non piú una piazza S. Pietro gremita di fedeli. Ma lo Studio del Palazzo Apostolico; con Papa Francesco circondato dai Cardinali di rappresentanza; che mantengono la distanza di sicurezza. Purtroppo le cose vanno cosí in una delle fasi piú tristi del coronavirus. Comunque.

L’udienza

  • L’udienza generale inizia con la lettura di alcuni passi del salmo 119. Papa Francesco, se ne serve , per meglio esplicitare la terza Beatitudine. Una condizione di felicità, che Gesú, secondo il Vangelo di Matteo, individua nel discorso della Montagna.
  • ” Io mi consumo nel desiderio dei tuoi giudizi in ogni momento. I tuoi insegnamenti sono la mia delizia: sono essi i miei consiglieri. Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediteró le tue meraviglie.”
  • Dopo la lettura, il Pontefice, approfondisce l’incontro, menzionando la terza beatitudine . E rimarca piú volte il concetto: ” Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”.

Fame e sete sono bisogni primari

  • Papa Francesco spiega che fame e sete sono bisogni primari. ” Un’esigenza primaria di nutrimento “. Ma di quale fame e di quale sete parla Gesú?
  • L’uomo ha sete di giustizia. E le ingiustizie degli uomini, a loro volta, non sono lettera morta. Perché le ferite che dipendono dalle stesse, “giungono al cuore del Padre”. Che le conosce e le condivide. Dio non ha mai dimenticato l’uomo. Per questo infatti é sceso a liberare il suo popolo ( tratto dall’Esodo).
  • “Ma la sete di giustizia dell’uomo é piú grande del diritto; e piú perfetta della condizione umana”. “Un salmo recita: ” Dio tu sei il mio Dio. All’aurora ti cerco ed a te anela l’anima mia”. Parole queste, che esprimono al meglio l’inquietudine che abita il cuore dell’uomo . C’é una sete interiore; una fame interiore; un anelito; una sete di caritá e fede; e di Dio. Un desiderio di Dio, suscitato dallo Spirito Santo.

Come conservare la fame e la sete di Dio

  • Per questo Dio manda la Chiesa all’umanità; sotto la guida dello Spirito Santo. Per consentire a ciascuno di noi di mantenere viva la nostra vita; familiare; di relazione; sociale . Difatti, ogni persona ” é chiamata a riscoprire cosa importa veramente ; e cosa sia secondario.” Una fame ed una sete questa, che Dio non deluderà. Che se assecondate saranno saziate. E la risposta sará: il Santo Amore di Dio; la voglia di trovare Dio e di fare bene agli altri.

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Il Rosario e l’importanza della Preghiera

Il Rosario, preghiera semplice ed indispensabile

Il Rosario, la pratica spirituale che arricchisce la vita del fedele

  • “Per essere apostoli del Santo Rosario, occorre fare esperienza in prima persona della bellezza e della profondità di questa preghiera; semplice ed accessibile a tutti. ”
  • “É necessario anzitutto lasciarsi condurre per mano dalla Vergine Maria; e contemplare il volto di Cristo. Un volto gioioso, luminoso, doloroso e glorioso.
  • Chi , come Maria e insieme con lei, custodisce e medita assiduamente i misteri di Gesú, assimila sempre piú i suoi sentimenti, conformandosi a Lui.”

Cos’è?

  • ” Il S. Rosario é scuola di contemplazione e di silenzio. A prima vista , potrebbe sembrare una preghiera che accumula parole; difficilmente conciliabile con il silenzio che viene ” giustamente raccomandato” per la meditazione e la contemplazione. In realtà, questa cadenzata ripetizione dell’Ave Maria non turba il silenzio interiore; anzi lo richiede e lo alimenta. Cosí, recitando le Ave Maria occorre fare attenzione a che le nostre voci non ” coprano” quella di Dio. Il quale parla sempre attraverso il silenzio, come il sussurro di una brezza leggera. ( 1 Re 19,12). Quanto é importante allora curare questo silenzio pieno di Dio! E questo, sia nella recita personale che in quella comunitaria!In particolare, é necessario che si percepisca il Rosario come preghiera contemplativa. E questo non puó avvenire se manca un clima di silenzio interiore”. ( Benedetto XVI, Meditazione, 19 Ottobre 2008).

La struttura

  • La preghiera é il nutrimento dell’anima. É il sussulto del cuore che si rivolge al suo Signore . L’incontro della creatura con il Creatore. Parola e silenzio; sussuro e grido; ringraziamento ed invocazione.
  • All’inizio di qualunque preghiera, compreso il S. Rosario dunque, invochiamo lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo Consolatore; il Maestro interiore che ci insegna a pregare; da invocare all’inizio e al termine di qualsiasi azione importante. Subito dopo aver invocato lo Spirito Santo quindi, recitiamo il Credo; come figli dell’Unica Chiesa che riaffermano la loro fede; giunta fino a noi dagli Apostoli. E poi, per ogni mistero: enunciamo il mistero e leggiamo il versetto biblico appropriato. Una breve pausa per meditare in silenzio e quindi preghiamo ogni decina del Rosario nel seguente modo:
  • Padre Nostro; 10 Ave Maria; Gloria al Padre
  • Possiamo concludere ogni decina con canti o invocazioni come:
  • ” Gesú mio perdona le nostre colpe; preservati dal fuoco dell’Inferno; porta in cielo tutte le anime; specialmente le piú bisognose della Tua Misericordia “.
  • Dopo aver recitato tutte e cinque le decine; e meditato i 5 misteri , per concludere recitiamo il ” Salve Regina ; le Litanie laureate e le preghiere conclusive.

I misteri

  • Lunedí e Sabato, si recitano i Misteri della gioia . Quali; L’Annunciazione, La visita di Maria ad Elisabetta, La nascita di Gesú; e La presentazione di Gesú al Tempio Gesú dodicenne tra i dottori del tempio).
  • Martedí e Venerdí, invece meditiamo i Misteri del dolore. Cioé : L’agonia di Gesú nell’orto del Getsémani, La flagellazione di Gesú alla colonna, La incoronazione di spine, La salita di Gesú al calvario; La crocifissione e morte di Gesú ).
  • Mercoledí e Domenica, inoltre, recitiamo:
  • La Risurrezione di Cristo, L’Ascensione di Gesú al cielo, La Pentecoste, L’Assunzione di Maria e L’Incoronazione di Maria).
  • Giovedí infine, riflettiamo su : Il Battesimo nel Giordano, Le nozze di Cana, L’Annuncio del Regno di Dio, La Trasfigurazione. E L’Istituzione dell’Eucarestia).

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Digiuno in tempo di Quaresima

Digiuno e Quaresima. Origini e significato

Digiuno quaresimale. Come, dove,quando e perché.

  • La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame”. Quaranta è una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. 

Il digiuno

  • Con “digiuno”, generalmente, si intende l’astinenza dal cibo ; ma si fa riferimento anche altri tipi di privazione, finalizzate a farci condurre una vita più sobria. Questi “costituiscono un’importante occasione di crescita; perché “ci permettno di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario”; e “ci fa più attenti a Dio e al prossimo”; ridestando “la volontà di obbedire a Dio; che, solo, sazia la nostra fame”.(Papa Francesco)

L’elemosina

  • L’astinenza dal cibo e dal lusso, tra l’altro, sono legate poi all’elemosina. In particolare dunque, tutto ció che un cristiano sarebbe tenuto a fare sempre; in tempo di quaresima deve praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione; questo perché si possa adempiere la norma apostolica del digiuno quaresimale ; che consiste nell’astinenza non solo dai cibi; ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina; la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone”.( San Leone Magno)

Il digiuno santifica

  • Il digiuno comunque, è reso santo dalle virtù che l’accompagnano; soprattutto dalla carità; da ogni gesto di generosità, che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Secondo papa Francesco, “l’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello”.

Il Mercoledì delle Ceneri

  • Il Mercoledì delle Ceneri é il giorno in cui comincia il percorso quaresimale. Durante lo stesso, cosí come il Venerdí Santo , si pratica l’ astinenza dalle carni. Mentre in tutti gli altri venerdì di Quaresima, si è invitati all’astensione dalla sola carne. Con il digiuno quaresimale quindo è possibile vincere “le passioni” ed elevare “lo spirito”.

Perché si digiuna?

  • Ci è chiesto di digiunare , non certo per disprezzare il cibo; né per reprimere l’appetito; ma proprio, al contrario, per sottolinearne ancora di più il valore, una volta che viene illuminato dalla luce divina”.

Le regole per i fedeli

  • La legge del digiuno, obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni ; e non hanno ancora iniziato il 60° anno. Mentre la legge  dell’astinenza della carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni compiuti.
  • Il digiuno consiste nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso della giornata.
  • L’astinenza invece, vieta l’uso della carne; di estratto o brodo di carne, ma non quello delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale.
  • Chi puó evitare il digiuno?
  • – coloro che digiunerebbero con grave incomodo: ammalati, convalescenti, deboli di nervi, donne che allattano o incinte;
  • – poveri che hanno già poco cibo a disposizione;
  • – coloro che esercitano un lavoro che è moralmente e ordinariamente incompatibile con il digiuno (es: lavori pesanti);
  • – coloro che fanno un lavoro intellettuale molto faticoso (es. studenti sotto esami);
  • – chi deve fare un lungo e faticoso viaggio; per un maggiore bene o per un’opera di pietà più grande; se questa è moralmente incompatibile con il digiuno (es.: assistenza ai malati).
  • Chi puó evitare l’astinenza?
  • – i poveri che ricevono carne in elemosina e non hanno altro da mangiare;
  • – gli infermi, i convalescenti, i deboli di stomaco, le donne che allattano, le donne incinte se deboli;
  • – gli operai che fanno lavori più pesanti quotidianamente;
  • – tutti coloro che esercitano in servizio essendovi costretti; e che non possono avere altro cibo sufficientemente nutriente.

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Coronavirus, precauzioni in chiesa

Coronavirus, le norme igienico-sanitarie per i fedeli

Coronavirus, il monito dei vescovi calabresi. Informáti si puó.

  • I vescovi calabresi, seguendo di pari passo le istruzioni del Ministero della Salute invitano alla prudenza. E chiedono, a sacerdoti e fedeli, di prendere precauzioni igienico-sanitarie.
  • Secondo quanto già stabilito dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, la Conferenza episcopale calabra ha adottato le seguenti misure per tutte le diocesi della Calabria. OCCORRE: svuotare le acquasantiere; evitare di bagnarsi gli occhi con l’acqua benedetta in occasione dell’imposizione delle ceneri; evitare il segno della pace durante la Messa; dare la comunione solo sulla mano; evitare la comunione sotto le due specie; evitare, come in uso in molte delle nostre comunità parrocchiali le condoglianze, al termine dei funerali, dei trigesimi e degli anniversari; lavarsi bene le mani (presbiteri, diaconi, ministri dell’eucarestia).
  • I vescovi Calabresi tra l’altro, chiedono ai sacerdoti di sostenere i fedeli con sapienza evangelica. Trasmettendo loro fiducia, serenità, prudenza e buon senso.

Integrazioni

  • Quando statuito, va a completare le disposizioni della nota della Cec, l’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova; lettera diffusa per mezzo del Vicario generale, monsignor Salvatore Santoro; che ha esteso alcuni consigli per i parroci reggini.
  • In particolare, i Pastori chiedono ai sacerdoti di valutare la convenienza di sospendere, in via prudenziale; e magari fino a domenica, le attività pastorali di tipo catechistico, oratoriale e di coinvolgimento delle associazioni presenti in parrocchia. Questa prescrizione, peró , non riguarda la celebrazione delle Messe feriali e festive.

In conclusione

  • Per i motivi suesposti, chi scrive, ha ritenuto necessario avvisare tutti i fedeli. Affinché in coscienza ed in prudenza, valutino i comportamenti piú opportuni da osservare.

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L’ira , la scintilla di tutti i mali

L’ira, una fiamma da spegnere in fretta

L’ira, come spegnere le sue fiamme alla luce delle Sacre Scritture. Parla Papa Francesco

  • Roma -19/02/2020 –Vangelo secondo Matteo .Cosí Papa Francesco apre l’Udienza Generale dedicata alla catechesi sulla terza delle otto beatitudini . “Beati i miti perché avranno in eredità la terra” (Mt 5,5).
  • Il mite è colui che eredita il più sublime dei territori. Non è un codardo, un fiacco che si trova una morale di ripiego per restare fuori dai problemi. Tutt’altro! È una persona che ha ricevuto un’eredità e non la vuole disperdere”.

Chi é il mite?

  • “Il mite non è un accomodante ma è il discepolo di Cristo che ha imparato a difendere ben altra terra – ha aggiunto -. Lui difende la sua pace, difende il suo rapporto con Dio e i suoi doni, custodendo la misericordia, la fraternità, la fiducia, la speranza”.

Gli effetti dell’ira

  • Riflettendo sul fatto che “le persone miti sono misericordiose”, Francesco ha fatto riferimento al “peccato dell’ira”, ponendo alcune domande. “Quante cose abbiamo distrutto con l’ira? Quante cose abbiamo perso?”. “Un momento di collera può distruggere tante cose – ha continuato -; si perde il controllo e non si valuta ciò che veramente è importante; e si può rovinare il rapporto con un fratello, talvolta senza rimedio”. Osservando che “per l’ira tanti fratelli non si parlano più, si allontanano l’uno dall’altro”.

Il pregio della mitezza

  • Il Papa ha evidenziato che “la mitezza unisce sempre, l’ira separa”. “La mitezza è capace di vincere il cuore, salvare le amicizie e tanto altro, perché le persone si adirano ma poi si calmano; ci ripensano e tornano sui loro passi, e si può ricostruire”.

Conclusioni

  • In conclusione, “la ‘terra’ da conquistare”,  cioè “la salvezza di quel fratello di cui parla lo stesso Vangelo di Matteo”. “Non c’è terra più bella del cuore altrui, non c’è territorio più bello da guadagnare della pace ritrovata con un fratello. Questa è la terra da ereditare con la mitezza!”.

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L’Angelo Custode Esiste

L’Angelo Custode, come lo spiega Papa Francesco

L’Angelo Custode: natura e funzioni, alla luce degli insegnamenti di Papa Francesco

  • Papa Francesco docet: ” Tutti noi secondo la tradizione, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce” . Una presenza ( afferma nell’ omelia da Santa Marta del 02 Ottobre 2015), che ci consiglia e ci ispira bene; se sappiamo essere docili all’ascolto di questo ambasciatore; che é accanto a noi nel nome Suo”.

Ma chi é l’Angelo custode?

  • É l’angelo che Dio prepone ad ogni essere umano. “Nel concilio di Trento e nel catechismo tridentino lo si descrive come colui che accompagna ogni creatura umana dalla nascita fino alla morte; affinché possa aiutarlo a camminare su strade buone, illuminarlo e difenderlo dal maligno” .

L’assegnazione

  • L’Angelo non viene messo accanto a noi in maniera anonima. E una volta finito il percorso della persona che gli era stata affidata, non ” riassegnato : a un’altra.
  • Tra l’angelo custode e l’essere umano si stabilisce infatti un contatto profondo ed intimo; una comunione spirituale efficace. Secondo alcuni autori moderni, tra cui il filosofo e teologo ortodosso Sergej Bulkalov, l’angelo viene creato da Dio; in commisurazione al singolo essere umano a cui viene preposto per custodirlo”.

Quando bisogna convocarlo?

  • É opportuno invocarlo soprattutto nei momenti di difficoltà e nelle malattie, ma non solo. Cosí ci invita papa Francesco: ” Com’é il rapporto con il mio angelo Custode? Lo ascolto? Gli dico buongiorno, al mattino? Gli dico: ” Custodiscimi durante il sonno? Parlo con lui? Gli chiedo consiglio?”.

Come sono gli angeli?

  • L’iconografia li rappresenta come una figura dai lineamenti umani, ma dotata di ali. Se l’aspetto umano ci ricorda che egli é accanto a noi e condivide la nostra esistenza; le ali esprimono invece la loro spiritualità, fatta di dinamismo e di moto; di presenza immediata ovunque il Signore li mandi.
  • Ma al di la di queste rappresentazioni, come dobbiamo concepirli? ” In quanto esseri puramente spirituali, non hanno una fisionomia configurata antropologicamente. Secondo l’esperienza di alcuni mistici, tra cui San Pio da Pietrelcina o Natuzza Evolo, si puó dire che sono espressione di una luce che colpisce la nostra vista e tocca il cuore…si pensi all’ angelo serafino che appare a San Francesco d’Assisi e gli dona le stigmate. Sono “luci seconde”, ovvero riflessi della luminosità celeste. Per cogliere la loro presenza occorre una dimensione orante e di silenzio; affinché i loro segnali non vengono sopraffatti dal chiasso esteriore e dalle dissipazione interiori”.

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Il mese dello Spirito Santo: Febbraio

Il mese dedicato allo Spirito Santo: Febbraio

Il mese dello Spirito Santo, tra le righe di Papa Francesco ( Omelia, 9 Giugno 2019)

  • Lo Spirito Santo, è’ l’Amore del Padre e del Figlio; è la terza persona della Santissima Trinità. Ed è il dono più prezioso che possiamo chiedere al Padre. In particolare, quando lo Spirito Santo scende in un’anima e la mette in preghiera, questa si riempie di pace e gioia ineffabili. S. Giovanni Maria Vianney, a tal proposito dice:
  • Senza lo Spirito Santo siamo come una pietra della strada. Prendete una spugna imbevuta d’acqua e nell’altra un sasso; premeteli ugualmente; dal sasso uscirà niente e dalla spugna si vedrà uscire acqua in abbondanza. La spugna è l’anima riempita di Spirito Santo. E la pietra è il cuore freddo e duro dove non abita lo Spirito Santo”.

Febbraio

  • Febbraio é il mese dedicato a questa Persona della Santissima Trinità . Papa Francesco in una delle sue omelie dice.
  • Oggi nel mondo le disarmonie sono diventate vere e proprie divisioni. C’é chi ha troppo e c’é chi nulla; c’è chi cerca di vivere 100 anno e chi non puó venire alla luce. Abbiamo bisogno dello Spirito di unità, che ci rigenera come Chiesa. Come popolo di Dio e come umanità intera. Sempre c’è la tentazione di costruire nidi. Di raccogliersi attorno al proprio gruppo, alle proprie preferenze. Il simile col simile. Allergici a ogni contaminazione. E dal nido alla setta il passo é breve, anche dentro la Chiesa. Quante volte si definisce la propria identità contro qualcuno o contro qualcosa!

L’azione dello Spirito Santo

  • Lo Spirito Santo ,invece, congiunge i distanti, unisce i lontani, riconduce i dispersi. Fonde tonalità diverse in un’unica armonia, perché vede anzitutto il bene, guarda l’uomo prima che ai suoi errori; alle persone prima che alle loro azioni. Lo Spirito plasma la chiesa , plasma il mondo come luoghi di figli e di fratelli. Figli e Fratelli: sostantivi che vengono prima di ogni altro aggettivo. Va di moda oggettivare, purtroppo anche insultare. Possiamo dire che noi viviamo una cultura dell’aggettivo che dimentica il sostantivo delle cose; e anche in una cultura dell’insulto; che é la prima risposta ad un’opinione che io non condivido. Poi ci rendiamo conto che fa male, a chi é insultato, ma anche a chi insulta. Rendendo male per male, passando da vittime a carnefici, non si vive bene. Chi vive secondo lo Spirito, invece, porta pace dove c’é discordia, concordia dov’é conflitto.

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Presentazione del Signore

Presentazione di Gesú, la festa della candelora

Presentazione di Gesú, la luce che illumina le genti

  • Questa festa ha origine in Oriente e dal IV secolo si diffonde anche in Occidente. Essa ricorda che Gesú, 40 giorni dopo la nascita, viene riportato al tempio per essere riscattato con il sacrificio di 2 colombe; secondo la legge di Mosé e per incontrare il suo popolo. ” Portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Come é scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito, Sara sacro al Signore( Lc 2.22 -23).
  • Questo atto evidenzia l’umiltà e lo spirito di obbedienza della Sacra Famiglia alla legge ebraica.

La festa in passato

  • In passato era chiamata “la Festa delle Luci, in relazione alle parole di Simeone. Che nel suo Cantito definisce Gesú .” Luce per illuminare le genti”. Questa festa viene chiamata anche ” Candelora“, per l’uso popolare di benedire le candele. In passato le candele benedette venivano conservate con cura e riutilizzate nella vita di famiglia.

Si chiudono le feste Natalizie

  • La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie. Con l’offerta della Madre e la profezia di Simeone che apre il cammino verso la Pasqua.
  • Gesú si offre al Padre in un totale abbandono, che anticipa quello della sua passione e crocifissione. Maria e Giuseppe manifestano la loro totale obbedienza al volere divino; unendosi all’offerta del Figlio.

Benedizione delle candele e processione

  • All’ora stabilita, il popolo si raccoglie in una chiesa succursale o in altro luogo adatto; fuori della chiesa verso la quale si dovrà dirigere la processione, i fedeli tengono in mano le candele che accenderanno durante il rito. Il sacerdote e i ministri indossano i paramenti per la Messa di colore bianco. Invece della casula , il sacerdote e i ministri indossano i paramenti per la Messa di colore bianco. Invece della casula, il sacerdote puó usare il piviale, ma solo per la benedizione delle candele, si canta questa antifona.
  • “Il Signore nostro Dio verrá con potenza, e illuminerà il suo popolo. “

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Agnese, la Santa di via Nomentana

Agnese, la Santa Romana

Agnese: la santa protettrice di vergini, fidanzate, medici tricologi,  giardinieri e calvi

  • La piccola Agnese, di famiglia romana e cristiana; forse patrizia; secondo alcuni figlia di liberti, si consacrò prestissimo a Dio.
  • A dodici anni, durante le persecuzioni di Diocleziano, mentre molti cristiani abiuravano, mantenne la sua fedeltà al Cristo.
  • Il figlio del prefetto di Roma, dopo averla vista, si invaghí di lei ed iniziò a corteggiarla. Lei peró ,lo respinse.

Il martirio

  • Per questo, allora, il giovane rampollo la denunciò alle autorità. Si pensa , che forse, fu lo stesso prefetto a ordinare l’esposizione di lei, nuda, in un luogo per pubbliche prostitute. I carnefici poi, gettarono la fanciulla nel fuoco, ma le fiamme si divisero senza lambirla. Mentre i capelli le crebbero al punto di ricoprire il corpo nudo. Infine, gli aguzzini, la trafissero con un colpo di spada alla gola; così come si uccidevano gli agnelli.
  • Anche per questo, nell’ iconografia, è raffigurata spesso con un agnello; simbolo del candore e del sacrificio. Gli studiosi collocano il martirio di Santa Agnese nel 304.
  • Dopo la sua morte, alcune anime Pie, seppelliscono il corpo nelle catacombe lungo la via Nomentana; oggi conosciute con il suo nome. 

La tradizione degli agnellini

  • Il nome di Agnese, ha la radice greca delll’ aggettivo haghnòs = puro, casto; Gli studiosi , tra l’altro, lo collegano al termine latino agnus (agnello); di sapore biblico e di riferimento simbolico. Agnese infatti vinse per il sangue dell’Agnello. E realizzò, in sé, le nozze mistiche che l’Agnello celebra con la Chiesa, sua sposa. Nel IX secolo, inoltre, sconosciuti privarono il corpo di sant’ Agnese della testa; E la trasportarono nel Sancta Sanctorum di Palazzo del Laterano. Il 21 gennaio del 1621, tra l’altro, alcuni fedeli posero il corpo della santa riposto in una cassa d’ argento; sotto l’altare maggiore della basilica di via Nomentana. L’ insigne reliquia della testa, per volere di Pio X, fu posta in un reliquiario nella chiesa di piazza Navona. Si cita anche un reliquiario, con un braccio della santa, nella sacrestia di San Pietro in Vincoli.
  • Secondo un’antica usanza, nella basilica della Nomentana, ogni anno il 21 gennaio, vengono benedetti due agnelli allevati da religiose. Con la loro lana, inoltre, le benedettine di Santa Cecilia, tessono i sacri pallii ; bianche stole dei patriarchi e dei metropoliti cattolici; che il Papa benedice la sera del 28 giugno sulla tomba di san Pietro.

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Antonio Abate,il Padre del monachesimo

Antonio Abate, il Santo degli Animali

Antonio Abate. Il Santo che ha combattuto le violente tentazioni del demonio

  • Antonio Abate nasce in Egitto verso il 250. Le notizie sulla sua vita sono descritte dall’amico sant’Anastasio. Che Antonio aiuta nella lotta contro gli ariani, verso i quali rivolge discorsi infuocati.
  • Nasce in una famiglia cristiana di ricchi proprietari terrieri.
  • Rimasto orfano prima dei vent’anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, sentì ben presto di dover seguire l’esortazione evangelica: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri”. Così, distribuiti i beni ai poveri e affidata la sorella a una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri anacoreti facevano nei deserti attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità.
  • Nel 312 infatti, si stabilisce in una grotta sul Monte Colzum, vicino al Mar Rosso, rimanendovi fino alla morte.

In odore di Santità

  • La fama della sua santità si diffonde a tal punto che da ogni parte dell’Oriente monaci, pellegrini e malati accorrono da lui per avere consigli e conforto.
  • Antonio accoglie tutti con grande disponibilità. É considerato l’eremita piú famoso della storia della chiesa e padre del monachesimo. Vive in solitudine, ma riunisce gli eremiti in comunità ed esercita su di essi una certa autorità.
  • É in costante rapporto epistolare con l’imperatore Costantino. I monaci del deserto a volte sono ricordati per eccessi e fanatismo. Antonio, al contrario, é saggio ed equilibrato; la sua austerità di vita é unicamente finalizzata a una maggiore unione con il Signore. Deve combattere contro le violente tentazioni del demonio.
  • Diventa il protettore degli animali, anche perché Satana si presenta a lui sotto forma di animali di razze diverse. Prima di morire , attorno al 356, fa promettere ai suoi seguaci di non rivelare il luogo della sua sepoltura. Il sito verrá scoperto oltre 200 anni dopo, 561.
  • È ricordato nel Calendario dei santi della Chiesa cattolica e da quello luterano il 17 gennaio, ma la Chiesa ortodossa copta lo festeggia il 31 gennaio che corrisponde, nel loro calendario, al 22 del mese di Tobi.

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Abusi sessuali,stop a segreto pontificio

Abusi sessuali, un di segreto di troppo

Abusi sessuali, la rivoluzione di Papa Francesco. Abolito il segreto pontificio.

  • Nel giorno del suo compleanno, il 17 Dicembre 2019, papa Francesco fa compiere un passo decisivo alla lotta agli abusi. Due testi, che vanno a integrare norme precedenti ( Normae de gravioribus delictis e Sacramentorum Sanctitatis Tutela). Questi scritti, sanciscono infatti, che gli abusi sessuali commessi da membri del clero su minori, non sono piú coperti da “segreto pontificio”.
  • Rimane invece, il ” segreto d’ufficio per garantire la sicurezza, l’integrità e la riservatezza” delle varie fasi del processo e ” tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte “.
  • Nel dettaglio non sono piú coperti dal segreto pontificio ” le denunce riguardanti i delitti commessi nel costringere qualcuno, con violenza o minaccia o ; o mediante abuso di autorità, a compiere o subire atti sessuali; nel compiere atti sessuali con un minore o con una persona vulnerabile; nella produzione, nella esibizione, nella detenzione o nella distribuzione , anche per via telematica, di materiale pedopornografico; nonché nel reclutamento o dell’induzione di un minore o di una persona vulnerabile a partecipare ad esibizioni pornografiche”.
  • A chi effettua la segnalazione , alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni ” non puó essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”.
  • Innalzata, inoltre l’etá del minore violato, da 14 a 18 anni. L’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche dei minori di 18 anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento”.
  • Altra modifica significativa é quella di consentire anche a un laico di svolgere la funzione di avvocato e procuratore, mentre nel testo del 2010, tale funzione spettava esclusivamente ad un sacerdote.

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Gennaio, il mese di Gesú Bambino

Gennaio, un mese tutto per Gesú Bambino

Gennaio, il mese dedicato a Gesú Bambino. Ecco cosa ne pensa Papa Francesco nell’Udienza Generale del 30 Dicembre 2015.

  • Il mese di Gennaio è il mese dedicato a Gesú Bambino. Ed in particolare, al Santissimo Nome di Gesù. 
  • Otto giorni dopo Natale infatti,  si onora la devozione del santissimo nome di Gesú. Questo, per festeggiare il giorno in cui San Giuseppe lo fece circoncidere e gli fece assegnare il nome. Tale culto devozionale è stato celebrato fin dalle origini della Chiesa. Infatti sembra che già i santi Pietro e Paolo contribuirono alla sua diffusione. Successivamente, in epoca medievale, San Francesco d’Assisi ne fu un propugnatore. Tra l’altro, San Bernardino e i suoi confratelli, fecero in modo che divenisse una festa liturgica.
  • La devozione del Santissimo Nome di Gesù è incentrata sul potere del nome di Gesù; difesa e ornamento per i fedeli, protezione contro il male e prezioso alleato contro i demoni, le malattie e le infermità. Gesù avrebbe rivelato a Suor Saint-Pierre, carmelitana di Tour, l’Apostola della Riparazione, la devozione al Santo Nome di Gesù di Gesù . Da recitarsi in questa occasione per offrire il proprio amore incondizionato a Gesù.
  • La preghiera devozionale é questa: Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato e glorificato il Santissimo, il Sacratissimo, l’Adoratissimo- eppure incomprensibile Nome di Dio. In cielo , in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di dio. Per il Sacro cuore di Nostro Signore Gesú Cristo nel SANTISSIMO Sacramento dell’altare Amen

Le parole del Papa

  • Papa Francesco, nell’udienza generale del 30 Dicembre 2015 , nel ricordare il Santissimo nome di Gesú puntualilizza. “Tanti santi e tante sante hanno desiderato modellare la loro vita su quella di Gesú bambino. Penso, in particolare a Santa Teresa di Lisieux. Che ha saputo vivere e testimoniare sull’infanzia spirituale che si assimila proprio meditando, alla scuola della Vergine Maria, l’umiltà di Dio; che per noi si é fatto piccolo.
  • C’è stato un tempo in cui, nella persona divino – umana di Cristo, Dio é stato un bambino. E questo deve avere un suo significato peculiare per la nostra fede.
  • É vero che la sua morte in croce e la sua risurrezione sono la massima espressione del suo amore redentore. Peró non dimentichiamo che tutta la sua vita terrena é rivelazione ed insegnamento.
  • Nel periodo natalizio ricordiamo la sua infanzia. Per crescere nella fede avremmo bisogno di contemplare piú spesso Gesú bambino. I bambini hanno bisogno di sentirsi protetti. É necessario anche per noi porre al centro della nostra vita Gesú. E sapere, anche se puó sembrare paradossale, che abbiamo la responsabilità di proteggerlo.
  • Egli vuole stare tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo sguardo nel nostro. Inoltre, far sorridere Gesù bambino per dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia, perché lui é in mezzo a noi.
  • Il suo sorriso é segno dell’amore che ci dá certezza di essere amati. Stringiamo dunque , tra le nostre braccia il bambino Gesú. Mettiamoci al suo servizio: lui é fonte di amore e di serenità”.

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Santa Famiglia di Gesú:la festa

Santa Famiglia di Gesú: la festa della famiglia

Santa Famiglia di Gesú. Una festa per ricordare quanto Dio ami la famiglia e di come interviene per preservarne l’unità

  • Santa Famiglia di Gesú. Un giorno di festa che la Chiesa celebra leggendo il secondo capitolo ( v. 13-15; 19-23) del vangelo di Matteo. Il Vangelo di Matteo , accanto a quello di Luca , ci parla infatti, dell’infanzia di Gesú. In queste pagine peró, narra di particolari che Luca invece tace. Ovvero ci descrive l’incontro tra Gesú ed i Magi e la Fuga verso l’Egitto.
  • In particolare ci spiega che partiti i Magi, un Angelo del Signore apparve in sogno Giuseppe . Dicendogli : ” Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggì in Egitto. Infatti Erode cerca il Bambino per ucciderlo”.
  • Erode il Grande dunque vuole attentare alla vita di Gesú. Per questo quindi, Dio decide di intervenire per salvare la famiglia di Gesú, Giuseppe e Maria.
  • E come fa? Con il sogno.

Il Sogno

  • Nella cultura Giudaica, cosí come si evince dai commentari ebrei della Genesi, si parla dei ” tre sessantesimi”. Cioé dei tre surrogati con cui Dio si rivela. Il Sessantesimo della morte; il sessantesimo della profezia ed il sessantesimo del mondo a venire.
  • Il sessantesimo della morte é il sonno;
  • Il sessantesimo della profezia é il sogno;
  • Mentre il sessantesimo del mondo a venire é il sabato;
  • La Bibbia dunque interpreta il sogno come un surrogato, una piccola parte della profezia. Difatti, visto che dall’esilio in Egitto al ritorno in patria i grandi Profeti di Israele erano scomparsi, Dio decise di comunicare col popolo con altri mezzi. Il sogno appunto é uno di questi .
  • In queste pagine di Matteo dunque, ricorrono 3 sogni. Che testimoniano l’arrendevolezza di Giuseppe alla volontà di Dio. Giuseppe, in effetti, riceve le rivelazioni Dio in sogno. La prima di tutte ha funzione soteriologica. Avviene cioé per Salvare Gesú. Il secondo sogno invece annuncia una salvezza speciale: evitare l’assimilazione dei costumi d’Egitto. Morto Erode, infatti Gesú non puó rimanere in Egitto. Deve tornare nella terra d’origine. Ecco quindi che un angelo appare di nuovo a Giuseppe dicendogli: ” Alzati , prendi con te il bambino e va nella terra di Israele. Sono morti infatti, quelli che cercano di uccidere il bambino.” Ma Giuseppe ha paura. Viene a sapere infatti, che al posto di Erode , regna il figlio Archelao. Pensando che il figlio sia spietato come il padre, non vuole tornare ad Israele. Ecco allora il terzo sogno .In questo un angelo rassicura Giuseppe; che quindi ritorna a Nazareth.

Conclusioni

  • In queste pagine di Vangelo dunque scopriamo che Giuseppe é molto attento alla volontà di Dio. I sogni in fondo, sono il modo con cui Egli si rivela, quando si smette di porre difese nei confronti dell’altro. E se vogliamo é anche l’unico modo con cui ancora oggi le nostre famiglie possono accogliere la volontà di bene di Dio, verso loro. Ovvero: un modo per pensare che come per la Santa Famiglia anche per tutte le altre famiglie c’é quel sogno di salvezza che proviene da Dio.

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Giovanni “Quello che Gesú amava”

Giovanni, tra i primi a servire Gesú

Giovanni: il primo figlio adottivo di Maria. Storia di un Santo, che tutto si spese per farci conoscere l’amore di Gesú

  • Figlio di Zebedeo, un pescatore di Betsáida, Giovanni é fratello di Giacomo il maggiore e discepolo di Giovanni il Battista. É tra i primi a seguire Gesú. Nella lista degli Apostoli, viene subito dopo Pietro ed é il piú giovane. Nello scrivere il Quarto Vangelo non si nomina mai e si definisce ” Quello che Gesú amava”. Gesú dá a lui ed al fratello Giacomo il titolo di “Figli del tuono“. Questo per il loro carattere impulsivo e ardente; che manifestano quando a Gesú, che sta andando a Gerusalumme, viene negata ospitalità in un villaggio della Samaria (Lc 9, 51-56). I due fratelli dicono al Maestro: ” Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” Ma Gesú li rimprovera. Giovanni tra l’altro, é l’Apostolo che nell’ultima cena posa il capo sul petto di Gesú. E ascolta i battiti del suo cuore traboccante d’amore per tutti gli uomini ( Gv 13,25 ).
  • Giovanni é stato testimone di tutti i momenti piú significativi della vita di Gesú. Compreso quello della sua morte. Anche lui fugge insieme agli altri Apostoli durante la cattura di Gesú, ma tornato indietro, é l’unico a seguire il Divino Maestro sulla via del calvario e ad assistere alla crocifissione.

Il dono piú bello

  • Gesú gli dona la Propria Madre e a Lei affida Giovanni come figlio (Gv 19, 26-27).
  • All’annuncio della Risurrezione di Gesú, il Santo corre insieme a Pietro fino al sepolcro. Pur arrivando per primo, non entra per rispetto al Principe degli Apostoli ( Gv 20, 3-8). Quando Gesú appare sul lago di Galilea, é il primo a riconoscerlo, esclamando: ” É il Signore” ( Gv 21,1-7). Oltre a scrivere il Quarto Vangelo, che é anche il piú spirituale, compone anche tre lettere e il Libro dell’Apocalisse.

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Stefano: diacono e primo martire

Stefano: il primo Testimone della fede in Cristo

Il primo Santo che morì testimoniando Cristo, con l’atto di fede per eccellenza: il martirio.

  • Stefano, patrono dei diaconi, nasce in Grecia gli ultimi anni avanti Cristo e muore a Gerusalemme nel 36 dopo Cristo.
  • Secondo gli Atti degli degli Apostoli, l’insorgere di problemi all’interno delle prime comunità cristiane di Gerusalemme, richiese la creazione di una figura da affiancare agli Apostoli: il diacono. Con il compito di prendersi cura delle vedove e dei poveri della comunità. Pertanto oltre a Stefano, 6 uomini vennero chiamati a svolgere questo compito. Stefano in particolare, aveva il dono speciale della Parola. Difatti, ogni volta che parlava di Gesú , lo faceva con tanta grazia e sincerità. Che la gente accorreva solo per ascoltare i suoi insegnamenti. Purtroppo peró, alcuni uomini erano gelosi dei doni di Stefano. Tanto che cercarono di trascinarlo in una discussione. Stefano peró era pieno di Spirito Santo e non riuscirono a farlo arrabbiare. Questo fece indignare ancora di piú quegli uomini gelosi. Sicché, decisero di diffondere delle calunnie su di lui. Cosí Stefano, fu trascinato davanti al Consiglio Giudaico.
  • Traggo dagli Atti degli Apostoli, la Cronaca di processo e morte.

Processo e morte

  • ( I liberti) Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè».
  •  E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
  • Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?». Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto (Es 25,40). Dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli (Gs 3,14-17) che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide. Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe (1 Re 8,17); Salomone poi gli edificò una casa (2 Sam 7,13). Ma l’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il Profeta:
  • Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei piedi. Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore,o quale sarà il luogo del mio riposo?Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose? (Is 66,1-2)

Il rimprovero di Stefano

  • O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo (Es 32,9); come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l’avete osservata».
  •  All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. Così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.

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Le origini del Natale Cristiano: contesti Pagani

Le origini della festa del Natale. Dal paganesimo al Cristianesimo

Le origini del Natale. Tutto quello che la Festa Cristiana ha in comune con il contesto che l’ha ispirata.

  • Le origini del Natale, sono precedenti alla nascita di Gesú. Infatti, trovano il loro fondamento in un fenomeno naturale molto osservato dagli antichi. Ovvero in un evento strabiliante. Nel solstizio d’inverno il sole raggiunge il punto piú basso nel cielo. Poi, inverte la rotta e torna a salire rinascendo. Per questo, i popoli primitivi gli hanno attribuito un significato religioso; con relativo culto.
  • Piú in particolare, il culto del Sol Invictus, nacque in Oriente. In Siria ed in Egitto ad esempio, le celebrazioni del rito della nascita del sole, prevedevano uno specifico rituale. I celebranti, a mezzanotte, si ritiravano in dei santuari. Ne uscivano poi, solo di mattina. Annunciando dunque, che la vergine aveva partorito il sole, raffigurato come un neonato.
  • A Roma invece, il culto del sole comparve con l’Imperatore Eliogabalo. Questi lo impose come Elagabanus Sol Invictus, sino alla sua prematura morte.
  • Nel 274 peró, l’Imperatore Aureliano, adottò il culto del Sol Invictus come Dio Supremo dell’Impero Romano.
  • Qualche decennio dopo invece, l’Imperatore Costantino ebbe la visione del sole sovrapposto al Monogramma di Cristo. Con la lettera greca Chi, sovrapposta dalla lettera Rho P. Sicché, il Cristianesimo divenne la religione dell’Impero. E le feste pagane furono assorbite dalle Feste Cristiane.

La data

  • Giá dal 200 Dopo Cristo, le comunità cristiane d’Oriente, celebravano la nascita di Gesú il 6 Gennaio. Successivamente peró, la data fu spostata al 25 Dicembre. Verosimilmente a far data dal 336. Tutto questo molto probabilmente perché , tale giorno, é stato scelto per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti ( nascita del sole invitto), con la celebrazione della nascita di Cristo. Che Malachia definì, per l’appunto, il ” Nuovo Sole di Giustizia”.

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Il rapporto tra maestro e discepolo

Il rapporto profondo, di quando l’insegnante diventa maestro

Il rapporto tra discepolo e maestro. Quel tocco d’amore che si rinnova nei ricordi di tutta una vita

  • La profondità del rapporto tra discepolo e maestro, é il risvolto finale dell’incontro, tra Papa Francesco e gli alunni di un liceo classico di Roma. Papa Francesco infatti, qualche minuto prima di congedarsi dagli studenti dal liceo classico statale di Roma ” Pilo Albertelli”, sottolinea la specialità del rapporto tra insegnante e alunni.
  • In particolare il Pontefice , quando un alunno chiede come porsi di fronte ad un rapporto insegnante -alunno teso, esemplifica. Tutto dipende dall’amore o meglio, dallo sguardo d’amore che usi per osservare la persona che crea il conflitto. Solo l’amore puó trasformare l’insegnante in un maestro ed un alunno in discepolo. Un sentimento meglio reso, dal poeta spagnolo Gerardo Diego Cendoya, nella poesia ” Brindisi”.
  • Preliminarmente, per meglio comprendere il senso del testo, si accenna, che Cendoya scrive la poesia come un saluto di congedo da parenti ed amici. Poco prima di partire per andare da insegnare lontano dal proprio paese.

Brindisi

  • Ai miei amici di Santander che hanno festeggiato la mia nomina professionale. Dovrei ora dirvi :” Amici, grazie”. E sedermi, ma senza parole superflue. Permettetemi di dirvelo in tono lirico. In verso, si, ma libero e per capriccio. Amici: Tra qualche giorno mi vedrò circondato da ragazzi, da ragazzi maldestri e svegli, e docili e scontrosi. A molte leghe da questa Santander mia, in un Paese antico, tranquillo e freddo, e parlerò loro di versi e emisticchi, e di Moratín ( figlio) , e di piucheperfetti e di participi, e uno sbadiglierá e l’altro fará un cenno. E un altro, sicuramente il piú sveglio, mi dará un alias definitivo. E cosí trascorreranno corsi monotoni e prolissi. Ma un giorno avrò un discepolo, un vero discepolo, e modelleró la sua anima di bambino e lo renderò nuovo e diverso, diverso da me e da tutti: se stesso e proverá per me rispetto e affetto. E ora vi dico: amici, brindiamo per quel bambino, per quel discepolo prediletto, perché le mie dita rigide riescano a modellare il suo spirito e la sua fiamma lirica si accenda nel suo cuore Virgineo, e perché prosegua il suo cammino intatto e pulito, e perché questo mio discepolo, che renda immortali il mio nome ed il mio cognome ……. sia figlio di uno di voi, amici. OGGI IN CASA______________________
  • ( dedicata ad A. S. , il mio maestro)

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Novena di Natale: l’attesa

Novena di Natale: ecco come il popolo cristiano si prepara a ricevere Gesú

Novena di Natale. 16- 24 Dicembre. Tutti i retroscena di una pia pratica ,che si rinnova da 300 anni.

  • Novena di Natale. Non é una preghiera ufficiale della chiesa, ma rientra tra le pie pratiche popolari. I cristiani la celebrano dal 16 al 24 Dicembre. Cioé , nei giorni precedenti il Natale.
  • Questa pratica, fu eseguita per la prima volta, dai missionari veneziani di Torino. Per il Natale del 1720, nella chiesa dell’Immacolata, che si trovava a fianco del convitto ecclesiastico.
  • Qui, Padre Carlo Antonio Vacchetta, maestro di sacre cerimonie e prefetto della chiesa e del canto. Dopo l’incontro con Beato Sebastiano Valtré, che con lui condivideva la pietà verso l’umanità di Gesú. Decise di propagare la devozione. Invitando i fedeli a contemplare e ad adorare il mistero dell’incarnazione e della natività di Cristo. Questo dunque é il clima in cui viene scritta ed eseguita, per la prima volta in canto, la novena del Natale.

Ispirazione degli scritti

  • Le profezie della nascita di Gesú, furono tratte dai brani dell’antico testamento. Per lo piú, da quelli tratti dal profeta Isaia. Perché, in essi, é espresso il profondo desiderio messianico dell’antico testamento. Con il desiderio che Dio si faccia presente sulla terra .Varie sono le metafore che alimentano la gioia dell’attesa. Ovvero, Gesú verrá come: Luce, Pace ,Rugiada, Dolcezza. Novità, Re Potente, Dominatore Universale, Bambino, Signore Giusto.
  • La Novena dunque, vuole suscitare un atteggiamento nel credente: fermarsi ed adorarLo. Per tale motivo quindi, tutti i cristiani, da oggi e per altre 8 giorni consecutivi , sino al 24 Dicembre ( Vigilia di Natale), si riuniranno in chiesa. Intonando: preghiere, inni, Lodi e Canti.
  • In conclusione , se l’articolo vi ha incuriositi, perché non passate un attimo in Chiesa? Giusto solo per sbirciare. Magari potreste farvi un’idea un pó piú chiara di quello che avete appena letto. Buona preparazione a tutti!

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Lucia: la Santa del giorno piú corto che ci sia

Lucia, la Santa del 13 Dicembre

Lucia. La Santa di origine siracusana, conosciuta e venerata in tutto il mondo

  • La Santa protettrice della vista materiale e della vista spirituale, é esistita veramente. Ma la storia del suo martirio sotto Diocleziano, é leggendaria. Il suo culto é molto antico ed é diffuso in tutto il mondo. Secondo gli storici, la Lucia all’epoca della morte, é un’attraente giovane siracusana. Questa, fin da bambina, consacra la sua verginità al Signore, senza rivelarlo a nessuno.
  • Quandi, quando la madre decide di darla in sposa ad un giovane ricco e pagano, la ragazza decide di rinviare il fidanzamento in tutti i modi. Tanto che invoca il Signore affinché le eviti il matrimonio.
  • Nel frattempo peró, la mamma si ammala gravemente. Lucia allora, giá orfana di padre, visto che é molto legata alla madre, decide di recarsi in pellegrinaggio a Catania. Presso la tomba di Sant’Agata. Per chiedere alla Santa Catanese , la grazia della guarigione per la genitrice.
  • Si tramanda che, la giovane ,stremata dalle preghiere, si addormenta sulla tomba. E sogna Sant’Agata che le dice:” Questa grazia potevi chiederla direttamente tu”. Profetizzandole quindi , la santità . Sant’Agata comunque, accoglie la richiesta della ragazzina. Sicché le guarisce la madre , che per la gratitudine asseconda il desiderio di Lucia. Evitandone il matrimonio.
  • Il giovane promesso peró, non si rassegna e tenta di conquistare la ragazza con ogni mezzo. Fallito ogni tentativo, si indispettisce e la denuncia come cristiana. Per questo, Lucia, viene arrestata, processata e condannata a morte. E per amore di Cristo, sopporta atroci torture. Le vengono strappati persino gli occhi. Muore nel 304, per un colpo di spada alla gola. La sua tomba primitiva é a Siracusa, ma il suo corpo é stato trasferito a Venezia.

Santa Lucia a Stoccolma

  • Come detto, Santa Lucia non é festeggiata solo a Siracusa. Ma anche in altri Paesi. La Svezia, ad esempio, le é molto devota . Tanto che a Stoccolma, proprio la notte di Santa Lucia, si é soliti aspettare l’aurora svegli. Celebrando messe in suffragio alla Santa. Durante le quali ,un coro, le intona inni; indossando un vestito bianco ed una cintura rossa. Con in mano una candela. Tutto questo, per omaggiare la purezza ed il martirio della giovane. Per concludere, si dice che la veglia di Santa Lucia, tragga origine da un timore e da un dato di fatto. Questa infatti, é la notte piú lunga di tutta L’Europa. Per tale motivo dunque, un tempo, il popolo di Svezia, credeva che le forze del male potessero prendere il sopravvento. Ecco perché bisognava trascorrerla svegli.

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L’Immacolata Concezione: il dogma

L’Immacolata Concezione:la storia di “un amore infinito”

L’Immacolata Concezione, il dogma del verbo incarnato. La conferma viene dall’Alto. Nessuna smentita terrena é accettabile

  • Allora Maria disse all’Angelo :”Come avverrá questo, poiché non conosco uomo? Le risposte l’Angelo : ” Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò, colui che nascerà sará Santo e sará chiamato Figlio di Dio” ( Luca ,1 34-35).
  • Quelli appena letti sono alcuni dei versi che oggi declameranno in chiesa. Poche battute, per quel che ci occupa, per racchiudere uno dei piú grandi misteri della fede: l’Immacolata Concezione.
  • Il dogma dell’Immacolata Concezione, fu proclamato da Pio IX. Questo Papa infatti, lo sancì con la bolla ” Inneffabiis Deus“, nel 1854. Secondo questo dogma dunque, la Vergine Maria é immune dal peccato originale. Fin dal primo istante del suo concepimento.
  • Maria quindi, é la tutta Santa, perché immune da ogni macchia di peccato. In quanto, quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa nuova creatura.
  • La Vergine Maria pertanto, pur se concepita da genitori umani ( Sant’Anna e San Gioacchino) , é senza peccato sin dal primo attimo del suo concepimento. Questo per due motivi. Primo, perché avrebbe dovuto concepire e portare in grembo il verbo incarnato: il Dio fatto uomo. Secondo,perché avrebbe dovuto dare al verbo incarnato natura umana. Difatti, secondo il catechismo della Chiesa Cattolica, non si puó pensare che Dio, somma perfezione. E somma purezza, possa aver ricevuto la natura umana da una creatura toccata dal peccato. Cioé, soggetta al maligno.

Ave o Piena di Grazia

  • Ecco perché l’ Angelo oggi, saluta Maria con l’appellativo “piena di grazia” .
  • Il dogma dell’Immacolata Concezione comunque , viene confermato dall’alto nel 1858 a Lourdes. La Vergine infatti, si presenta a Bernadette cosí: “Io sono l’Immacolata Concezione“. Mettendo a tacere tutti dubbi sollevati nei secoli, da ideologie ed illazioni.
  • L’8 Dicembre del 1857 , Papa Pio IX omaggia l’Immacolata Concezione con il monumento di Piazza di Spagna. Papa Pio II invece, invia alla statua dei fiori in omaggio. Inoltre Giovanni XXIII , nel 1958, depone personalmente, ai piedi del monumento, un cesto di rose bianche. Tale consuetudine é stata continuata successivamente da tutti i Pontefici. Compreso Papa Francesco.

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Chi sceglie Cristo, non puó ricorrere alla magia

Chi sceglie Cristo deve evitare la magia

Chi sceglie le vie del Signore, non puó lasciarsi affascinare dalla magia. L’out out di Papa Francesco

  • Chi sceglie Cristo non può ricorrere al mago. Questo é uno dei messaggi lanciato da Papa Francesco nell’udienza generale del 3 / 12/ 2019. Piú in particolare, in citata udienza, il Pontefice riprende “il viaggio del Vangelo nel mondo ” , raccontato negli atti degli Apostoli. Il fulcro della catechesi, é il brano biblico sul ministero di San Paolo ad Efeso .
  • Grazie a Paolo, ricorda il Papa, ” circa 12 uomini ricevono il battesimo nel nome di Gesù . Inoltre, molti sono i prodigi che avvengono per mezzo dell’apostolo. I malati guariscono e gli ossessi vengono liberati. E questo accade perché il discepolo somigliava al suo maestro. La potenza di Dio che irrompe ad Efeso dunque, smaschera chi vuole usare il nome di Gesù per compiere esorcismi. Ma senza avere l’autorità spirituale per farlo. Pertanto, rivela la debolezza delle arti magiche. Che vengono abbandonate da un gran numero di persone che scelgono Cristo. Quindi, é un vero capovolgimento per una città come Efeso. Che era un centro famoso per la pratica della magia!
  • Luca sottolinea cosí, l’incompatibilità tra fede in cristo e magia.

Vivere la vita é una questione di scelte

  • Se scegli Cristo dunque, non puoi andare dal mago. La fede infatti, é abbandono fiducioso nelle mani di un Dio affidabile. Che si fa conoscere, non attraverso pratiche occulte. Ma per rivelazione e con amore gratuito”. Anche oggi, sottolinea il Santo Padre, “diversi cristiani praticanti si recano dai maghi. E questo non é cristiano. Cosí come non sono cristiane tante altre cose, aggiunge. Come, ad esempio, quelle che si fanno per individuare il futuro o per cambiare una situazione di vita.
  • In conclusione, quelle appena descritte, sono le parole che ripercorrono la prima parte del discorso che il Papa ha tenuto a Piazza San Pietro. Il consiglio davvero lungimirante ed attento di un padre che ama i propri figli. E che per questo si spende con energia nel segnalare le strade pericolose. In questo caso quindi il suo monito consisterebbe in questo: ” Con l’occulto non si gioca, perché questo comporta un rischio molto alto. Potreste rimanerne infatti, intrappolati . E per rimanere in trappola a volte, basta ció che al mondo sembra poco.”

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Il Papa ed il Presepe: la “Admirabile signum”

Papa Francesco ed il valore del Presepe

Papa Franesco spiega l’importanza del Presepe in una lettera apostolica ” La admirabile signum”. I particolari

  • Siamo nella settimana che introduce la festa dell’Immacolata Concezione. In molti, quel giorno, allestiscono anche ( ma non solo) il Presepe. Papa Francesco quindi, approfitta del momento per pubblicare una lettera apostolica. In essa individua i valori cristiani legati a questa tradizione. In definitiva, si tratta di una missiva il cui titolo giá la dice tutta: ” Admirabile signum“.
  • La lettera inizia cosí: ” Il mirabile segno del Presepe, cosí caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia” . E continua: ” Rappresentare l’evento della nascita di Gesú, equivale ad annunciare il mistero dell’incarnazione del figlio di Dio, con semplicità e gioia. Quindi, mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino. Attratti dunque, dall’umiltá di colui che si é fatto uomo, per incontrare ogni uomo. Scoprendo che egli ci ama a tal punto da unirsi a noi. Perché anche noi possiamo unirci a lui.” Papa Francesco prosegue:” Con questa lettera vorrei sostenere una bella tradizione delle nostre famiglie. Che nei giorni precedenti il Natale, preparano il Presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro. Nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze..
  • É davvero un esercizio di fantasia creativa. Che impiega i materiali piú disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. E si impara da bambini: quando papa e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine. Racchiudendo, in esso, una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno. Anzi spero che, lá dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e ravvivata.”
  • Il Papa quindi esamina l’origine etimologica della parola. “Presepe deriva dal termine latino “praesepium” :mangiatoia. E Gesú “adagiato su una mangiatoia”, divenne il nostro cibo”. Il primo Presepe lo ha voluto San Francesco d’ Assisi. Infatti fu realizzato per il Natale del 1223.
  • San Francesco, con la semplicità di quel giorno quindi, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Per questo, il suo insegnamento, é penetrato nel cuore dei cristiani. E permane fino ai nostri giorni. Come una genuina forma per riproporre la nostra fede con semplicità “.
  • Il Presepe dunque, ” suscita tanto stupore e ci commuove . Perché manifesta la tenerezza di Dio che si abbassa alla nostra piccolezza. Che si fa povero, invitandoci a seguirlo sulla via dell’umiltà. Per ” incontrarlo e servirlo con misericordia, nei fratelli e nelle sorelle piú bisognosi”.

I segni del Presepe

  • La lettera dopo, passa in rassegna i simboli del Presepe. Primo: il cielo stellato , nel buio e nel silenzio della notte. É la notte che a volte circonda la nostra vita. ” Ebbene anche in quei momenti Dio non ci lascia soli. Ma si fa presente e porta luce dove c’é il buio. E rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza”. Secondo: i paesaggi fatti di rovine di case e palazzi antichi. Segno visibile dell’umanità decaduta che Gesú é venuto a guarire e a ricostruire”. Terzo: le montagne, i ruscelli, le pecore. Questi rappresentano ” tutto il creato che partecipa alla festa della venuta del messia”. Quarto: gli angeli e la stella cometa. Sono il segno che ” noi pure siamo chiamati a metterci in cammino. Per raggiungere la grotta ed adorare il Signore”. Quinto: i pastori ed i mendicanti. Che ci dicono che sono i piú umili ed i piú poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’incarnazione”. I poveri anzi sono i privilegiati di questo mistero. E spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi. Cioé Gesú , Dio stesso che inizia l’unica vera rivoluzione che dá speranza e dignità ai diseredati ed agli emarginati. In quanto rivoluzione dell’amore e della tenerezza. Settimo: il fabbro, il fornaio, i musicisti, le donne che portano l’acqua, i bambini che giocano. ” In questo mondi inaugurato da Gesú, c’é spazio per tutti. Ogni creatura infatti, puó rappresentare la santità quotidiana. La gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesú condivide con noi la sua vita divina”.
  • Ottavo:Maria e Giuseppe. “Maria é la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio”. Cosí come Giuseppe ” il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia “.
  • Nono:Gesú, che ci fa capire che Dio é imprevedibile. Fuori dai nostri schemi e si presenta ,in un bambino per farsi accogliere dalle nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza. Che tutto crea e trasforma con l’amore.
  • Il Presepe conclude il Papa,” fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. Non é importante come si gestisce. Ció che conta, é che parli alla nostra vita. Raccontando l’amore di Dio per noi. Il Dio che si é fatto bambino per dirci quanto é vicino ad ogni essere umano. In qualunque condizione si trovi. A dirci che in questo sta la felicità”.

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Domenica di Avvento: al via l’anno liturgico

Domenica: oggi inizia l’anno liturgico

Domenica. Quest’oggi ha inizio l’anno liturgico. Don Stefano Cascio quindi, ci aiuta a capire cos’è l’Avvento.

  • Prima Domenica d’Avvento– Da oggi e per quattro Domeniche di seguito, noi cristiani, ci prepariamo ad affrontare una festa molto importante: il Natale.
  • Ma non sempre é stato cosí. I primi cristiani infatti, festeggiavano solo la Domenica . Successivamente: Pasqua, la Settimana Santa e la Quaresima. Solo nel IV° secolo D.C. difatti, iniziano a ricordare l’Avvento. Ovvero, hanno iniziato a festeggiarlo, da quando la Chiesa ha fissato la nascita di Gesú . Facendola coincidere dunque,con il 25 Dicembre. Da quel momento in poi quindi, si parla dell’ Avvento. Cioé delle 4 settimane di preparazione al Natale.
  • In questo tempo, ogni Domenica ,in chiesa, si accende una candela. Queste , consumandosi di Domenica in Domenica, rappresentano l’attesa della luce che viene.
  • Il colore liturgico di questo momento di preparazione é il viola. Questo perché, viviamo un tempo liturgico forte.
  • Papa Francesco durante l’Angelus del 27 Novembre 2016, si esprime cosí.”Oggi la Chiesa inizia un nuovo anno liturgico. Cioé: un nuovo cammino di fede del popolo di Dio….omissis…Il Vangelo dunque, ci introduce in uno dei tempi piú suggestivi : la visita di Gesù all’umanità. Nel presente peró, dobbiamo guardare a questo incontro come ad una seconda visita. Gesú del resto, ci visita continuamente. Ogni giorno, cammina al nostro fianco. E la sua é una presenza di consolazione. Ma ci sará anche una terza visita. L’ultima visita di Gesú. Quella che professiamo nella recita del Credo quando diciamo: Di nuovo Verrá a giudicare i vivi ed i morti. …omissis…oggi il Signore ci parla di quest’ultima visita. Venuta che avverrà alla fine dei tempi. Incontro che ci dice dove approderà il nostro cammino.

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

  • Come furono i giorni di Noé, cosí sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito. Fino al giorno in cui Noé entrò nell’arca e non si accorsero di nulla. Finché venne il diluvio e travolse tutti: cosí sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrá portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrá portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrá. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, sceglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti, perché nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
  • Oggi noi, viviamo quotidianamente nella ricerca di Dio. L’Avvento invece, é il momento dell’attesa di Dio. Non in senso storico peró, perché questo é successo 2000 anni fa.
  • Quello che piuttosto oggi ci propone la Chiesa, é l’attesa di Dio che deve ritornare. Il Vangelo dunque, prima di consigliarci di “Vegliare” ci porta un esempio. Ovvero, ci ricorda, come vivevano gli ebrei poco prima del diluvio universale.
  • In quell’epoca, la gente ,viveva la vita senza prestare attenzione a nulla. Non comprendendo quindi, quello che stava per succedere.
  • Ecco, questo potrebbe succedere anche a noi. Cioé ,potremmo vivere allo stesso modo. Non accorgendoci dunque , di un Dio che é giá nella nostra vita presente. E che ritornerá fisicamente nell’ultima visita.
  • A questo quindi, é collegato l’input: “Vegliate”. Ovvero , il consiglio di guardarci attorno. Di osservare cioé, il prossimo: la famiglia, gli amici; il povero per strada, le guerre, gli esodi. Tutto questo, per farci chiedere: ” Che vita voglio vivere? Una vita superficiale? Infantile? O voglio essere adulto? Riesco a fermarmi? L’Avvento dunque é : fermarsi in movimento; in un’attesa. Ovvero é tendere a. Cioé, tendere a qualcosa. Perché vegliare non é dormire, ma aspettare in maniera attenta, attiva. E allora dovremmo chiederci:” Chi sono io tra i 2 uomini che lavorano nel campo? Quello attento o quello superficiale? Come voglio vivere la mia vita? Sto attento all’altro? Vivo la mia vita ? O mi lascio vivere? E lasciarsi vivere non é un modo cristiano di vivere.
  • L’Avvento inizia dopo la festa di Cristo Re, il Capodanno del cristiano. Con questo tempo dunque, comincia l’anno liturgico. Ogni anno peró, si legge un Vangelo diverso. Secondo il ciclo A-B-C. Dove A, sta per Matteo; B per Marco e C per Luca. In particolare, un anno leggiamo Matteo; un altro Marco ed un altro ancora Luca. Il 4 Vangelo, cioé Giovanni, si legge ogni anno, nei tempi piú importanti. Questo perché lui é l’evangelista teleologico. E lo ritroviamo dunque, nei momenti forti della vita liturgica. Pertanto quest’anno, leggeremo il Vangelo di Matteo; inframmezzato da Giovanni, nei momenti piú forti dell’anno liturgico.

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Gesú, sugli ultimi tempi

Attenti ai segnali!

Gesú ci avverte chiaramente. Badate bene a chi parla e valutate con accortezza le sue parole. I ciarlatani sono d’inciampo.

  • Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io” e ” Il tempo é vicino”.Non andate dietro a loro.” (Vangelo secondo Luca 21,v 8-9). In questi versi del Vangelo, Gesú ci dá delle indicazioni su come vivere ed interpretare il tempo. Per usare le parole di Don Marzano:”Gesú tiene una catechesi appassionata su come orientarsi nella comprensione nella storia. E assicura che la storia é in cammino verso la sua pienezza. Cioé verso l’incontro con Dio.
  • Questi versi del Vangelo creano un pó di disorientamento. Ma ci basta riflettere sulla “Parola”, per ricevere consolazione e per recuperare la speranza. Traendo dunque alcune regole basilari. O ,meglio, alcuni suggerimenti per poterci sentire consolati . E, nello stesso tempo, incamminarsi ,con fiducia, verso l’incontro con Dio.
  • Il primo suggerimento che traiamo dal Vangelo, é quello di vivere il tempo presente. E, vivere il presente, significa dare una lettura perfetta alla storia che ci circonda. Vuol dire, cioé, avere un occhio lucido sulla realtà che viviamo tutti i giorni. Sulla nostra quotidianità. Su quello che siamo chiamati a fare. Ma soprattutto, su quello che siamo chiamati ad essere. Vivere il tempo presente certamente non é rifiutare ció che é stato: il passato. Oppure chiudersi al futuro .Vivere il qui e l’ora significa legare bene il passato con il futuro, attraverso la Parola di Dio.
  • Il secondo suggerimento invece, é quello di ribellarsi alla mediocrità. Gesú infatti é molto chiaro quando dice :” Molti verranno e vi inganneranno. Molti vi diranno che il tempo é compiuto. Che il tempo é vicino . Oppure vi diranno :” Sono io, il Salvatore”. Ma badate bene.

Cosa vuole dirci Gesú?

  • Gesú, dicendo questo dunque, ci mette in guardia dalla mediocrità. E allora noi, che siamo suoi seguaci, dobbiamo ribellarci ad ogni insufficienza . In particolare, il mondo oggi, ci propone di vivere in modo superficiale. Di condurre una vita in cui ciascuno di noi é vittima delle comodità ed alle volte anche delle cose insignificanti. Pertanto occorre prendere le distanze. Ribellarsi a questa visione di vita ed incamminarsi verso il Regno di Dio.
  • Infine, il terzo suggerimento ê quello di stare sempre alla presenza di Dio. É Dio che dirige la storia e la storia personale. Quindi il nostro atteggiamento deve essere quello di stare sempre davanti al Signore. Cioé di permettere a Dio di entrare nella vita di ciascuno di noi. AffidandoGli le chiavi del nostro cuore, per intraprendere con lui un cammino di speranza. Di vita e di eternità.

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La giornata internazionale del: “Basta!”

La giornata del no alla violenza sulle donne

La giornata che si oppone alla violenza sulle donne. Oggi, 25 Novembre, scendiamo tutti in campo!

  • La giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Oggi,25 Novembre, il globo decide di attirare l’attenzione su una questione shock: la violenza di genere. L’abuso fisico e sessuale infatti, é un problema che colpisce il 35% delle donne di tutto il mondo. Tra l’altro, cosa ben piú grave, si sa che ad infliggere la violenza, nel 30% dei casi sono partner intimi. In Italia ,secondo i dati ISTAT, quasi 7 milioni di donne, dai 16 ai 70 anni, subiscono un’aggressione almeno una volta nella vita. Per il 20,2% dei casi peró, si tratta di violenza fisica. Mentre per il 21% di violenza sessuale. E nel 5,4% dei casi, si parla di stupro e tentato stupro.
  • Per tutti questi motivi dunque, il nostro sistema sanitario, prova a far fronte all’emergenza, mettendo a disposizione di tutte le donne, una rete di servizi. Apporti ospedalieri ed ambulatoriali. Tutto questo anche attraverso strutture facenti capo al sistema materno infantile. Come ad esempio, il consultorio familiare. Questo proprio per assicurare un modello integrato di intervento.
  • Uno dei luoghi in cui piú di frequente é possibile intercettare la vittima é il pronto soccorso. Infatti É qui che le vittime di violenza, si rivolgono per un primo intervento sanitario. Nello specifico, presso alcuni pronto soccorso italiani, si sta sperimentando un percorso speciale per chi subisce violenza. Contrassegnato da un codice rosa e da uno spazio protetto,detto stanza rosa. Un posticino questo, in grado di offrire assistenza ,sia dal punto di vista fisico che psicologico. Oltre che informazioni sotto il profilo giuridico, nel fondamentale rispetto sulla riservatezza.

Le linee guida

  • Inoltre, Il 24 Novembre 2017, l’Italia ha approvato con DPCM, le linee guida per le aziende sanitarie ed ospedaliere, in tema di soccorso ed assistenza. L’obiettivo infatti é quello di fornire un intervento adeguato ed integrato. Nel trattamento delle conseguenze sia fisiche che psicologiche, che la violenza produce sulla salute della donna. Secondo il provvedimento infatti, dopo il triage infermieristico, salvo i casi piú gravi, si riconosce alla donna un codice giallo o equivalente. Per garantire alla stessa, una visita medica tempestiva. Con un tempo di attesa di massimo 20 minuti. Questo, per ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari. Le linee guida inoltre, prevedono l’aggiornamento continuo degli operatori. Che sono indispensabili, per una buona attività di accoglienza, presa in carico,rilevazione del rischio e prevenzione.

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L’Inferno secondo il “Catechismo”

L’Inferno esiste . Ecco come lo descrive la Chiesa Cattolica.

L’Inferno alla luce degli insegnamenti della Chiesa Chiesa Cattolica. I canoni che lo descrivono.

  • Chi muore in peccato mortale senza pentirsene, odiando il prossimo e non accogliendo l’amore misericordioso di Dio, va all’Inferno. Questo, perché ” sceglie” di autoescludersi dalla comunione con Dio e con i beati .
  • Lo afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, nei canoni 1033- 1036 del codice di diritto canonico.
  • In particolare, il canone 1033, cosí recita: ” Non possiamo essere uniti a Dio ,se non scegliamo liberamente di amarlo”. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui. Contro il nostro prossimo o contro noi stessi”. Difatti :” Chi non ama rimane nella morte. Perché chiunque odia il proprio fratello é omicida. E voi sapete che nessun omicida possiede in sé stesso la vita eterna” ( 1 Gv- 3, 14-15) .
  • Nostro Signore dunque, ci avverte: se non soccorriamo, nei loro bisogni: i poveri e i piccoli, che sono suoi fratelli, viviami separati da Lui. E rischiamo quindi, di morire in peccato mortale .Pertanto, morire in peccato mortale, senza esserne pentiti. E senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui; per una nostra libera scelta. Per tale motivo dunque, questo stato di definitiva autoesclusione dalla comunione con Dio e con i beati, viene designato con la parola ” Inferno”.
  • Ma cosa succede alle anime che muoiono nello status di peccato mortale? Il canone 1035, in sostanza, insegna che: queste anime, dopo la morte, discendono immediatamente negli inferi. Dove subiscono le pene dell’Inferno. Il cd ” fuoco eterno” . In definitiva, la pena principale dell’ Inferno, consiste nella separazione eterna da Dio. Nel Quale soltanto l’uomo puó avere la vita e la felicità. Per queste infatti, é stato creato e ad esse dunque aspira.

Conclusioni

  • Pertanto, anche alla luce del canone 1036 del codice di diritto canonico, possiamo cosí concludere. Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa sull’Inferno, sono un appello alla responsabilità. Un monito su come usare la propria libertà, in vista del proprio destino eterno. Nello stesso tempo peró, costituiscono un pressante appello alla conversione. Insomma tanto per usare le Parole del Vangelo ,l’appello di Gesú é questo .” Entrate per la porta stretta. Perché larga é la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione. E molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece é la porta e angusta la via che conduce alla vita. E pochi sono quelli che la trovano”( Mt 7,13-14).

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La notte oscura dell’anima

La notte oscura dell’anima alla luce di Dio

La notte oscura dell’anima: il processo di purificazione sulla terra,secondo San Giovanni della Croce

  • Mentre era in cammino verso Gerusalemme, un tale gli chiese. ” Signore, sono pochi quelli che si salvano?”Disse loro: ” Sforzatevi di entrare per la porta stretta. Perché molti,io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”(Luca 3).
  • San Giovanni della Croce, padre carmelitano scalzo,la conosce bene questa porta. Perché per intercessione di Dio, la sua anima, si é addentrata in uno dei viaggi piú complicati per lo spirito. Ma tanto dolce é la meta, che il cammino non lo spaventa. Sicché, giunto a destinazione, dimentica ogni pena. E lí,nell’amore di Dio scrive “Notte oscura”.Una delle poesie piú emozionanti mai nate. Che descrive il viaggio dell’anima verso l’Amore di Dio. Detto appunto notte oscura.
  • Il Santo, chiama notte oscura il processo di purificazione dell’anima in terra.Ma andiamo per gradi. Secondo i Padri della Chiesa, generalmente, le anime vivono la loro vita terrena in modo imperfetto. Pertanto, quando giungono nell’aldilà,per unirsi a Dio,deveno affrontare un passaggio: il Purgatorio.
  • Questo vuol dire che: fin da nate,giá in terra,le anime iniziano a percorrere la strada verso l’amore di Dio. Ma le loro imperfezioni e gli infantilismi ,non gli consentono di cogliere bene la logica dell’ Amore di Dio. In questa fase infatti, la comprensione di Dio é condizionata dai sensi e dai vizi capitali. Nell’aldilà invece, il desiderio di ricongiungersi a Dio diventa spasmo. Pertanto,le anime soffrono e sono pervase dal fuoco “materiale” dell’amore di Dio. Status che noi identifichiamo con il Purgatorio.
  • S.Giovanni della Croce invece,in “Notte oscura”, spiega che :anche in terra l’anima puó sperimentare l’Amore di Dio. Ed essere purificata dalla fiamma spirituale del Suo Amore . Di questo ne sono testimoni i Santi.
  • In particolare, Dio puó decidere di svelare la logica del Suo Amore a chiunque. Senza distinzione di meriti. Dopo aver scelto una persona infatti, pian piano, secondo il grado di imperfezione della sua anima,la inizia all’Amore.
  • Ovviamente, il cammino non é facile. Perché l’anima che entra per la porta stretta ,purtroppo, soffre il distacco da Dio. Vivendo prima la notte sensitiva, poi la notte spirituale. Giungendo infine all’Amore di Dio.
  • Nella notte sensitiva dunque, l’anima si purifica dalle imperfezioni e dagli infantilismi causati dai sensi. Si libera dunque dall’influenza dei vizi capitali. In questa fase infatti, gli esercizi spirituali ,come la preghiera, non bastano per sentirsi vicini a Dio. Perché Dio stacca l’anima dal petto delle sue consolazioni. Tanto che la stessa soffre” il deserto “. Cioé: si sente lontana da Dio, perché non riesce piú a trovare conforto nella preghiera, riconoscendo le sue imperfezioni.Questo infatti é il momento in cui Dio prova l’anima per poi elevarla, facendola bruciare d’amore.

La notte spirituale

  • Quando l’anima é pronta, Dio la fa passare attraverso l’amore contemplativo. In questa fase,l’anima non prega piú. Si sente smarrita e l’intelletto si annulla. Non si hanno piú certezze. É la notte spirituale. L’anima infatti, sente il bisogno di silenzio per riconciliarsi e contemplare l’amore di Dio. La contemplazione dunque illumina l’anima . La quale sentendosi amata,comprende l’Amore di Dio. Ed impara: la logica dell’Amore Purissimo ed i Suoi Misteri. Durante il picco massimo di comprensione, l’anima, sperimenta le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Ed ama il prossimo di un amore umile, caritatevole e misericordioso. Diventando simile ad un angelo.

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Martino: il Santo dal mantello miracoloso

Martino: il Santo che consola “Gesú Mendicante”

Martino: un incontro che cambia la sua vita e che da soldato lo trasforma in Vescovo

  • Oggi é San Martino. Questo un agricoltore calabrese, lo sa bene. Perché stamattina, di sicuro, gli sentirete dire: “Oggi é San Martinu. Ogni butti é vino”. Che tradotto significa: “Oggi é San Martino,ogni botte di mosto, si trasforma in vino.” Questo per dire, che la tradizione popolare é molto legata al Santo. Che protegge davvero tante categorie. Soldati, viaggiatori, forestieri, mendicanti, cavalieri, fabbricanti di maioliche. Oche, osti, sarti, sinistrati. E, giustappunto :vendemmiatori e viticoltori.
  • S.Martino, nasce a Tours nel 316 e muore a Candes l’08 Novembre del 397. Noi lo festeggiamo l’11 Novembre, perché fu sepolto quel giorno. Egli é tra i primi Santi martiri, venerati dalla Chiesa. I suoi genitori, erano Pagani. Quindi non cresce con ideali cristiani. Il padre anzi, lo educa alla carriera militare. Tanto che nel 331, per un editto imperiale, si arruola nell’esercito. Viene inviato in Gallia e lí svolge la sua vita da soldato, con il ruolo di circitor. Compito che lo porta a fare la ronda di notte. Oltre che l’ispettore dei posti di guardia e il sorvegliante notturno delle guarnigioni.

Il mantello miracoloso

  • Proprio durante una ronda, Martino é protagonista dell’episodio che gli cambia la vita. Che ancora oggi é quello piú ricordato ed usato dell’iconografia. Nel rigido inverno del 335, Martino incontra un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, taglia in due il suo mantello militare(la clamide bianca della guardia imperiale). Lo condivide quindi con il mendicante. La notte seguente, gli appare in sogno Gesú, rivestito del suo mantello militare. Lo sente dire ai suoi angeli:” Ecco Martino. Il soldato romano che non é battezzato. Egli mi ha vestito”. Quando Martino si risveglia, il suo mantello é integro. Per questo, la Chiesa, ritiene che il mendicante rivestito da Martino é proprio Gesú.
  • Il mantello miracoloso, é conservato come reliquia. Fa parte infatti, della collezione di reliquie dei re Merovingi e dei franchi. Il termine mantello corto ovvero mantella, corrisponde al termine latino “cappella”. Questa parola, é stata estesa alle persone incaricate di custodire il mantello di San Martino. Per questo furono chiamati “cappellani”. Termine poi applicato all’oratorio reale. Che non era una chiesa.
  • Il sogno, ha un impatto molto forte su Martino. Che giá catecumeno ,viene battezzato, divenendo cristiano. Dopo 20 anni, lascia l’esercito ed inizia la battaglia contro l’eresia ariana. Vive anche come eremita, diventando poi monaco. Fonda appunto uno dei primi monasteri in Occidente. La sua fama si diffonde per tutta la Francia. Tanto che nel 371, la città di Tours lo elegge Vescovo.
  • Uomo di preghiera e di azione, Martino Vescovo ,percorre personalmente i distretti. Dedicandosi all’evangelizzazione dei contadini. Oltre che a fondare comunità monastiche . Muore in odore di santità. Tanto che tra i miracoli ad egli attribuiti, spiccano in particolare 3 casi di resurrezione. Il ricordo di questi eventi fu cosí vivo tra la gente che ancora oggi lo si ricorda anche come il Santo che resuscitó 3 morti.

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Messa si o no? Leggi e decidi

Messa si o no? Prima leggi

Messa si o no? La sua importanza, declinata momento per momento dai frati domenicani. Leggi e verifica.

  • Domenica: vai a messa?Prima di decidere, leggi gli insegnamenti dei frati domenicani. Che con tanto zelo ed amore, ci spiegano i misteri della Santissima Trinità.
  • Primo: “La messa é la perpetuazione del sacrificio di Cristo ,sui nostri altari”. Durante la celebrazione infatti,rendiamo presente il sacrificio di Gesú, per la nostra redenzione. Ovvero: la sua crocifissione. Riviviamo quindi, la sua morte redentrice, la sua espiazione. Difatti, dopo la consacrazione diciamo: ” Annunciamo la tua morte Signore”. Questo momento, ci ricorda che é proprio per la virtù della croce di Cristo, che il mondo, con i suoi peccati, non sprofonda nel nulla, da cui é stato tratto.
  • Secondo: il sacrificio della S.Messa, ci libera da molti mali. Nell’antico testamento del resto,il sangue di un agnello rappresenta il Sangue di Cristo. Difatti, per il sangue di un agnello, gli Ebrei scamparono all’Angelo Sterminatore d’Egitto. Pertanto , riflettiamo. Se il sangue di un agnello ha risparmiato gli Ebrei d’Egitto, da quanti mali puó salvare la nostra anima il Sangue di Cristo stesso?
  • Terzo:Durante la messa, Gesú é realmente con noi. Per questo,Don Bosco, diceva ai suoi ragazzi: “Sapete qual é il momento in cui il Signore ascolta di piú le nostre preghiere? Quello della Consacrazione“. Ed ancora il curato d’Ars aggiungeva: “Durante la consacrazione, quando preghiamo per noi o per qualcuno, in quel momento lo Spirito Santo manda dei raggi. Dei lumi che toccano il cuore e la mente della persona per cui preghiamo.

Cosa si fa a messa?

  • Quarto: a messa possiamo fare la Santa Comunione. Per questo, Santa Faustina Kowalska,riporta le parole a lei dette da Gesú: ” Quando vengo nel tuo cuore, attraverso la Santa Comunione, io vi sto seduto come su un trono di grazie .E dico incessantemente alla tua anima: Chiedi quello che vuoi”. Del resto :” Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui.
  • Quinto a messa, Dio Ci Ammaestra con la Sua Parola. Ci parla ;Infonde nel nostro cuore, quello che dice,illuminandoci. Perché la Sua Parola é viva ed efficace:piú potente di una spada a doppio taglio. Difatti, Gesú dice: “Voi siete mondi per la Parola che avete ascoltato.” Questo , perché la Parola purifica mente e cuore da tante sozzure.
  • Sesto: A messa, la chiesa si raduna e si rende visibile. Dunque ,si rende vivo il legame spirituale ,che abbiamo gli uni verso gli altri. E ci mostriamo in un solo corpo.
  • Settimo: Quando usciamo da messa,siamo vita nuova. Cioé:il cuore, avverte la potenza della resurrezione di Cristo;come nel giorno di Pentecoste. Quando i primi Cristiani hanno ricevuto lo Spirito Santo, la Sua Pace, la Sua Gioia.
  • Ottavo : A messa partecipiamo le necessità dei fratelli.
  • Nono: durante l’offertorio,offriamo pane e vino. Tutta la nostra vita.Che mettiamo a disposizione di tutti per l’Eternità. Ecco perché diciamo:”il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio,cioé la nostra vita. A lode e gloria del Suo Nome , per il bene nostro e di tutta la sua Santa Chiesa.
  • Decimo: riceviamo la Benedizione di Dio. La benedizione del sacerdote infatti, non é solo un augurio. Ma una effusione di doni efficaci esd irreversibili.

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Le Anime Sante del Purgatorio

Le Anime Sante del Purgatorio: un amore immortale

Le Anime Sante del Purgatorio. Quel Mistero Divino, di cui solo i Santi ed i Padri della Chiesa sanno dirci qualcosa in piú.

  • Ogni Anima in Purgatorio, é passata per la terra. Per questo, sa cosa significa “tribolazione”. Anche se non sappiamo da quando puó iniziare a pregare per i vivi, i Santi insegnano che un giorno potrá farlo. Certo,non tutti hanno la fortuna di sapere e dunque comprendere ,qualcosa in piú su questo mistero. Cerchiamo dunque, di fare un pó d’ ordine. Con l’aiuto di qualcuno, che ne sa di piú di un semplice fedele o laico, che dir si voglia. Infatti, in nessuna come in questa materia, divengono cosí preziosi ,gli apporti degli uomini di Dio. I sacerdoti difatti, ci consigliano di ragionare per gradi.

Il Purgatorio

  • Primo: il Purgatorio non é un luogo, ma uno stato dell’anima. Quando si muore, del resto, l’anima si separa dal corpo ed insieme al suo Angelo Custode si presenta al Cospetto di Dio. Per affrontare dunque,il Giudizio sulla condotta di vita terrena. Davanti al suo Trono,quindi, il Padre Nostro, vaglia ogni pensiero,parola, opera ed omissione, realizzati alla luce dei Dieci Comandamenti e dell’Amore di Dio.
  • Pertanto , l’anima del defunto che ha creduto in Dio ed ha cercato di osservare le sue leggi .Ma che non si é purificata completamente in vita, per gli attaccamenti della carne, é ammessa in cielo ,dalla Misericordia di Dio. Impegnandosi a purificarsi: affrontando pertanto, lo status di Purgatorio. Dopo aver scontato un periodo di pene infine, é accolta in Paradiso. In attesa del Giudizio, di Giustizia Divina, Finale.
  • I Santi, tra cui Padre Pio, ci mettono a conoscenza di una realtà scomoda. Ma purtroppo reale. La condizione umana é talmente imperfetta, che la conoscenza e l’accostarsi al Padre in terra, non é facile. Per tali motivi, quasi tutti, a parte i Santi ed i Martiri, dopo morti saremo destinati al Purgatorio.

Le sofferenze del Purgatorio

  • In questo stato, l’anima, soffre molto il distacco da Dio . L’anima di un trapassato infatti, avverte maggiormente il bisogno del suo amore . Quindi, soffre molto questo impedimento . Anche se temporaneo. Ma attenzione: 100 anni in terra, non sono neanche un giorno di Paradiso! Perciò, anime di persone morte piú di 100 anni fa, possono trovarsi ancora in Purgatorio.
  • E sapete perché ci rimangono? perché le dimentichiamo. Non preghiamo piú per loro. Evitiamo di celebrare messe in loro suffragio. Non recitiamo rosari in sconto delle loro pene. Dimentichiamo di chiedere indulgenze plenarie. E non ascoltiamo messe per loro.
  • Quanto farebbe una sola messa, Dio solo lo sa! Inoltre, una comunione presa in grazia di Dio, per l’anima di uno o piú cari estinti, allevia tanti dei loro dolori.

Le pene delle Anime Purganti

  • Le anime del Purgatorio purtroppo penano, perché attraversate dalle fiamme brucianti dell’amore di Dio. Cosí infatti, ha concluso Natuzza.
  • In ogni caso,nessuno sa se l’anima di un caro estinto é in Paradiso. Anche perché l’anima piú osservante, a detta di San Giovanni Bosco,potrebbe avere bisogno di un Ave Maria, un Eterno Riposo. Del resto, non costano nulla.
  • Ma sappiate peró che :sulla terra basta poco per ottenere tanto. Non cosí in Purgatorio. Quindi, piú preghiamo, prima le Anime Purganti potranno ricambiare. Perché con le nostre preghiere,si instaura un legame di amore cosí stretto.Che loro potranno essere ammessi a pregare per noi.
  • Invochiamo dunque l’aiuto delle Anime Sante del Purgatorio! Non tarderanno a pregare per noi. E a chiedere per noi .
  • In conclusione: gli Uomini di Dio ci ammoniscono:”La vita sulla terra serve anche ad accorciare il Purgatorio. E quanto vale partecipare alle messe in Grazia di Dio, solo i Santi lo comprendono!”

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Natuzza: la Santa eletta dal popolo

Natuzza: la mamma che si prese cura della Calabria

Natuzza, il popolo calabrese la elegge Santa, indipendentemente dal processo di beatificazione.

  • Natuzza,la Santa di Paravati. E la donna che amabilmente si prese cura di tutte le anime che si rivolgevano a lei. L’01 Novembre dunque, ricorre l’anniversario della dipartita. Che avvenne appunto l’01 Novembre 2009. Papa Francesco, il 06 Aprile 2019, ne ha autorizzato il processo di beatificazione.
  • Fortunata Evolo quindi, nasce a Paravati di Mileto, il 23 Agosto 1924. In provincia di Vibo Valenzia, Calabria. La mistica, vive la sua adolescenza ,accudendo mamma e fratelli. Famiglia abbandonata dal padre,mentre era in cerca di lavoro in Argentina. A 14 anni Fortunata, viene assunta come domestica dall’avvocato Silvio Colloca. É in quella casa dunque che vive i primi fenomeni paranormali;quali: la visione di defunti. Per questi infatti ,si licenzia e va a vivere dalla nonna, pensando di farsi suora. I Religiosi peró, la sconsigliano fortemente, proprio a motivo di quegli eventi. Pertanto la madre ,combina un matrimonio con il figlio di amici. Un falegname in guerra, con cui la Santa ,si unisce in matrimonio per procura, il 14 Agosto 1943. Hanno 5 figli.
  • Nel 1987, Natuzza, costituisce una fondazione per costruire un santuario mariano e strutture per l’assistenza medica. Oltre che centri per giovani, anziani e disabili. Inoltre, la sua fede, nel 1994, le ispirò la costituzione di cenacoli di preghiera.
  • In molti testimoniano che durante la sua vita, la donna, ha vissuto una serie di episodi paranormali. Come: apparizioni e colloqui con Gesú Cristo, la Madonna, Angeli, Santi, defunti. Oltre che la bilocazione, momenti di estasi,comparsa di stimmate ed effusioni ematiche dolorose,durante il periodo di Pasqua.
  • Diverse testimonianze inoltre , le attribuiscono anche il dono dell’illuminazione diagnostica. Ovvero: la capacità di diagnosticare, con certezza, una malattia e suggerirne la cura migliore.

I dialoghi di Natuzza

  • Per molti anni Natuzza, ha ricevuto in casa, persone di tutto il mondo. Che andavano a trovarla, nella speranza di avere notizie dall’aldilà, dai propri defunti o indicazioni sulle proprie malattie.
  • Don Marcello Stanzione quindi, dopo avere studiato in modo approfondito le contrastate opere di Natuzza non ha dubbi. ” I defunti ribadivano a Natuzza l’esistenza del Purgatorio, del Paradiso e dell’Inferno. Qui venivano inviati dopo la morte, come premio o castigo per la loro condotta di vita. Natuzza, con le sue visioni, conferma l’insegnamento plurimillennario del cattolicesimo. Cioé che: immediatamente dopo la morte, l’anima del defunto, viene condotta al cospetto di Dio. E ne viene perfettamente giudicata in tutti i minimi particolari della sua esistenza. Coloro che venivano inviati nel Purgatorio, richiedevano sempre, tramite Natuzza: orazioni, elemosine, suffragi .Inoltre anche Sante Messe, affinché fossero loro abbreviare le pene” . Secondo Natuzza, il Purgatorio in definitiva, non é un posto. Ma uno stato interiore dell’anima. Che fa penitenza negli stessi luoghi terreni dove ha vissuto ed ha peccato. Anche nelle stesse case abitate durante la vita . Talvolta comunque, le anime fanno il loro Purgatorio anche dentro le chiese. Quando é stata superata cioé, la fase di maggiore espiazione.

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Halloween: il monito di Padre Amorth

Halloween: il no dell’esorcista piú conosciuto

Halloween: quel 31 Ottobre che diventa monito per i cattolici. Il no di Padre Amorth. Ed i perché.

  • Siamo ufficialmente entrati nella settimana di Halloween .Una festa importata in Italia da Stati Uniti e Canada. E che questi paesi festeggiano con scherzi e travestimenti macabri. Oltre che portando in processione zucche intagliate ed illuminate all’interno. Halloween é una ricorrenza di origine celtica. Una festa che celebra la morte e l’occulto, di cui simbolo tipico é la zucca con la faccia intagliata, a mo di sorriso. Ed illuminata da ogni candela o lampada piazzata all’interno. La sua enfasi, é: la paura, la morte, gli spiriti, la stregoneria, la violenza ed i demoni.
  • Il compianto Padre Amorth, presbitero e scrittore modenese, oltre che esorcista della diocesi di Roma,si preoccupava molto per questa festa. Tanto che nel 2015, quando ancora era tra noi, aveva trasferito il suo monito anche sulla pagina Facebook. Dichiarando:” Festeggiare halloween ,é rendere osanna al diavolo. Penso che la società italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l’uso della ragione. E sia sempre piú malata. Celebrare halloween é come celebrare il demonio. Il quale, se adorato anche soltanto per una notte, pensa di cantare diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio. Se gli studi di psicologi e psichiatri sono invasi da bambini insonni, vandali, agitati. Oltre che di ragazzi ossessionati e depressi, alla stregua di potenziali suicidi”.

Le parrocchie italiane

  • L’opinione dell’esorcista modenese,comunque é condivisa da numerose parrocchie italiane. Le quali proprio con l’avvicinarsi del 31 Ottobre, si armano di sante iniziative. Prima fra tutte: la festa dei Santi. Holyween.org tra l’altro, raccoglie le iniziative anti halloween organizzatevi giro per l’Italia. Feste di bambini dunque, in cui i bambini si vestono con costumi ispirati ai Santi. Esponendo dalle proprie abitazioni, in oratorio o in chiesa : l’immagine di un Santo. Quale? ! Lo scelgono i bambini. Anche se il sito offre parecchi suggerimenti. Come San Francesco d’Assisi, Don Bosco, Padre Pio, Santa Rita da Cascia. E molti altri ancora. In ogni caso, vanno bene anche i costumi di angeli. “L’importante é non sottovalutare le tentazioni del male. Che sa infiltrarsi abilmente in spazi minuscoli. La migliore risposta al tentativo delle forze demoniache di farci male, é di gioire.”

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Leggi anche:San-Giovanni-Paolo-II-l’atleta-di-dio;




San Giovanni Paolo II: l’atleta di Dio

San Giovanni Paolo II: festeggiato il 22 Ottobre

San Giovanni Paolo II: il terzo pontificato piú lungo della storia. E l’uomo che costruì un ponte di relazioni tra nazioni e religioni diverse.

  • Giovanni Paolo II, all’epoca Karol Josef Wojtyla, nasce il 18 Maggio del 1920. E muore a città del Vaticano il 2 Aprile 2005. Lo ricordiamo come il 264º Papa della Chiesa Cattolica, nonché Vescovo di Roma. E 6º sovrano dello Stato di città del Vaticano. Diventa Papa il 16 Ottobre 1978,mentre Benedetto XVI lo proclama Beato l’01 Maggio 2011. E Papa Francesco Santo il 27 Aprile 2014. La sua memoria, ricade il 22 Ottobre: giorno del suo primo insediamento.
  • Primo Papa non italiano dopo 455 anni, é inoltre, il primo pontefice polacco di lingua slava della storia. Dura in carica 26 anni ed il suo, é il pontificato piú lungo della storia.
  • La sua missione, segna la lotta al comunismo ed all’oppressione politica. Il mondo infatti, lo considera uno degli artefici del crollo dei sistemi socialisti controllati dall’Unione Sovietica. Inoltre,il Santo Papa , si oppose al capitalismo ed al consumismo sfrenato. Fenomeni che considerava contrari alla ricerca della giustizia sociale. Perché causa di sperequazione fra i popoli e lesivi della dignità dell’uomo.
  • Inoltre, in campo morale ,lotta fermamente contro aborto ed eutanasia. Tra l’altro, conferma l’approccio tradizionale della chiesa su sessualità umana , celibato ecclesiastico e sacerdozio femminile.

I viaggi

  • I suoi viaggi apostolici furono tantissimi. Se ne contano infatti 104 in tutto il mondo. Gli spostamenti furono anche molto partecipati dalle folle. Cosí tanto che le riunioni sono considerate le piú grandi mai avvenute per motivi religiosi. I viaggi di Giovanni Paolo II comunque, hanno coperto una distanza molto piú vasta di quella attraversata da tutti i suoi predecessori. Per questo in molti, hanno considerato la sua attività di contatto come un segno. La volontà tangibile cioé, di costruire un ponte di relazioni tra nazioni e religioni diverse.

Le attività

  • Papa Woityla, beatificó e canonizzato molte piú persone di ogni altro pontefice. Perché tra l’altro,abolì il promotore della fede. Rendendo scorrevoli i processi. Beatificó pertanto 1338 persone. E ne canonizzó 482. Mentre i suoi predecessori canonizzarono in tutto 300 santi .
  • Fu detto “l’atleta di Dio”, per le sue varie passioni sportive. Pratico difatti: sci, nuoto,canottaggio, calcio. E amó tantissimo la montagna. Praticando attività fin quando possibile.
  • Nei testi per la messa in suo onore, la Chiesa riporta uno stralcio dell’omelia della sua messa di inizio pontificato. Che dice:” Non abbiate paura. Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!Alla sua salvatrice potestà!Aprite i confini degli Stati, i sistemi economici, come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo!Non abbiate paura! Cristo sa cosa é dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”

Leggi amche: Solidarietá:quanto contanogli-altri?

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Insegnante di religione,truffa incapaci

Insegnante di religione, circuisce incapaci

Insegnante di religione circuisce persone disturbate, con riti esoterici. E li deruba. Il dramma dei malcapitati

  • Un insegnante di religione di Messina, di 59 anni, circuiva anziani e persone incapaci ,con riti esoterici. Per questo, i finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria l’arrestano.
  • La donna, nata a Reggio Calabria, é accusata di circonvenzione di incapace. In particolare, gli inquirenti, hanno scoperto che la discente é entrata nella disponibilità di diversi immobili in Calabria ed in Sicilia.Inoltre, frequentava con cadenza costante, luoghi di carità. Quali: mense dei poveri, chiese, soggiorni della Caritas e case di riposo.
  • In particolare, l’insegnante, con la scusa della sua professione, avvicinava le persone psicologicamente deboli. E incapaci. Derubandole.
  • I finanzieri, perquisendo gli immobili, hanno scovato l’indicibile. In dettaglio, le forze dell’ordine hanno rinvenuto istruzioni per praticare riti magici. Dai risvolti a dir poco fuori dalla mente di Dio. Risaltano dunque, indicazioni di rito magico, per rimuovere le vibrazioni negative delle case. Ovvero: una corazza di protezione, con simbologia del settore. Un captatore tri- sensore e un talismano che assicurerebbe protezione duratura.
  • La dama di carità inoltre, deteneva una signora anziana, in condizioni fisiche e psichiche precarie. Ed un reggino di 43 anni, incapace di autogestirsi. I due reclusi quindi, vivevano tra i rifiuti. In stato di abbandono . Ed in pessime condizioni igienico sanitarie. I finanzieri pertanto, hanno riferito che le 2 persone vivevano come detenuti. Questo, perché da un lato l’anziana era impossibilitata a muoversi. Dall’altro l’uomo, era affetto da disturbi psichici. E pensava di essere ricercato dalle forze dell’ordine. Motivato ovviamente dalle affermazioni dell’insegnante. Che lo aveva convinto di essere ricercato dalla Polizia. E che l’unico rifugio possibile era giustappunto la sua abitazione.

Conclusioni

  • Concludendo ,l’operazione dei finanzieri, denominata “i samaritani” non a caso, svela una realtà inquietante. Al di lá della circostanza piú grave, che é l’approfittarsi di soggetti psicologicamente deboli,io dubiterei anche della conoscenza della donna. Colpisce infatti, come chi dovrebbe dare precedenza a Dio, attribuisca invece importanza ai riti magici. Dando rilevanza cosí, a tutto, tranne che all’Altissimo.

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Solidarietá: quanto contano gli altri?

Solidarietà per Stato e Chiesa.Contano gli altri?

Solidarietá. Quanto ontano gli altri? Stato e Chiesa devono sempre intervenire per ricordarci il rispetto e l’aiuto reciproco?

  • Saluti iniziali– Buon Giorno e ben trovati miei cari amici. Sono ancora in tempo per augurarvi una buona Domenica? Spero proprio di si. Visto che abbiamo diverse ore dalla nostra parte. Oggi non vorrei andarci pesante con argomenti ostici. Quindi, uso questo spazio, per invitarvi a riflettere.
  • La solidarietà– Avete avuto modo di ascoltare il Vangelo oggi? Sono sicura che la maggioranza di voi lo ha fatto. Cosí come é capitato a me.Ovviamente, non voglio attenzionarvi su tutto il testo. Ma solo su alcuni versi.Che mi hanno fatto riflettere. Sto parlando del Vangelo di Luca.Capitolo 14.Versi 1. E 7-14. Piú in particolare:la mia attenzione si é rivolta ai versi 12-14. Che riporto per meglio intenderci sul ragionamento che vado ad affrontare.
  • I versi del Vangelo– E allora. San Luca scrive. …omissis..Quando offri un pranzo o una cena , non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini. Perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita i poveri, storpi, zoppi ciechi. E sarai beato, perché non hanno da ricambiarti . Riceverai infatti, la tua ricompensa alla resurrezione dei giusti .
  • Sempre attuale– Non sta a me sottolineare, ma eventualmente ribadire, come il Vangelo offra parole di conforto e di consiglio sempre attuali. Che toccano l’anima di chiunque. Non esclusi i cd cuori induriti. Ed é bello dunque, che la parola ci ricordi che oltre l’amore verso Dio é importante l’amore per il prossimo. Amore che si realizza attuando la solidarietà. Quindi: amandoci gli uni, gli altri. Prodigandoci pertanto, in principal modo, per chi ha bisogno, ma non puó ricambiarci. Ovverosia: realizzando quello che noi chiamiamo “Amore disinteressato “.

Che compito!

  • Un compito gravoso– Sicuramente, una situazione difficile da affrontare. Specie in un mondo in cui, la logica vincente é quella del :” Do ut des” Cioé, del :” Ti do’ se mi dai”. D’altronde, sfido chiunque a dire che non ha mai fatto calcoli, prima di favorire qualcuno. Tutti infatti, almeno una volta nella vita, abbiamo agito per convenienza. E chi non ha peccato, scagli la prima pietra! Tuttavia, i versi riportati,non sono un episodio isolato di richiamo alla solidarietà. D’altronde tutto il Vangelo é intriso di questo messaggio. E per fortuna aggiungo! Infatti staccarsi dai propri egoismi, per guardare agli altri é l’atto piú autentico che possa esistere.
  • Il diritto– E, se posso aggiungere il punto di vista del diritto, anche lo Stato ce lo ricorda. Anzi, fa di piú. Considera il principio di solidarietà, inteso come aiuto ed assistenza reciproca, uno dei cardini su cui fondare l’ordinamento giuridico. Ecco perché, dunque, la costituzione, all’articolo 2 recita. La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo. Sia nelle formazioni sociali. Ove si svolge la sua personalità .E richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale.Ritenendo infatti, l’attivazione della solidarietà politica, economica e sociale, un dovere inderogabile. Per permettere al singolo anche in contesti di gruppo, di realizzare la sua personalità.

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La superstizione tra diritto penale e Chiesa

La superstizione:ahimè, anche lei ha le sue colpe!

La superstizione. Croce e delizia dell’Italiano medio. Ma siamo sicuri che essere superstiziosi non costi nulla all’anima,alla libertà ed al portafoglio?

  • Saluti– Buon Giorno e bentrovati ragazzi. Finalmente anche se per uno sporadico articolo, oggi riusciamo a leggerci!D’altronde, miei cari amici, questi giorni viviamoli così. Il mese di Agosto infatti, porta con sè un pò di vacanze. E di spensieratezza. Comunque veniamo a noi. Continuo la carrellata di articoli che toccano Stato e Chiesa.
  • La superstizione-Ultimamente, ho avuto modo di riflettere su una questione abbastanza spinosa:la superstizione.Siete superstiziosi? Attribuite poteri occulti ai gesti scaramantici? Attenti, perchè la Chiesa, con difficoltà condona. Per meglio intenderci su cosa sto ragionando, riporto, per intero, la risposta di un teologo Toscano. Ad una domanda diretta.Nello specifico:Don Gianni Cioli, docente di teologia morale alla Facoltà Teleologica dell’Italia centrale, risponde ad una lettera diretta, inviata a “Toscana Oggi”.
  • La lettera-Così scrive un lettore di “Toscana Oggi” . E’ peccato essere superstiziosi? Non dico andare dai maghi o credere alla stregoneria, ma semplicemente avere abitudini e gesti a cui si attribuisce un effetto positivo, pensando che” portano bene”?

La risposta del teologo

  • La risposta – Ecco la risposta di Don Cioli. Direi che la risposta è si. Le pratiche superstiziose ovvero, le vane osservanze,come la morale tradizionale chiamava i gesti a cui si attribuisce indebitamente un effetto positivo. Sono da considerarsi in linea di principio un peccato. Anche se non necessariamente grave. Esse infatti contrastano con la piena libertà dei figli di Dio .E tendono a indebolire la fiducia in Lui e nella sua amorosa provvidenza. Sebbene queste pratiche non abbiano di per sè nulla a che fare con la magia.Che è certamente un peccato grave, esse possono comunque essere il sintomo di una mentalità pazialmente magica e quindi non cristiana. Che si illude di poter orientare favorevolmente gli eventi, attraverso l’esecuzione di determinati rituali o il possesso di determinati oggetti. Chi prende sul serio questi rituali, credendoci veramente, rischia di complicarsi la vita con inutili costrizioni .E di appannare, più o meno significativamente, la fiduciosa consapevolezza che solo Dio salva. Non credo tuttavia che determinati rituali,se praticati senza crederci veramente. Ma solo come consuetudini legate al folclore o alle convenzioni di gruppi sociali, debbano sempre necessariamente inquinare e inquietare troppo la coscienza di chi li compie e indurre chissà quali sensi di colpa. Mi riferisco ad esempio all’uso di dire ” in bocca al lupo” piuttosto che auguri a chi sta per sostenere un esame.Oppure alla consuetudine presente nel mondo dello spettacolo, di evitare determinati cibi a capodanno o a quello di non incrociare le braccia quando si brinda e così via. Sono, in fondo, forme di folclore o di etichetta. L’importante è non crederci e non andare in crisi quando qualcuno non le rispetta.

Conclusioni

  • In conclusione-Direi che non si è di per sè tenuti a trasgredire questi codici e quindi creare disagio a chi li giudica invece convenienti. A meno che, non ci rendiamo conto che, in determinati ambienti, essi esprimano significati anticristiani o comunque inaccettabili, ma credo che normalmente sia così.
    Considerazione particolare– Si deve poi considerare il caso di coloro che vivono in modo più o meno nevrotico e compulsivo certe paure legate alla superstizione. Spesso questi soggetti, di fronte a situazioni che secondo la credenza popolare portano male, non si sperimentano del tutto liberi.Determinati eventi, oggetti o numeri risultano per loro insostenibilmente ansiogeni e da evitare.Perchè riconducibili a idiosincrasìe irrazionali. Magari acquisite durante l’infanzia per una errata educazione legata a credenze ataviche. Può essere certamente opportuno aiutare queste persone a comprendere l’infondatezza delle loro paure.E anche sostenerle nell’impegno a superare ogni reazione superstiziosa. Ma sarebbe sicuramente molto inopportuno, ingenerare in queste persone sensi di colpa, insistendo sulla peccaminosità della superstizione, di fronte ad una loro presumibile mancanza di piena libertà.
  • Cosa ne pensa il diritto? Lo Stato, in modo specifico, non accenna a nulla in tema di superstizione. Però, e c’è un però, contempla il reato di diffamazione. Lo conoscete vero? In definitiva si tratta di un reato punito dall’articolo 595 c.p. Vi starete chiedendo:” E ora che centra?” Vi rispondo subito.Anzi vi dò proprio un consiglio. State attenti nel diffondere maldicenze su qualcuno. Del tipo:” Questa persona porta male” oppure”…..è uno jettatore” o meglio “…..è uno stregone”. Perchè se questo qualcuno vi denuncia potreste beccarvi una multa. Oppure da 6 a 30 giorni di carcere. E considerate che la pena aumenta quando l’offesa è recata attraverso un mezzo di pubblicità. Può arrivare a anche a 3 anni di reclusione. La multa, addirittura,nei casi più gravi, può partire da un minimo di 516 euro. Che dire ragazzi. Io direi di pensarci bene!

leggi anche:La falsa testimonianza tra stato e chiesa; La legittima difesa tra diritto penale e diritto della chiesa;

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La falsa testimonianza tra Stato e Chiesa

La falsa testimonianza:quella grossa bugia tra Stato e Chiesa

La falsa testimonianza: quella grossa bugia che può rovinare la vita anche a chi la pronuncia. Vediamo cosa ne pensano Stato e Chiesa.

  • Premessa-Buon Giorno e Ben trovati ragazzi. Finalmente ci rincontriamo! Eh già. Lo so. Avete molto da rimproverarmi. Mea culpa.E’ vero. In questi giorni, ho postato poco o nulla. Ma adesso cerco di rifarmi. Oggi ,voglio parlarvi di un argomento particolarmente interessante e valutarlo da un duplice punto di vista. Cioè: quello di Stato e Chiesa.
  • L’esperienza– Per quanto riguarda questi 2 aspetti, voglio portare ad esame la mia esperienza. Che di sicuro sarà stata l’esperienza di qualche altro collega. Dunque, partiamo dalla condicio sine qua non. Ovverosia. Un avvocato, sposa una causa, solo se ne è convinto sino in fondo. Per questo, una delle prime domande che fa ad un possibile cliente è:”Può provare quello che ha detto?”Ovviamente, se la risposta è affermativa, l’avvocato chiederà al probabile cliente, le prove a sostegno della tesi – Il cliente quindi, fornirà i documenti e i nominativi dei testimoni. Se il cliente produce documenti e nominativi valutabili dal Giudice, l’avvocato sposa la causa.Orbene:l’avvocato, non sa con certezza se il cliente dice la verità. Ma se ci sono oltre i documenti, i testimoni, potrebbe convinversi della verità affermata dal futuro assistito.

La responsabilità del testimone

  • Perchè dico questo? Semplimente per sottolineare la responsabilità che si assume il testimone.
  • Il codice penale-Secondo il diritto penale e precisamente in forza dell’articolo 372 c.p., la falsa testimonianza è un reato. Più in particolare.” Chiunque, deponendo come testimone, innanzi all’autorità giudiziaria o alla corte penale internazionale, afferma il falso. O nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, commette questo reato. E sapete qual è la conseguenza? Che si può essere puniti con la reclusione in carcere.Da due a sei anni. Cosa vuol dire questo? Che se il Giudice, ascoltando un testimone, pensa possa essere falso,blocca il processo. E trasmette gli atti alla procura. Perchè accerti il reato.
  • Veniamo alla chiesa- Le leggi del Signore anche se spesso sono difficili da seguire, hanno la bellezza di essere chiare e limpide. Poi ovviamente sta a noi scegliere se sopportarne o meno il peso. L’ottavo comandamento dice:” non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo“. Per dirlo con il canone 2464 del codice canonico. L’ottavo comandamento, proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale infatti, deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio. Il quale è verità e vuole la verità. Difatti, le offese alla verità, con parole ed azioni, si appalesano come un rifiuto di impegnarsi nella rettitudine morale. Sono quindi, profonde infedeltà a Dio. Ed in tal senso , scalzano le basi dell’alleanza con Lui.
  • Riflessioni– Orbene: non sono io a dover concludere con un’omelìa. Non ne ho i titoli. E Dio me ne guardi. Io, al massino, posso fare qualche arringa. Però una cosa, da avvocato, vorrei dirvela. Prima di inguaiare qualcuno: pensateci. Perchè i primi a finire nei guai, potreste essere voi.

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La legittima difesa tra diritto penale e diritto della Chiesa

La legittima difesa tra Stato e Chiesa

La legittima difesa ed i soggetti deboli.L’intervento dello Stato e gli insegnamenti della Chiesa. La proporzione tra offesa e difesa.

  • Premessa– Buongiorno e bentrovati ragazzi. Oggi è un fine settimana davvero molto favorevole. Specie per chi ha deciso di trascorrere qualche ora di relax. Al mare o in montagna.Poco importa. Purchè si stacchi la spina per qualche ora.
  • La questione-Mentre qualcuno riposa, io vorrei riflettere con voi, su una questione di coscienza.Sia che siate persone credenti o che non lo siate.In effetti : la coscienza è come l’acqua. Ciascuno di noi , ha diritto di averne un pò e di usarla come crede.
  • La violenza– In ogni caso, veniamo a noi. Voi tutti conoscete quanti casi di cronaca quotidianamente ci invadono. Costringendoci quindi a formarci un’opinione o ad avere almeno una vaga idea di come ci comporteremmo, se capitasse a noi. Difatti: quante aggressioni assumono aspetti infelici! Quanti figli vediamo rimanere orfani a causa della violenza! Quanti commercianti, sono costretti a difendere il proprio lavoro a discapito della loro vita! Quante donne o persone anziane sono libere di abitare da sole? O di camminare per strada?
  • Potremmo essere noi– Ovviamente, ciascuno di noi, potrebbe ritrovarsi in ognuna di queste categorie.Infatti sento dire a molti, direi non a torto, che in queste circostanze, si sarebbero difesi. Che pur di salvare chi amano, avrebbero risposto alla violenza per le rime. A parte il fatto che chi aggredisce fisicamente lo considero un animale( perdonatemi questa breve parentesi). Posso assicurarvi che non è facile fare la scelta giusta in un campo minato come questo.
  • Lo Stato.Il Diritto Penale- Obene,non mi addentrerò troppo nella questione, perchè non vorrei uscire fuori dal tema che intendo trattare. Ci basterà ricordare, quindi,che il 28/03/2019, è stata approvata la legge sulla legittima difesa.

La legge n° 36/2019 (Legge sulla legittima difesa)

  • La legge n 36 / 2019 è una normativa di nove articoli. Che a partire dall’art. 52 c.p. ,ha novellato gli articoli di diritto penale, di diritto civile egli articoli di procedura strettamente correlati. Analizzando il nuovo articolo, salta subito agli occhi, che si dilatano le circostanze in cui opera la causa di giustificazione della legittima difesa. Ovverosia:anche chi agisce per dofendere sè o altri da un’intrusione, messa in atto con violenza o minaccia di uso di arma. O di altri mezzi di coazione fisica, agisce legittimamente. La difesa,però è legittima solo se chi agisce lo fa per difendere l’incolumità propria o altrui. Trovandosi in uno stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto. Difatti, il 1° comma dell’articolo 52 c.p., dice che la difesa deve essere proporzionata all’offesa. Che la difesa, pertanto, è considerata legittima anche quando, arma contro arma,l’arma che si usa è regolarmente detenuta.
  • In questo caso,vorrei invitarvi a riflettere sul concetto di proporzione. Nella specie: l’azione di chi si difende, posta sull’ago della bilancia, deve essere di uguale peso rispetto all’azione di chi aggredisce. Per esempio se A. usa una sbarra di ferro, B. non può usare la pistola ma un corpo contundente simile, per parare i colpi della sbarra. Se, invece A punta una pistola, allora B sarà legittimato a a sparare, purchè sia una pistola con regolare porto d’armi.
  • Cosa dice la Chiesa? Il codice di diritto canonico anche se in modo molto stringato, ammette la legittima difesa. Più in particolare: il canone 1323, comma 5 dice:” Non è passibile di alcuna pena chi, quando violò la legge o il precetto, agì per legittima difesa, contro un ingiusto aggressore, suo o di terzi. Con la debita moderazione. Come notate, non c’è bisogno di ulteriori chiarimenti.Perchè il canone è chiaro.Cioè: la Chiesa in caso di legittima difesa, proporzionata all’offesa, ci scusa.
  • Riflessioni- Cari lettori, a dire il vero, sia che lo Stato ci scagioni o che la Chiesa ci perdoni, non so se e come reagirei in questi casi. Queste sono situazioni talmente gravi e delicate, che la freddezza è proprio la prima cosa che ci manca.Sono in grado di dire una cosa però. Anche se la difessa fosse legittima, so che sarei molto arrabbiata con me stessa. E questo pure se scusata. E voi che pensate?

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L’Italia e gli italiani:andiamo ancora d’accordo tra di noi?

L’Italia e gli italiani:Paese civile o terra di missione?

l’Europa ritiene l’Italia un Paese sensibile.Ma noi italiani siamo caritatevoli solo con lo straniero? O anche tra italiani?

  • Il panorama– cari lettori,Buon Giorno.E Buona Domenica.Oggi, ne sono sicura,griderete:”E’ alla polemica!”.Invece no, ragazzi.Potete rilassarvi.Specie chi è sotto l’ombrellone.Non vorrei che corresse a lanciarsi in acqua per la noia.Sia mai! In ogni caso,questa è la mia premessa. Non abbiamo bisogno di ricordarci quanto l’Italia è accogliente con lo straniero. D’altronde le news, ci inondano di esempi.Lo sperimentiamo ogni giorno.
  • Che esempio! Inoltre c’è sempre qualcuno che fa battaglia per lo straniero. Questo infatti, è un principio radicato in ogni cattolico.Più in particolare:stranieri,orfani e vedove, sono il centro della carità cristiana. E a dire il vero, vedo tanti prodigarsi per queste persone. In ogni caso anche la legge viene applicata con scrupolo ed attenzione alla Costituzione. Una carta completa anche a distanza di decenni dalla sua creazione.Che tiene infatti in considerazione anche il principio dell’egueglianza (art.3 cost.).Un cardine caro anche allo Stato laico ovvviamente. Quindi,in teoria, tutti bandiamo ogni forma di discriminazione.
  • Ed il prossimo? Certo sin qui, ho descritto situazioni degne di pregio.Però, dopo le lodi,andiamo al” però”.Comunque non impallidite ora. Su! Ricordo a me stessa,il comandamento dei comandamenti. Il non plus ultra. Ovverosia: Gesù, in quel tempo, disse :” Ama il prossimo tuo come te stesso”.Rileggiamo.Ama-il-prossimo-tuo-come-te-stesso.Mia nonna,in calabrese, dice:” Comu non vo’ a tia, non fari a atri”. Cioè: ” Come non vuoi a te, non fare ad altri”
  • Ma chi è il prossimo? -Belle parole, vero? Ma noi riusciamo ad individuare il prossimo? o Meglio : il prossimo sono solo gli stranieri? E i vicini? Gli italiani che incontriamo ogni giorno? Sono prossimo? Riconosciamo le nostre reciproche povertà? Siamo in grado di regalare un sorriso ad occhi tristi?

In che mondo viviamo?

  • I falsi ricchi– ci occupiamo solo di chi sta male economicamente? Guardiamo mai agli apparenti ricchi? Riusciamo ad andare oltre e cogliere il male di vivere?Certo lo Stato di Diritto interviene.Però considerate che lo Stato non sono solo le istituzioni.Lo Stato è fatto anche di persone.E Quelle persone siamo noi.
  • Personalmente– ho avuto la fortuna di incontrare diverse realtà.Per questo posso dirvi che il male di vivere non è una cosa da ricchi o poveri. Riguarda tutti.E mi dispiace dirlo. Tra noi italiani usiamo spesso un cuore di pietra.
  • Il prossimo– No, ragazzi.Mi dispiace. Ma il prossimo non riusciamo proprio ad individuarlo tra di noi.
  • La logica del far male- Anzi vi dirò di più. Non solo non scorgiamo il prossimo: nel vicino. Ma nel vicino andiamo a cercare: il capro espiatorio verso cui sfogare le nostre frustrazioni.
  • Così non va– No,così non va! Abbiamo perso il concetto di essere umani tra di noi italiani. E questa è una vergogna!Per questo, mi permetto di essere d’accordo con chi dice che l’Italia è terra di missione.Quindi non un popolo di missionari. Per questo ritengo che non c’è legge che possa essere d’aiuto.Se prima di tutto non usiamo il cuore. Già quel cuore che usiamo con lo straniero.Ma non tra noi.Ecco, perchè infatti i tribunali,sono pieni di parecchie cause che potevano evitarsi.

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Leggi anche La Rubrica:Giustizia di Dio e Giustizia dell’uomo; L’avvocato s’è fregato tutti i soldi! E no il settimo comandamento lo conosciamo! ;




Quando e come arrabbiarsi:istruzioni

Quando e come arrabbiarsi: come regolarsi

Quando e come arrabbiarsi è un videotutorial messo a disposizione per chi ha delle difficoltà nel fare valere le proprie ragioni con l’altri.

Le istruzioni di un avvocato

  • I motivi del tutorial-Oggi, come ben potete notare, al posto di un articolo,ho postato un tutorial.Eh,già,mi direte voi.”Ma perchè?” “Beh..Niente di che ragazzi”. Tutto nasce da un quesito che mi è stato posto da una persona che stimo e che non esercita la professione.
  • Ispirazione-E spesso le domandesono fonte di ispirazione. O comunque di sicuro,per un avvocato, lo diventano .Tanto che tra me e me ho pensato:”Ma si! Faccio un videotutorial di qualche minuto e vediamo se piace”.
  • E’ tempo- Difatti penso che è tempo di conoscersi meglio.Anche perchè difficilmente le persone danno fiducia a chi non vedono sentono parlare.
  • Costruire i rapporti-Inoltre i rapporti nascono da basi solide.E la conoscenza infatti è una di queste.
  • Contenuto-Non vi svelo il contenuto del video perchè è veramente pochissimo.E poi perchè sono sicura che qualche minuto di ascolto non lo negate a nessuno.Neanche a me .O almeno spero.Dato che siete troppo pazienti per farlo.
  • Bando alle ciance-Comunque:bando alle ciance.Vi lascio al Video.Alla prossima ragazzi!

Video-Tutorial- Quando -e-come-arrabbiarsi




L’avvocato s’è fregato tutti i soldi:e no! il 7° comandamento lo conosciamo!

L’avvocato s’è fregato tutti i soldi:e no!Mosè ci ha già avvisati!

L’avvocato si è fregato tutti i soldi.E non ha fatto niente.Guardate che i 3/4 una coscienza ce l’abbiamo.Pensate un pò: conosciamo pure il decalogo.

  • Il fatto Oggi chiamo a testimoniare i miei colleghi!Si fa per dire. Ma tutto sommato avrei davvero voglia di interfacciarmi con uno di loro. Per sapere se certe cose capitano solo a me.Colleghi:quanti clienti, da 1 a 10, ve lo dicono? In quanti,dopo essere stati serviti,riveriti e magari dopo aver fatto i preziosi nel dare il compenso: si lamentano?Mi spiego.In quanti vi confidano:” Sapete,prima di voi avevo un altro avvocato.Gli avevo affidato delle pratiche.E s’è fregato i soldi”.
  • compro il pallottoliere Io, oramai ho perso il conto!Ho bisogno del pallottoliere.Comunque,a parte il fatto che non è carino parlare male di un collega(difatti taglio gentilmente il discorso). La trovo una vera e propria caduta di stile.E’ come avere un nuovo amore e parlare male del precedente.Mi dispiace,ma questo non si fa.Altrimenti anche se l’avvocato non dice nulla,non ci fate una gran bella figura.Partiamo prevenuti.
  • l’art.624 cp. .Proseguo ammettendo che tutto può essere.Personalmente però,lo trovo assurdo.Infatti un avvocato che rispetta il suo giuramento,ha ben presente l’art. 624 c.p.(che disciplina il furto).Ed è difficile che ci sia un invasato che decida di rubarvi i soldi.Non avete idea di quanto lo Stato tuteli chi deve riscuotere il credito di una vittoria in giudizio!E non è il caso che vi annoi,spiegandovelo.Inoltre, penso che non sappiate neanche quanto costi avviare un giudizio.Per non parlare del gratuito patrocinio.Nove volte su dieci,i compensi di un avvocato,li riscuote il figlio del nipotino…dell’avvocato!
  • non rubare-Ma poi ragazzi,state dimenticando che la maggioranza degli avvocati ha un cuore.Ed un’anima.E se mi permettete:pure timore di Dio.Non paura:timore.Sappiamo benissimo che un cristiano certe cose sente che non può farle. Un giorno dovremo dare conto del nostro operato.Anche sul lavoro,Dio lo ha già chiarito a chiare lettere con il decalogo.Ha detto a Mosè,7° :Non rubare:E non si è perso in giri di parole,come abbiamo fatto noi con l’art.624 c.p.Ha detto chiaro e tondo:”Non rubare”.L’art.624 c.p. non usa la frase non rubare.Anzi è criptato.Guardate che non scherzo!Leggete:”Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui,sottraendola a chi la detiene,al fine di trarne profitto per sè o per altri..e non continuo, perchè questo è il frasario di paragone.
  • ma lo sappiamo Ma diamine!Siamo andati al Catechismo.Lo sappiamo!7°:Non rubare.Che poi lo Stato ci abbia un pò confuso con le definizioni,non importa.Lo sappiamo.E non ce lo sogniamo neanche di fregarvi i soldi!Anzi ce li rimettiamo!Insomma,quante volte l’avvocato è costretto ad anticipare i soldi delle marche da bollo?Chiedete ad un avvocato.Vi risponderà che ha perso il conto.Ed è ora che si sappia.La maggioranza degli avvocati è onesta!Non ruba.Dietro la professione ci perde soldi e salute.Ci siamo e siamo qui a risolvere i problemi.E spesso anche ad anticipare i soldi
  • Conclusioni-Concludo dicendo che sono un pò accigliata.Tanto che vi faccio una richiesta.Quando vi rivolgete a me,non parlatemi male dei colleghi. Perchè tanto ,sono come San Tommaso.Agli uomini se non vedo,difficilmente credo.

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La rubrica: “Giustizia di Dio e Giustizia dell’uomo”

Rubrica -Le crisi di coscienza tra Giustizia di Dio e Giustizia dell’uomo

La rubrica della coscienza. Giustizia di Dio o Giustizia dell’Uomo? Cerchiamo di capire insieme cosa é bene scegliere.

  • La nuova rubrica del blog –“E’ un problema di coscienza”. Quante volte me lo sono sentita dire, neanche io lo so. E quante volte, ogni giorno, ci rifletto,neanche io lo so. Forse proprio per questo,mi stuzzica l’idea di aprire un altro piccolo spazio, all’interno del sito. Non lo metterò molto in evidenza, ma lo apro. Vediamo come va.
  • Una nuova rubrica– Salve ragazzi/e. Da qualche giorno mi domando se parlare solo ed esclusivamente di diritto sia appagante.E la risposta è un secco:”No!”.E’ troppo riduttivo pensare alle cose della vita come ad un:”Questo lo puoi fare.Quello non lo puoi fare. Punto e basta” . In coscienza:credo che la vita sia molto di più di un punto e basta.
  • Il blog– Parlare di diritto:si. E’ bello. E’ la mia passione d’altronde. E continuerò a farlo. Ma sapete: non sempre è facile conciliare diritto e coscienza. E soprattutto: persone e caratteri diversi. Per non parlare poi delle decisioni “in tutta coscienza”.

  • La formazione-Come ciascuno di voi, ho un carattere. E riguardo al modo di prendere le decisioni, questo carattere si confonde tra Giustizia dell’Uomo e Giustizia di Dio (Religione Cattolica).
  • Il progetto-Questo piccolo spazio è un progetto. O almeno un esperimento. Non la metto troppo in risalto,perchè non voglio che qualcuno rimanga offeso o scandalizzato dai miei sproloqui. Però,insomma. Chiunque dovesse incontrare i miei articoli,se vuole,si puó accomodare a leggerli!
  • E’ arrivato il momento-E va bene. Dai! E’ arrivata l’ora di iniziare.

La verità:questa grande sconosciuta!

  • La frase– Chi ha pronunciato questa frase o l’ha pensata almeno una volta, alzi la mano. Sto parlando delle convinzione: “Se non lo vedo, non ci credo”.
  • San Tommaso-Un pò come San Tommaso, insomma. E visto che oggi è la sua festa,un riferimento al Santo mi aggrada proprio. Ah. Si. A proposito. Ne approfitto per fare gli auguri a tutti i Tommaso,Tommasa,Tommasino,Tommasina…ecc che leggono il blog. Comunque riprendiamo il discorso.
  • Nessuno sconto-Penso che la vita non faccia sconti a nessuno. E quindi, chi più e chi meno, deve o ha dovuto scontrarsi con i “Fiumi di parole” ,di chi tenta o ha tentato di prenderlo/a in giro.Ingannando invece, solo se stesso/a.
  • Le lodi alla verità-Potreste dire:”Ma come,scusa.Un avvocato che tesse le lodi della verità?!E si. Lo so.Diciamo che noi avvocati abbiamo la scusa della verità processuale.Che è una cosa ben diversa dalla realtà effettiva.E quindi,per deformazione professionale,ne siamo sempre alla ricerca.Valutando particolari, che ad una persona qualsiasi, non soltano all’occhio. Il prezzo della professione insomma.

Cosa ne penso io

  • La mia teoria-In tutta franchezza. Se per fede Credo in Dio, senza averlo mai visto. Lo stesso non vale per l’uomo in quanto prossimo. Accertare e verificare,è il minimo che posso fare; prima di avere un”opinione su una persona.E spesso con dati aggiuntivi alla mano,cambio pure idea. Apprezzo molto San Tommaso. Secondo me, la sua diffidenza nel credere alla Resurrezione di Gesù è data dallo sgomento. Dalla paura di soffrire per una presunta bugia dei suoi compagni di viaggio. Insomma è un pò l’atteggiamento di chi vuole a tutti i costi crederci. Ma ha paura di rimanere deluso per averci creduto. E diciamo che l’atteggiamento di un avvocato, spesso è di questo tipo.
    • La Riflessione-E voi invece come vi comportate? Avete difficoltà nel credere al prossimo? O ci credete a priori? Insomma: sarei curiosa di sapere cosa ne pensate.

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